Inchiesta sulla gogna del Milan. Ma è una gogna simpatica

La Procura federale vuole approfondire com’è andata tra gli ultrà del Milan e i giocatori, sotto il settore ospiti dello stadio di La Spezia, dopo la partita persa. Il ritorno della gogna sui campi della serie A. Gogna, poi. Magari state esagerando. A Paolo Scaroni per esempio la scena è piaciuta. 

«È stato un episodio di incoraggiamento e simpatia che mostra l’attaccamento della curva alla squadra». 

Paolo Scaroni va ascoltato. Del Milan è presidente e di attaccamento ne sa. 

È entrato nel cda nell’aprile del 2017, quando la proprietà era nelle mani del cinese Yonghong Li. La sua completa affidabilità finanziaria era stata garantita da Rothschild, di cui Scaroni risulta tuttora il deputy chairman. Nel luglio 2018, quando Yonghong Li svanì invece come uno sbuffo di borotalco, il Milan passò nelle mani del fondo Elliott, ma scoprimmo in Scaroni un uomo di fiducia anche della famiglia Singer che subentrava, diventò il presidente, nel pieno della tormenta covid, quando il calcio italiano cercava risorse. Si fece avanti in quei giorni CVC, il fondo americano che in cordata con Advent e FSI offriva un miliardo e 700 milioni di euro per rilevare quote della newco a cui la Lega Calcio intendeva affidare la commercializzazione dei diritti tv del campionato. Della Lega Calcio, Scaroni è consigliere. L’advisor dell’operazione CVC era sempre Rothschild. Quando il governo lo ha indicato giorni fa alla presidenza dell’Enel, Scaroni ha posto una condizione: ha voluto tenersi i suoi incarichi nel calcio. Enel è anche sponsor ufficiale del calcio dilettanti in Italia. Più attaccamento di così. 

 

Della gogna scrive stamattina Gigi Garanzini su la Stampa, il giornale che già ieri aveva preso posizione in modo più esplicito nei confronti di una scena imbarazzante, la squadra campione d’Italia, allenatore compreso, che faceva scena muta davanti al comizio di un capo ultrà. 

Garanzini ha scritto: “Continuiamo a farci del male. Quando non sono i cori razzisti sono le convocazioni diramate dagli ultras, è la gogna cui ti devi sottomettere perché hai perso una partita che non dovevi. Sono loro che pretendono la tua genuflessione sotto la gradinata, sono loro a decidere se accettare o meno le tue scuse o passare alle maniere più forti. In certe categorie, in tante piazze minori è prassi costante. Ma che succeda anche alle due squadre di Milano, a chi rappresenta una città europea per antonomasia è qualcosa più di una vergogna. Sotto la curva – venite sotto la curva – il refrain minaccioso è sempre quello, sul tessuto musicale di Guantanamera. E anche i nerazzurri erano accorsi, Lukaku e Dimarco in testa, a sorbirsi l’intemerata di quel mix di fanatici, teppisti, con la partecipazione nient’affatto straordinaria di qualche buon avanzo di galera”. 

Garanzini ricorda l’esistenza della norma federale che vieta ai calciatori di «sottostare a manifestazioni che costituiscano forme di intimidazione, offesa, denigrazione o comunque violino la dignità umana», e si sofferma nel finale su Paolo Maldini, “un fuoriclasse in campo e fuori che con quella gente non ebbe mai nulla a che fare: e per questo si vide rovinare la festa del suo addio a San Siro. Ma a testa alta. Non a capo chino”. 

 

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