Il sole si alza prima di me, ma io mi corico dopo di lui: siamo pari
Jules Renard
Hanno dovuto chiudere il tetto dei tre stadi principali e le partite sui campi all’aperto sono state sospese. Al tennis accadeva con la pioggia, ora maltempo significa pure caldo estremo. HSS è l’acronimo con cui scendere a patti, non fra tre, cinque o dieci anni. Ora. Significa Hest Stress Scale. Ha raggiunto il picco di 5.0 con la combinazione di una serie di parametri [ temperatura dell’aria, calore radiante – l’intensità del sole – umidità e velocità del vento] e ha spinto l’Australian Open a seguire il protocollo d’emergenza. Allo scorso torneo di Cincinnati, prima del malore di Jannik Sinner in finale, sette giocatori si erano ritirati strada facendo. Medvedev infilava la testa in un frigorifero, Zverev si stendeva all’ombra, Rinderknech si copriva il volto con un asciugamano. A Madrid qualche mese prima i ritiri erano stati otto.
Stanotte l’Australia se l’aspettava. L’organizzazione ha anticipato di un’ora l’inizio delle partite, eppure Jannik Sinner è finito di nuovo in una condizione estrema. Contro Eliot Spizzirri, era in forte difficoltà per i crampi, aveva perso il primo set, era sotto 3-1 nel terzo, a malapena in grado di servire o di muoversi. Quando l’HSS tocca la soglia, il regolamento prevede che il gioco venga sospeso al termine di un numero pari di game, oppure alla conclusione di un tie-break. Il tetto della Rod Laver Arena è stato chiuso e dopo il completamento del quarto set è stata osservata una pausa di raffreddamento di dieci minuti.
“Una pausa opportuna per Sinner” dice TNT Sports parlando di “scene incredibili” e di “terribile spavento”. Una sorta di Cincinnati-2. . Il commentatore Arvind Parmar ha parlato di ancora di salvezza. Jannik ha vinto al quarto set e nella sua intervista finale a bordo campo ha confessato di essere stato fortunato per il tempismo dell’interruzione. Le parole di Darren Cahill – per la prima volta oggi nel box – stanno diventando una specie di mantra salvifico.
Anche la partita tra Lorenzo Musetti e Tomas Macháč è stata sospesa alla John Cain Arena. Musetti era avanti 2-0 nel quinto set. Il match di Linda Nosková alla Kia Arena è stato interrotto perché l’impianto non ha il tetto. Il gioco all’aperto è rimasto fermo fino alle 18.30 locali. Quando Musetti e Macháč hanno ripreso a giocare sotto il tetto, Lorenzo ha vinto 6-2 al quinto. Anche Luciano Darderi ha passato il turno. Ha battuto Khachanov e giocherà il derby con Sinner per un posto ai quarti di finale. Tre italiani alla seconda settimana di Melbourne non c’erano stati mai. Le 17 vittorie consecutive di Sinner in Australia hanno eguagliato quelle di Mats Wilander fra 1983-1985 e quelle di Stefan Edberg fra 1985.1988. Ma Agassi arrivò fino a 26 e Djokovic fino a 33. Musetti è invece diventato il 24esimo giocatore in attività a qualificarsi per gli ottavi in tutti e quattro i tornei dello Slam.
Tutto questo è accaduto mentre il Tour Down Under ha cancellato il passaggio su Willunga Hill dal percorso della quarta tappa della corsa. È la collina degli incendi quando il vento si alza e sparge ovunque i fuochi accesi dal sole. Stuart O’Grady, direttore della corsa, ha detto che non c’è stata alcuna esitazione nel prendere la decisione, perché è «triste dal punto di vista agonistico. ma è la decisione più sensata e ragionevole per la corsa». Su un percorso piatto di 131 km ha vinto Ethan Vernon. Jhonatan Narvaez – secondo in classifica generale – è caduto dopo pochi minuti dall’inizio della tappa. È stato portato in ospedale per accertamenti e una commozione cerebrale.
Negli ultimi mesi lo sport ha smesso di poter trattare il clima come una variabile esterna e soprattutto estranea. Costruito su rituali fissi, calendari ciclici e tradizione, fatica ad adattarsi. Le stagioni non coincidono più con le sue ragioni. La sfida principale riguarda l’organizzazione. I calendari lunghi e densi, pensati per massimizzare gli introiti su scala globale, reggono meno. Spostamenti continui, eventi che si sovrappongono e recuperi ridotti amplificano l’impatto delle condizioni ambientali. Ridisegnare le stagioni sarebbe una necessità anche tecnica, non solo una questione etica. Bisognerebbe concentrare le gare per area geografica come hanno iniziato a fare la F1 e la MotoGP, ridurre i viaggi intercontinentali, accettare che alcune competizioni possano cambiare collocazione o perfino il formato. Il mestiere del maratoneta sta cambiando.
La seconda sfida è sulle infrastrutture. Molti impianti non sono pensati per temperature elevate, piogge improvvise oppure ondate di calore prolungate. Adeguare stadi e circuiti ha un costo e introduce una contraddizione: gli atleti vanno protetti ma senza moltiplicare consumi energetici. L’aria condizionata massiva, l’innevamento artificiale, le soluzioni tampone spostano solo il problema. Funzionano nel breve periodo, aggravano il bilancio nel lungo.
La terza sfida riguarda la salute. I protocolli medici si sono evoluti con pause aggiuntive, sospensioni, dispositivi di raffreddamento, monitoraggi continui. È un adattamento necessario, eppure segnala un limite. Quando la sicurezza dipende da misure straordinarie, siamo già dentro il collo di un imbuto stretto. Gli atleti lo sanno, i medici lo dicono, le federazioni iniziano ad ammetterlo. Lo sport non è solo vittima. Ha una responsabilità diretta. I grandi eventi producono emissioni elevate con i viaggi, la logistica, le costruzioni temporanee. Negli ultimi anni qualcosa si è mosso. I Giochi di Parigi hanno tenuto conto del contesto nuovo. Sono passi iniziali. Lo sport ha una visibilità che altri settori non possiedono. Ha un pubblico che lo segue per abitudine. Può usare questa posizione per normalizzare scelte diverse, anche impopolari. La domanda non è se il cambiamento climatico condizionerà lo sport. Lo sta già facendo. La domanda riguarda la direzione da prendere, se lo sport vuole continuare a rincorrere l’emergenza adattandosi gara per gara, oppure accettare che il quadro è cambiato e agire di conseguenza. Ridurre i calendari, ripensare l’organizzazione, rinunciare a qualcosa. Lo sport ha sempre raccontato il futuro attraverso i corpi e il movimento. Oggi quel futuro chiede di essere letto prima.
