PAROLA DI SINNER
➣ Con il senno di poi possiamo dire che la scelta conservativa di saltare il girone di Davis per preparare lo swing in Asia ha pagato?
«Non so se ho voglia di parlare di questo però sì, sono contento di come mi sono allenato dopo l’Open Usa. Non è che in due settimane ti inventi niente, eh, voi il lavoro non lo vedete ma c’è: giornate lunghissime, tra campo e palestra, io mi sento bene solo se alla fine sono stanco morto, perché vuol dire che mi sono allenato nel modo giusto. Vincere un torneo non cambia la vita ma convalida la bontà di quello che fai».
➣ Il n.4 del ranking come Panatta nel ‘76 cosa significa, Jannik? E quanto conosce, lei nato nel 2001, della storia del tennis italiano?
«La storia la conosco, però andare oltre i risultati degli altri non mi dice niente. Non mi interessano i paragoni con il passato, cioè: voglio diventare forte io, Jannik Sinner, la sfida è con me stesso e la storia la costruisco per me, per nessun altro. Mi interessa condividere questi momenti con le persone che credono in me, i miei parenti e il mio staff. Solo questo conta. Poi vedremo quanto oltre i miei limiti riuscirò a spingermi».
intervista di gaia piccardi, Corriere della sera [tutta qui]
E DUE PAROLE SU NOI E SINNER
Giulia Zonca su la Stampa ragiona sulle critiche giunte addosso a Sinner nelle scorse settimane per la rinuncia alla Davis e invita a vivere questa ascesa fino al numero 4 come un punto di svolta. “Non solo nella carriera di Sinner – scrive – ma nell’indole nazionale di tifosi burberi sempre in cerca di qualcuno da esaltare e trucidare con uguale passione. È così che funziona: i nostri campioni non hanno difetti, mancanze, non fanno errori che nel merito è pure normale sottolineare quando gira storta, ma sono rei o eroi. Senza nulla in mezzo. Magari Sinner, che qualche problema di tenute fisica lo ha avuto, non è un atleta immediatamente simpatico, però certamente lo è Berrettini eppure è passato da italiano nel mondo a parassita del tennis che consuma ogni energia a letto con la fidanzata. Peccatore, recidivo. In questo delirio viene complicato criticarli quando serve, per sport, perché una volta buttati giù dalla rupe si può solo sperare che non si rompano”.