TOUR DE FRANCE | POITIERS
Le gambe dei velocisti sono il Crazy Horse
di JACQUES SEDENTEUR
Quando qualcuno ondeggia così durante una volata, a me tornano in mente le ballerine del Crazy Horse. Sempre gambe folli sono. A La-Grève-sur-Mignon, al km 39 di questa tappa che fa rumore quanto la celebre noce nel sacco, è nata Marie-Claude Jourdain, meglio nota come Lova Moor. I velocisti non si fermano dinanzi a una transenna, le star del saloon non si fermarono nemmeno dinanzi al gesto definitivo di Alain Bernardin, il fondatore e direttore del locale, quando a 78 anni si tolse la vita con un colpo di pistola alla testa. Lo spettacolo andò avanti. Era stato lui a sposare Marie-Claude, la ragazza di campagna dalle labbra carnose e i seni esuberanti, facendone la regina dello spogliarello quando ancora non si chiamava streap-tease. Come tutti i brutti si stupiva dinanzi alla bellezza femminile. Il suo segreto consisteva nell’offerta unica. Non era can can e non era Moulin Rouge. La sua prima ballerina era arrivata dalla Prussia orientale. La svolta giunse quando negli Anni 50 intuì – come direste voi giovani oggi – i bisogni inespressi della società uscita dalla seconda guerra mondiale. L’apparizione delle ragazze che si spogliavano piano, dove la formula del successo consisteva in quel piano.
Era stato un pittore di scarso successo ma l’estetica degli spettacoli gli stava a cuore. Arrivò a contarne 25 mila prima di arrendersi al male di vivere, misteriosamente, senza lasciare una riga su un biglietto. Imponeva, paternalista sì, alle ragazze di versare su un conto corrente vincolato il 20 percento dello stipendio, dai 4 ai 9 milioni al mese. Ovviamente lo accusarono di sfruttare il nudo di donna. Rispondeva che lo aveva reso un’arte e sfoggiava i pareri pieni di entusiasmo di Marcel Duchamp e Max Ernst. Ha perso la sua partita contro l’industria del porno, che a sua volta deve aver intercettato quella faccenda del bisogno inespresso, solo così mi spiego la fine del fascino del piano. Per me, confesso, intatto.
Al museo d’Orsay hanno appena respinto una visitatrice perché troppo scollata. Qualche settimana fa due donne sono state obbligate a mettere il reggiseno mentre prendevano il costume in topless a Saintes Maries de la Mer, nella Camargue. Io questa Francia non la riconosco più, dico, e Geraldine ne ride. Vorrebbero che girassimo il paese a guardar castelli. La cosa in sé non mi dispiace, soprattutto durante una tappa senza fuochi d’artificio, ma c’è modo e modo. Credo che Ladagnous si sia divertito a pedalar tra merli e vigne, ma se avesse pensato a noi che guardavamo molto meno, suppongo. Di erba e campi s’è fatta indigestione. Oggi almeno, sulla strada per Sarran, incroceremo Saint-Leonard de Noblat, per la prima volta da quando non abita più qui Raymond, il mio Poupou. Tenere gli occhi sul Tour senza di lui è un quotidiano esercizio di malinconia.
la tappa di oggi