Quando Mick Jagger trasmetteva il cricket in streaming

 

Quando Mick Jagger trasmetteva il cricket in streaming

Prima che arrivasse la banda larga, prima di YouTube, prima ancora che qualcuno potesse immaginare di vedere una partita su un telefono, Mick Jagger era già lì, era avanti. Sperimentava web-concerti caotici e trattava internet come un palco aggiuntivo. Nick Miller, su The Athletic, racconta un dettaglio assurdo e quasi segreto della sua vita, il giorno in cui decise che se nessuno trasmetteva un torneo di cricket da Sharjah, allora lo avrebbe fatto lui. E via: la fondazione di una società, un comunicato impeccabile, un’intuizione che sembrava follia.

«Questo è il futuro dell’informazione sportiva» pare abbia detto Jagger, quando la parola streaming evocava più un modem che la fibra. Ted Mico, ex collaboratore degli Stones che lo aiutò nell’impresa, lo ricorda così: «Ha capito tutto in fretta, e comprese tutte le possibilità». Cricinfo era all’epoca una creatura che cresceva del 950% l’anno. Ricevettero una telefonata che giudicarono surreale: Mick Jagger voleva trasmettere del cricket via web. Come fosse la cosa più naturale del mondo.

A quel tempo Real Networks era convinta di poter gestire tutto perché aveva mandato in streaming l’NBA, ma dinanzi al traffico e alle connessioni sulla linea India-Pakistan, quando i server collassarono, ridussero tutto a una domanda primitiva: «Ma che cazzo è questo cricket?».  Jagger, intanto, comprava diritti che all’epoca non voleva nessuno, mise insieme un cast di commentatori stellari che neppure sapevano di lavorare per lui. Si gettò nell’impresa fino al collo, voleva capire come funzionavano le sponsorizzazioni, la tecnologia, i diritti, gli accordi. Aveva messo in gioco la sua reputazione, dice oggi Mico, era la sua partita privata.

Simon King, fondatore di Cricinfo, racconta a The Athletic di riunioni improbabili — una addirittura in un club berlinese dopo un concerto — e di una piattaforma che stava correndo più veloce dell’epoca. «Era troppo presto» ammette ripensandoci. La banda larga non c’era, il video era fantascienza, l’audio un lusso. Così l’idea di Jagger venne inghiottita dalla maturazione del mercato, aprì una strada e arrivarono altri coi soldi veri, prendendosi tutto.

The Athletic si diverte a mostrare una contraddizione. Un uomo che simbolizza il rock, la cultura pop e l’eccesso che si scervella per far funzionare uno slideshow audio di cricket dal Golfo Persico. Un miliardario che non vuole perdere una partita mentre è in tour. Un visionario inconsapevole  probabilmente di  «aver sbloccato un potenziale demografico enorme senza volerlo davvero«». Con un investimento più pesante, avrebbe potuto ritrovarsi a vendere la sua creatura per miliardi.

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