Il campo largo del calcio femminile. L’epifania di Salma Paralluelo e la vendetta della destra americana su Megan Rapinoe

Tutto è compiuto. Ora davvero le ragazze del mondo giocano a calcio, giocano e vincono, dovunque. La fase del dilettantismo finisce qui, Auckland, Nuova Zelanda, dall’altra parte della Vecchia Europa, dall’altra parte dell’ex Nuova America, dove ai Mondiali di calcio la Svezia ha fatto fuori il Giappone, l’ultima nazionale già campione rimasta in corsa. Ha spaccato la partita con l’immarcabilità di Johanna Rytting Kaneryd, sempre tra le linee di Moeka Minami e Saki Kumagai. Ha mandato al vento il piano difensivo. 

Significa che anche il calcio femminile allarga i suoi confini. Da ieri mattina abbiamo la certezza di vedere arrivare al titolo una nuova squadra, un paese che non ce l’aveva mai fatta prima. Nella pallavolo è successo tre volte negli ultimi 20 anni, nella pallamano e nella pallanuoto due volte, la pallacanestro aveva provato il brivido nel 2006.

È trascorsa una settimana dall’eliminazione delle Usa, le campionesse in carica, ma effetti conseguenze e discussioni non sono finite. In piccolo e in grande. In piccolo: nella newsletter Full Time per The Athletic, Emily Olsen racconta la sua inedita vita di inviata ai Mondiali senza dover più seguire la sua squadra. Non era mai successo che gli Stati Uniti andassero fuori così presto, agli ottavi di finale. 

Racconta che se potesse avere un superpotere, chiederebbe di saper parlare ogni lingua

Scrivo questo mentre mi siedo su una minuscola navetta multimediale che mi porta allo stadio per i quarti di finale tra Giappone e Svezia. Sono l’unica americana. Alla vigilia, la portiera Zećira Mušović ha concesso a tutti un’intervista. La sua ultima tappa: i media inglesi. «Devo commutare il mio cervello sull’inglese» ha detto prima di capire perfettamente e prima rispondere a tutte le domande che le sono state fatte. Una cosa scontata, Mušović gioca con il Chelsea, dell’inglese ha molta pratica. Eppure, è stata un’esperienza unica scoprire di essere così avanti nel torneo e doversi occupare di protagoniste non statunitensi e non anglofone. È un bel promemoria su quanto sia diventato globale questo gioco, quanto sta succedendo nel mondo e quanto siamo fortunate

 

La vendetta della destra americana

su Megan Rapinoe & Her Band

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In grande, le conseguenze di tutto ciò escono dalle righe del campo. Le ha raccontate Meg Linehan, sempre su The Athletic, sottolineando che molte persone stavano aspettando che accadesse, molte persone speravano dentro di sé in un naufragio Usa.

Sui social media, l’ex presidente Donald Trump ha attribuito la sconfitta a Joe Biden, aggiungendo che molte delle giocatrici erano «apertamente ostili all’America». 

“I commentatori politici di destra – continua The Athletic – hanno ripetuto a pappagallo questo punto, con l’ex conduttrice di Fox News e NBC Megyn Kelly che ha detto nel suo programma radiofonico SiriusXM di essere «elettrizzata» per la sconfitta

Che cosa è successo? 

È successo che le prese di posizione pubbliche delle giocatrici su una serie di questioni sociali, culturali e politiche sono state ripetutamente citate come dei reati, come vetriolo anti-americano secondo le parole scritte su Twitter dal senatore del Texas, ex candidato repubblicano alla Casa Bianca, Ted Cruz. Ha detto che sono vetriolo anche i loro accordi di marketing, le loro acconciature, i vestiti che indossano, il modo in cui scelgono di festeggiare un gol. Una posizione che The Athletic registra in aggiunta a quella che chiama una putrida cascata di fanatismo dei social media, incitamento all’odio mascherato da commento, pubblicato da troll mascherati da persone serie

Quando le statunitensi vinsero la Coppa del Mondo nel 2019, i politici conservatori avevano dovuto ammiccare. La lotta per la parità salariale era al suo apice, inginocchiarsi all’inno nazionale era un gesto consueto, Trump era al centro delle dichiarazioni pubbliche della squadra. Quattro anni dopo, non ci sono più discussioni. Le battaglie delle calciatrici sono state vinte, la Coppa del mondo no. Così devono pagare il conto. 

The Athletic dice che tante persone accumulano invettive su questa squadra usando la scusa di voler proteggere gli sport femminili, con una politicizzazione profondamente ipocrita dello sport femminili, cancellando le persone trans dalla vita pubblica e negando loro la gioia di giocare a qualsiasi livello. Sono tutti argomenti su cui diversi membri della nazionale americana hanno attirato l’attenzione l’anno scorso, quando indossavano braccialetti con la scritta Proteggete i bambini trans durante un’amichevole in Texas. Ora, almeno in parte a causa di questa posizione, le giocatrici si trovano nel bersaglio dell’odio.

Contrariamente a Martina Navratilova e alle uscite di altre atlete, esiste dunque un’area del femminismo militante che ritiene propria, comune, la battaglia transgender. 

Spiega The Athletic che il contraccolpo dell’eliminazione, allora, ha ben poco a che fare con le prestazioni. È stato evidente per la prima volta subito, addirittura in anticipo su ogni risultato, prima della vittoria nella partita di apertura contro il Vietnam, quando alcune ragazze hanno cantato l’inno e altre no. È stato sufficiente a provocare un’ondata di indignazione – piccola, ma sufficientemente grande da costringere Naomi Girma a risponderne in conferenza stampa.

 

Scrive Meg Linehan che la faccenda era chiaramente strumentale. Anche la maggior parte della squadra di baseball non ha cantato l’inno alla finale del World Classic di quest’anno, anche la squadra di basket maschile non ha cantato l’inno alla finale olimpica nel 2021. Anche molte calciatrici di altri paesi non cantano l’inno, perfino ai Mondiali in Nuova Zelanda e in Australia in queste settimane.

The Athletic insiste: la legge statunitense relativa al comportamento da tenere durante l’esecuzione dell’inno nazionale (Codice USA Titolo 36, Capitolo 10, Sezione 171) non menziona il canto. Dice che bisogna stare in piedi: era l’argomento del 2019.

L’indignazione del 2023 non è razionale. È radicata invece nella misoginia e nel sessismo, nel razzismo, nell’omofobia e nella transfobia: tutte antitesi alle cose che questa squadra ha rappresentato collettivamente e individualmente.

Proprio perché gli attacchi sono stati rozzi e senza sostanza, continua la rivista americana, abbiamo la prova che Megan Rapinoe e le sue compagne di squadra hanno saputo usare la visibilità del calcio per questioni di vasta portata. 

Hanno potere, abbastanza per essere considerate sia un bersaglio sia una minaccia. È una posizione scomoda se non addirittura pericolosa in cui trovarsi: c’è un costo da pagare per questo vetriolo e lo stiamo dimenticando, quando discutiamo se impegnarci o no.

Alexi Lalas, l’ex difensore del Padova e della nazionale, oggi commentatore per Fox Sports, ha definito la nazionale femminile divisiva per le prese di posizione politiche, per le cause sposate, per le posizioni assunte, per i comportamenti tenuti. Una squadra sgradita a una certa porzione d’America. Il termine è suo.

The Athletic cita una galleria di altre dichiarazioni analoghe e Meg Linehan commenta: Mi dispiace dover trascorrere anche un solo secondo di un solo minuto di un solo giorno in questa Coppa del Mondo – un torneo bellissimo per sorprese e per qualità – pensando a ciò che i politici e i commentatori in malafede hanno da dire sulla sconfitta delle Usa. È tutto cinico, fabbricato e facile. Non si tratta di calcio, non lo è mai stato. Stavano aspettando di vedere questa squadra inciampare e hanno incassato il loro trionfo per avvelenare la Coppa del mondo

Hanno atteso al varco Megan Rapinoe, lei che quattro anni fa disse: «Penso di essere particolarmente e profondamente americana. Se vogliamo parlare degli ideali che rappresentiamo, dell’inno che cantianmo, dei valori su cui sono stati fondati gli Stati Uniti, penso di essere estremamente americana».  

The Athletic conclude che questa squadra, più che mai, rappresenta la diversità degli Stati Uniti. Mantenere accesi i riflettori su di loro come giocatrici, come persone, sulle loro battaglie, sulla loro politica, sulle loro posizioni, sui loro comportamenti, come dice Lalas – come se non fossero dalla parte giusta della storia – è il modo migliore per assicurarsi chehanno vinto, anche se sono state eliminate dalla Coppa del Mondo.

Cinquantaquattro ragazze nate negli Stati Uniti sono arrivate in Oceania con la maglia di un altro paese. In tre sono rimaste in corsa fino ai quarti di finale: Angela Baron, nata in Texas, per la Colombia. Elexa Bahr, nata in Georgia, e Damaris Egurrola, nata in Florida, per l’Olanda. Fatti avanti, mondo, prendi a calci un pallone. 

 

Lo sport e l’impegno: una distrazione

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Le cose nello sport finiscono spesso così, anche fuori dagli USA. Di Trump, Megan Rapinoe, della destra americana, ha scritto Emanuela Audisio nella sua newsletter S-Print del sabato mattina, per RepubblicaSe tu sportivo vuoi darmi una lezione di vita devi prima dimostrami la tua bravura, altrimenti sei fasullo. Sei contro la fame del mondo? Metti dentro la palla e ne riparliamo, altrimenti zitto e gioca, senza darti arie. Proprio quello che è capitato a Marcus Rashford, calciatore della nazionale inglese, agli Europei 2020 vinti dall’Italia di Mancini. Rashford è tra quelli che nella finale hanno sbagliato il rigore. A Copson street nel quartiere di Withington, sud di Manchester, dove è cresciuto, hanno imbrattato di parolacce il suo murale insultando anche Saka e Sancho, due compagni che come lui hanno fallito il tiro. Il primo ha origini nigeriane, il secondo di Trinidad mentre il padre di Marcus viene dalla Giamaica e sua madre è di Saint Kitts. È lei con il lavoro da cassiera ad aver cresciuto da sola cinque figli. Come ha raccontato lui stesso: «È imbarazzante dirlo ma a volte a tavola non avevamo nemmeno un pezzo di pane e, se mancava anche quello, andavamo dai vicini, ma solo da quelli che capivano». Avrete intuito, gli insulti ai tre è perché sono di colore e perché sono loro che hanno fatto perdere l’Inghilterra. Immigrati ingrati, questo era il pensiero. Noi vi accogliamo e voi ci tradite. L’accanimento odioso contro Rashford era anche perché aveva lanciato una campagna di successo raccogliendo tre milioni per garantire almeno un pasto gratis ai bambini (scolari) poveri in Gran Bretagna durante la pandemia. Tanto da essere premiato Membro dell’Impero Britannico (Mbe) al castello di Windsor. Ma se non segni, anche se vinci il Nobel della fisica continuano a darti del somaro, nell’ipotesi più gentile. In Italia abbiamo avuto Astutillo Malgioglio, una laurea in medicina e una carriera tra i pali, definito «il portiere che para per i più deboli». Perché si occupava in una palestra dei disabili fisici e psicologici”. 

 

  IL TORNEO

L’epifania di Salma Paralluelo

 

In Spagna ieri sera è cominciata la Liga, il calciomercato è ancora nel pieno delle sue chiacchiere e le prime pagine dei giornali sportivi sono tutte per le ragazze della nazionale, arrivate in semifinale ai Mondiali per la prima volta nella storia. 

Aimara Gil su As celebre Salma Paralluelo, la ragazza del gol decisivo, la ragazza d’oro del calcio femminile spagnolo. Viene dalla Aragona e ha vinto tutti i grandi tornei internazionali che ha giocato: i Mondiali Under 17 e Under 20, l’Europeo Under 17. Una meraviglia fisica, con qualità insolite, tanti gol. È un angelo, un dono. Nei quarti lo ha dimostrato ancora una volta. Ha segnato un gol che fa parte del repertorio delle sue giocate migliori: la corsa potente, un dribbling magico e un finale perfetto. Una giocatrice speciale, capace di risolvere la partita da sola. Il suo gol contro l’Olanda passerà alla storia. Mancano due passi. Due partite per realizzare il sogno di portare il Mondiale in Spagna. C’è un vantaggio: Salma Paralluelo vince sempre l’oro

Marca ricorda che la sua vera carriera calcistica è comninciata solo un anno fa, quando in concomitanza con il suo trasferimento al Barcellona, ​​ha deciso di lasciare l’atletica leggera, l’altro sport che contemporaneamente praticava. Oro, pure là: nei 400 metri piani e a ostacoli, ai Giochi europei della gioventù 2019. 

Patricia Campos su El Pais dice che se guardi Salma, allora Salma ti trasforma in oro. C’è chi conserva le cartoline e chi, come Salma, ama collezionare oro. Può permettersi tutto con la potenza che ha, con quella falcata. Raggiunge una velocità che non sappiamo se è sua o quella del suono. È un volo senza motore; non ne ha bisogno. È leggera, elegante, sembra non faccia nemmeno uno sforzo.

Non basta. Non è tutto. Maria José Hostalrich su Abc scrive con fierezza che questo gol di Salma non va isolato dal contesto. Salma, un’atleta diventata una calciatrice, prolunga il nostro sogno. Nel mondiale di calcio femminile più seguito di tutti i tempi, con record di ascolti in orari lontani dal prime time, una partita finita alle cinque e mezzo del mattino. Un appuntamento nel quale molte conferenze stampa sono dedicate a questioni più grandi dei punti di forza delle avversarie, con Alexia Putellas che è in prima fila nell’aiuto ai rifugiati, con l’attivismo per la parità salariale di Megan Rapinoe o la leadership della nigeriana Michelle Alozie nella lotta contro il cancro infantile. Un Mondiale in cui l’inglese Chloe Kelly ha tirato un rigore che ha toccato i 111 chilometri orari, superando in potenza tutti i gol della Premier League della scorsa stagione. Questo è il contesto che ci aiuta a certificare come il calcio femminile stia mettendo muscoli e che la Spagna è dentro questa storia

Lo meritava, proprio lei, Salma, scrive nel suo editoriale stamattina Santi Nolla, direttore del Mundo Deportivo. La squadra arrivata tra le polemiche ha fatto un passo avanti importante piazzandosi tra le prime quattro 

Licenza di sognare titola il catalano Sport. Maria Tikas fa notare – a proposito delle polemiche – che il fischio finale è stato l’inizio di una festa euforica. Sorrisi, lacrime, congratulazioni e abbracci. Con un aneddoto che farà discutere. Nessuna calciatrice ha abbracciato il ct Vilda. Ricordano il contesto con cui sono arrivate ​​fin qui, nonostante la felicità di continuare a fare la storia.

 

in tv oggi ore 9 Australia-Francia | 12.30 Inghilterra-Colombia

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