
È sempre una questione di punti di vista. Prendiamo Sjoerd Bax, olandese, trent’anni compiuti nel mese di gennaio, un passato da promessa delle cronometro, una Roubaix chiusa al 13° posto tre anni fa, un feeling con le corse in Italia. Ha vinto una volta la Coppa Agostoni e un’altra il Trofeo Matteotti. Sjoerd Bax parte stamattina da Liegi solo per poterla rivedere. Non c’è ancora riuscito. È l’unico nel mucchio dei 175 di oggi ad aver partecipato più di una volta alla corsa senza concluderla. Ha visto più volte Bastogne che Liegi. Heidi Franz è nella stessa condizione fra le 120 donne al via.
È sempre una questione di punti di vista, perché arrivare e basta, ecco, non basta ai due cowboy di questa corsa e al nuovo sceriffo arrivato in città. Tadej Pogacar e Remco Evenepoel si sono divisi le ultime cinque edizioni della Liegi, tre a due per lo sloveno con la maglia di campione del mondo. Nel 2024 e nel 2025 ha vinto facendosi 34.4 e 35 km da solo, nel 2021 aveva battuto allo sprint quattro compagni di strada, tra cui Alaphilippe e Valverde. Remco è sempre partito un po’ più tardi, ai -30 nel 2023, ai -14,4 nel 2022. Hanno dato un’impronta nuova a una corsa che si era chiusa con un arrivo solitario appena quattro volte negli ultimi vent’anni. Una corsa che tra le Monumento è quella che meno volte si è consegnata a un tipo in fuga dalla pazza folla, quaranta in tutto contro le 57 della Roubaix, le 52 del Lombardia, le 51 del Fiandre, perfino le 48 della Sanremo. Ma è anche la corsa dall’età media più bassa per i primi-10 negli ultimi 10 anni. Fanno 28 anni e mezzo contro i 29.2 di Roubaix e i 29 del Fiandre. Così, dalla Côte de Saint-Roch che arriva al km 83 con una pendenza del 10.5% fino a l’ultima Côte de la Roche-aux-Faucons, il 10% di pendenza al km 246, passando dalla famosa Redoute, i 19 anni di Paul Seixas sembrano all’altezza della sfida.
Riassunto: Pogacar arriva con il Fiandre nella fondina e con l’escoriazione della Roubaix persa nel Velodromo da Van Aert. Ha corso quattro volte in tutto, spingendo Giovanni Battistuzzi sul Foglio a chiedersi se ci piace poi questo “ciclismo centellinato”. Nel senso che il ciclismo – dice – “sta diventando una sorta di Nba, con una regular season con tante partite perdibilissime e con dei playoff nei quali si concentra l’interesse degli appassionati. Il ciclismo non è però l’Nba, e sarebbe un problema se lo fosse. Il ciclismo non è mai stato solo un susseguirsi di Classiche monumento, o wannabe tali, e grandi Giri. È sempre stato un calendario di corse che hanno un loro fascino indipendentemente dal pedigree, un calendario nel quale scegliere ciò che più aggrada per prepararsi ai grandissimi eventi. A uno come Tadej Pogačar gli si può perdonare di essere assenza a lungo durante l’anno. Eppure il problema rimane. Rimane la domanda: può esistere un ciclismo solo di Classiche Monumento e grandi giri? Rispondere è complicato. Eppure la risposta è una solo: No””.
Remco viene con l’Amstel Gold Race nello zaino, un terzo posto al Fiandre corso per la prima volta, ma pure da qualche vulnerabilità di troppo sulle montagne del Giro di Catalogna. Il piccolo Paul ha dominato la Freccia Vallone, il Giro dei Paesi Baschi con tre tappe su cinque, e alle Strade Bianche aveva chiuso al secondo posto dietro Tadej. Quattordici giorni di corsa, sette vittorie. Se questo non è un triello, dimmelo tu cos’è.
Per fortuna c’è Alexandre Roos che ce lo dice. L’immaginifico trasforma l’attesa per la Liegi-Bastogne-Liegi in un’esperienza sensoriale, descrivendo su L’Equipe l’alba fresca nelle Ardenne come il preludio a una sfida che sa di “nuova avventura”.
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Il triello di Liegi: vediamo se c’è un nuovo sceriffo nel ciclismo di Lo Slalom
Dove si legge della prima sfida-monumento del diciannovenne Paul Seixas a Tadej Pogacar e Remco Evenepoel, vincitori delle ultime cinque edizioni della corsa