La prima scena che Maria Callas girò sul set di Medea con Pasolini fu quella dell’incontro con Giasone. Il capo della spedizione degli Argonauti l’anno prima aveva battuto il record del mondo del salto triplo alle Olimpiadi di Città del Messico. Era stato così che Pier Paolo Pasolini aveva scoperto Giuseppe Gentile. In effetti, come una volta avrebbe detto Ottavio Missoni in una intervista con Emanuela Audisio «non ci voleva Pasolini per capire che aveva un volto da tragedia greca». Con i soldi del podio olimpico, 800mila lire, Gentile si era comprato una moto. Quando gli arrivò la telefonata di Franco Rossellini, neppure immaginava cosa volesse Pasolini, perché volesse vederlo. Erano gli ultimi giorni del Sessantotto. Si incontrarono all’Escargot sull’Appia Antica. C’era anche Maria Callas a tavola. Aveva l’ultima parola sulla scelta dell’attore. A Gentile raccontarono di Medea e del ruolo di Giasone. Sarebbero andati a girare in Turchia.
È il legame più stretto tra lo sport e la divina Callas, della quale si celebra in queste ore il centenario. Nel libro 100 anni di Maria Callas di Eleonora Bagarotti, Gentile offre la sua testimonianza su quanto sport ci fosse nelle loro chiacchiere.
➣ Ha parlato di sport con Maria Callas e Pasolini?
«Sì, è stata una serata piena di discussioni, in quell’occasione per nulla incentrate sul film Medea, ma per conoscerci. E per quanto riguardava il mondo dello sport, con Pasolini non eravamo d’accordo perché si parlava del Sudafrica: lui diceva che era giusto che il Sudafrica fosse escluso dall’attività internazionale, come era in quel periodo, e io sostenevo invece che l’esclusione era sbagliata. Avevano una posizione sociale precisa: sin dal 1964, il Sudafrica veniva escluso dalle Olimpiadi dei Giochi Olimpici di Tokyo per il suo rifiuto a condannare l’Apartheid. Io lo capivo, ma pensavo che se avessero potuto partecipare insieme agli altri avrebbe fatto loro del bene e, in qualche maniera, tutti avrebbero mutato la loro posizione. Naturalmente, a fine discussione, siamo rimasti ognuno nelle proprie posizioni, però senza mai alzare la voce o litigare. Le discussioni con Pasolini erano sempre profonde, magari appassionate ma mai violente, anche solo verbalmente. E comunque, ognuno dei presenti ha rispettato l’opinione degli altri. Questo lo dico perché anche Maria entrò nell’argomento, mostrando di capire il mio punto di vista. Parlammo di sport altre volte».
➣ Maria era sportiva? Tifava per qualche squadra o atleta?
«Maria era sportiva nella misura in cui lo sono tutti i grandi artisti. La sua vita era stata totalmente dedicata alla musica, e a niente altro, ma proprio per questo praticava il training autogeno per controllare il diaframma, che è un muscolo involontario e quindi il suo controllo avviene attraverso il subconscio. E qui, ci siamo incontrati perfettamente perché anch’io facevo il training autogeno per controllare l’ultima fase della rincorsa. Ne abbiamo parlato spesso, a volte facendolo insieme, e apprezzato reciprocamente la bellezza della condivisione di una tecnica importante e di un argomento che per noi era molto interessante, sotto tanti punti di vista».
Dopo Medea si sarebbero rivisti altre volte. «A dire il vero, ci siamo sempre sentiti, anche in altre occasioni, lei stessa a volte mi chiamava per sapere come stavo, o anche solo per un saluto e un augurio. Era molto cara, con Maria il rapporto amichevole non si è mai interrotto».
Il giorno in cui girarono la prima scena Gentile sul set era bloccato. «Avanti, su, baciatevi» dovette gridare Pasolini al megafono per scuoterlo.
«Il giorno in cui si sparsero le prime notizie sulla morte della Callas – ha raccontato Gentile – io stavo con una signora che mi voleva molto bene e non voleva dirmelo per non arrecarmi altro dolore. D’altra parte, le sarebbe dispiaciuto se avessi appreso la notizia dai media, quindi alla fine decise di dirmelo. Quando me lo disse, ci sono rimasto malissimo e mi lasci dire che mi sono pentito di non aver chiamato Maria negli ultimi due mesi proprio perché ci sentivamo con regolarità. Ma a volte la vita va così, restano vivi i ricordi e l’importanza degli affetti».