Diario del ’66 | Aiuto, le ragazze con i pantaloni e gli uomini con i capelli lunghi

 

  Il 5 marzo del ‘66 è un sabato, e le prime pagine sono dedicate allo shock per due tragedie aeree nel giro di 24 ore, con 124 morti. Un Boeing della compagnia britannica BOAC era misteriosamente fuori rotta e sorvolava il Fujyama, il vulcano sacro coperto di neve. L’ipotesi di uno scontro con un apparecchio della marina americana viene smentito. All’aeroporto di  Tokyo, il giorno prima, si era schiantato un DC8 canadese. Il tempo consentirà di stabilire che il Boeing era passato vicino al Monte Fuji per offrire ai passeggeri una vista panoramica. Una turbolenza eccezionale, legata ai venti di montagna attorno al vulcano, inflissero un carico strutturale superiore ai limiti di progettazione, causando il distacco della coda e il cedimento strutturale in volo. Prima di decollare per il suo ultimo viaggio, l’aereo era passato a fianco dei resti fumanti del DC8 canadese precipitato il giorno prima. 

Il Corriere della sera affida a Dino Buzzati la scrittura d’autore della didascalia alla foto del Boeing che precipita, ritratta da un fotografo dilettante in gita sul vulcano. Il tipo si chiama Kanoh Toyota. Buzzati chiude le sue poche righe con un’intuizione sulla società dell’immagine e dell’esposizione che avremmo vissuto: “Se la pellicola e l’obiettivo fossero stati ancora più efficienti, con un ingrandimento a dismisura, si potrebbe leggere attraverso gli oblò sui volti impietriti o stravolti dalla paura, l’ultimo mistero dell’uomo”.

Charlie Chaplin sta girando con Sofia Loren La contessa di Hong Kong, il pugile Mazzinghi viene assolto dal tribunale di Pisa per l’incidente in cui è morta sua moglie e dall’Inghilterra arriva la notizia di una nuotatrice squalificata perché ha una gamba sola. Ha 13 anni, si chiama Monica Vaughan, era arrivata quarta ai campionati regionali dello Hampshire, ma il presidente dell’associazione regionale fa notare che il regolamento parla di “movimenti delle gambe e dei piedi che devono essere eseguiti in maniera simultanea”. Il Corriere della sera definisce la sentenza “una grave umiliazione alla giovane nuotatrice che forse s’era data a quello sport proprio per sottrarsi all’isolamento”.

Ma in questo spazio dove cerchiamo di cogliere nel ‘66 tracce di Sessantotto – inteso come sinonimo di cambiamento, se non di rivoluzione – è molto interessante segnalare e leggere cosa scrive Giulia Borgese sul Corriere della sera, riferendo delle nuove tendenza della moda a Parigi – la futura città del Maggio. 

Ebbene, Borgese parla del boom del tailleur coi pantaloni, presentato da Sylvie Vartan, e di una nuova fluidità che non ha ancora la parola né cittadinanza. Scrive: 

“Pareva che dovesse restare un capo da vacanza, adatto a qualche ragazzina spiritosa e ben fatta. Oggi il tailleur coi pantaloni si trova dappertutto, costa dalle quindici alle trentamila lire”.

E ancora:

“Il tailleur coi pantaloni lo portano anche le giovani signore che la mattina accompagnano i bambini all’asilo o a giocare ai giardini: resta tuttavia il prediletto delle studentesse (quando il preside lo permette) e delle giovani impiegate, che però hanno quasi sempre la sottana nella borsetta per cambiarsi prima di presentarsi al capufficio. Quello che diventa difficile è distinguere di primo acchito in una coppia che ci cammina davanti voltandoci le spalle, qual è lui e qual è lei. È diventato quasi un gioco: ecco per esempio due impermeabili di plastica lucida, uno bianco e uno color pervinca, che camminano abbracciati lungo il boulevard St. Germain: qual è lui e qual è lei? Ed ecco una pagina di fumetti su uno dei giornali che i copains comprano a milioni di copie, Mademoiselle age tendre: ci sono due personaggi, uno con una zazzera bionda che gli accarezza il collo, l’altro con una nera un po’ piu scarmigliata, tutt’e due sono in pantaloni, maglietta e giacca: qual è lui e qual è lei? Solo dopo un attimo d’attenzione si scopre che lei è la figuretta bruna: un breve tratto di matita, diritto e orizzontale sulla sua maglietta pone l’accento sull’invisibile prominenza del seno. Oggi tuttavia per riacquistare almeno in parte quella femminilità esteriore che la moda tende spesso a deprimere e offuscare, le ragazzine francesi hanno deciso di portare i capelli lunghi, più lunghi possibile, sciolti sulle spalle. E questo sarebbe un buon segno distintivo se contemporaneamente i loro coetanei maschi, su esempio degli inglesi, non avessero preso la stessa decisione. I loro capelli stanno crescendo; per ora sono lunghi, poco più poco meno, come quelli del nuovo idolo degli adolescenti di tutto il mondo, quel cantautore americano di cui milioni di giovani americani hanno fatto il loro portavoce contro la guerra e ii razzismo, quel «poeta della tenerezza» con lo sguardo dolce e tristissimo che è Bob Dylan: sulla sua testa spunta una disordinatissima foresta bionda, che ricorda – ma in meglio – quella di Pierino Porcospino”.

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