Il ritorno della gogna. Anche senza Genny la Carogna

     Si era detto: mai più gogne. Invece un po’ alla volta stanno tornando, qualche volta sotto traccia, ieri in modo più plateale, ripresa e fotografata dappertutto. Perché è successo addirittura alla squadra con lo scudetto sulla maglia, la squadra che gioca fra due giorni una semifinale di Champions League. 

L’altra sera dal San Paolo, Liberato al pianoforte vi aveva avvertito, mentre cantava coerenza e mentalità: “‘O core nun tene padrone”. Solo che quando i cuori senza padroni delle curve non hanno un Genny la Carogna seduto a petto nudo sulla balaustra, non meritano editoriali. 

Stefano Scacchi su la Stampa scrive che “nessun risultato negativo giustifica la scena finale con la prolungata gogna pubblica sotto la muraglia nera degli ultrà milanisti. Un capo catechizza a lungo i calciatori e l’allenatore Pioli, che annuiscono contriti”. 

«Ci hanno solo spronato e stimolato a dare il massimo», spiegherà più tardi un imbarazzato Pioli. 

Scacchi ricorda che “in realtà nel 2015 l’Aic ha voluto una norma per scoraggiare queste forche caudine, considerate poco dignitose per gli atleti anche perché non mancano commistioni pericolose nelle curve. L’applicazione non è mai stata particolarmente rigorosa. Ma fa comunque specie vedere una squadra come il Milan (con diversi giocatori di caratura internazionale) che accetta di tenere questo atteggiamento. Curiosamente anche alcuni giocatori dell’Inter si erano prestati in modo simile dopo la sconfitta con lo Spezia a marzo allo stadio Picco”.

Carlos Passerini sul Corriere della sera rimarca come “dal club ribadiscono che il caso non è questo: non è stata una contestazione, bensì un confronto, con i tifosi che hanno semplicemente spinto la squadra, manifestando il proprio sostegno e la propria vicinanza. In serata il direttivo della Curva Sud ha convocato tutti i tifosi per oggi alle 12 a Milanello, proprio per incoraggiare la squadra verso il derby”. 

È una questione di accenti giusti. Luca Bianchin sulla Gazzetta dello sport racconta per esempio che “la scena, in sé, è vista mille volte ma nell’incontro sotto la curva del Milan ci sono due particolarità. La prima è la presenza di Pioli, che ha scelto di unirsi ai suoi calciatori. La seconda è il contenuto del dialogo. Parla solo uno dei capi della Sud, che sprona la squadra, non la critica, e Pioli a pochi metri di distanza annuisce”.

Era un mental coach. 

“Il senso del discorso – precisa la Gazzetta da Milano sul Milan – secondo ricostruzioni di serata, sta in un combinato di vicinanza e orgoglio. La Sud per tutto l’anno è stata molto vicina alla squadra e Pioli in particolare, pur criticato sui social, ha sviluppato un legame non banale con la curva. La Sud canta per lui tutte le partite e lui in tutti i prepartita la applaude quando si alza il coro “Pioli is on fire”.

Ah vabbè, se allora canta per lui, che volete.

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