Le lettere di Malagò al Cio: “Punite l’Italia”

Le lettere di Malagò al Cio: “Punite l’Italia”

 

C’era qualcosa di poco noto fin qui dietro lo scontro istituzionale tra il Cio e il governo italiano. Repubblica, a firma Marco Mensurati, dà notizia di due lettere inviate al Comitato olimpico internazionale dal presidente del Coni, Giovanni Malagò, in cui invita ad assumere provvedimenti disciplinari nei confronti dell’Italia per la riforma voluta dal governo Lega-M5S, riforma che di fatto svuota economicamente il Coni istituendo Sport e Salute. 

 

Due lettere. Una, più formale, inviata al presidente del Cio Bach. L’altra, riservata, a James Macleod, il responsabile del Cio per le relazioni con i Comitati nazionali. Al quotidiano il presidente del Coni nega ogni anomalia: “Entrambe le lettere erano atti dovuti. In qualità di membro Cio, sono tenuto a segnalare ogni possibile violazione della carta olimpica. Ho agito con trasparenza e tempestività nell’interesse dello sport. Merito i complimenti, altroché».

 

La mano sinistra e la mano destra
La lettera con cui, bocciando la riforma dello Sport, il Comitato olimpico internazionale (Cio) il 6 agosto scorso ha minacciato l’esclusione dell’Italia dalle Olimpiadi di Tokyo 2020 e – peggio ancora – la revoca dell’assegnazione di Milano-Cortina 2026, è stata voluta, richiesta e letteralmente dettata dal Coni. Nella persona del suo presidente Giovanni Malagò. Il quale dunque, mentre con la mano sinistra “avvertiva” il Senato (audizione del 29 luglio) del «serissimo problema con il Cio» causato dalla riforma, e del «relativo rischio di pesanti sanzioni»; con la mano destra quello stesso problema e quelle stesse sanzioni invocava, per iscritto”.
Marco Mensurati, Repubblica

 

Le conseguenze delle lettere di Malagò al Cio

 

Dopo la rivelazione di Repubblica delle due lettere inviate da Giovanni Malagò al Cio in cui, di fatto, avrebbe suggerito le punizioni da infliggere all’Italia per aver visto il Coni svuotato di potere economico dal governo, ieri è stata una giornata di reazioni. L’Ansa riporta una smentita di tre righe del Cio: «Non è vero che il presidente del Coni Malagò ci abbia chiesto di punire l’Italia. La nostra posizione è chiara ed è stata spiegata in una lettera pubblica». Smentita che Repubblica definisce presunta: “Nella realtà il Cio – non senza un certo fastidio –  ha scelto di stare ben lontano da questa storia e non ha emesso nessuna comunicazione ufficiale”.  

 

I difensori di Malagò
A difendere Malagò sono per lo più i suoi amici di sempre. I due membri Cio Franco Carraro e Ivo Ferriani, il mitologico Mario Pescante, il presidente della Federgolf Franco Chimenti. L’argomento ufficiale cavalcato da questo schieramento è quello – per la verità un po’ claudicante – secondo il quale Malagò avrebbe ottemperato a un suo preciso dovere di membro Cio. Un atto dovuto, insomma. Quello ufficioso – che poi è anche quello vero – è che «sullo sport in Italia c’è una guerra, e in guerra si spara«. In un certo senso è lui stesso ad ammetterlo: «In questa storia – dice in mattinata – c’è un aggressore e un aggredito. E quando uno è aggredito è normale che si difenda.
Marco Mensurati, Repubblica

 

I rivali di Malagò
Il presidente della Federtennis Angelo Binaghi che ha definito le lettere sconvolgenti e, come scrive il Corriere della Sera, “stuzzicato da Malagò sul tema delle fideiussioni per le Atp Finals 2021 a Torino, rincara la dose: «Siamo quasi alle minacce: in caso di divergenze il presidente Coni dovrebbe invece creare un clima di confronto».

 

Tornaconto personale
Repubblica intervista Simone Valente (M5S) ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, secondo firmatario della riforma del Coni.
«La costanza e la ripetitività di questi picchi di tensione causati con dichiarazioni contro la legge mi fanno pensare che non abbia così tanto a cuore il mondo sportivo, ma il proprio tornaconto personale. Sono anni che ascolto il mondo sportivo e le sue componenti, è dalla base che è partito questo disegno di riforma».

Giorgetti e i margini per la trattativa
Non l’ha presa bene, però, per usare un eufemismo, chi tra i politici fino a ieri era sull’altra barricata. L’ex sottosegretario Giancarlo Giorgetti fa filtrare di avere scritto a Malagò e a due membri italiani del Cio il 3 settembre, due giorni prima di lasciare Palazzo Chigi, una lettera di precisazioni, sottolineando che quella approvata dal Parlamento italiano è una legge-delega e che quindi ci sarà tutto il tempo per correggere il tiro con i decreti attuativi.
Francesco Grignetti, La Stampa

 

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