Mannara e fotonica: gli aggettivi speciali per l’Inter e l’Atalanta

Gli aggettivi speciali per l’Inter e l’Atalanta

    Contro la Lazio che aveva battuto due volte il Napoli in pochi giorni, l’Inter ha segnato sei gol. Se il calcio fosse logica e razionalità, se vivesse di proprietà commutative, gli ultimi quindici giorni avrebbero mandato un segno più che chiaro. Avrebbero quasi scritto un verdetto. I numeri affidabili sono quelli della classifica, dove l’Inter resta a tre punti di distanza dall’Atalanta con una partita da recuperare, mentre a Bergamo continua a montare questa terribile emergenza che sono le esultanze di Zaniolo. 

Il Corriere della sera riserva all’Inter un aggettivo speciale e soprattutto integro, non di quelli lisi consunti e stropicciati che siamo un po’ abituati a masticare e buttare là per ogni cosa [medaglia d’oro degli aggettivi consumati: importante]. 

La squadra di Inzaghi è stata spietata” al primo rigo della cronaca di Alessandro Bocci ma è stata soprattutto “mannara”: nel titolo. Mannara perché era una notte di luna piena. La bella definizione spunta dalle pagelle di Paolo Tomaselli alla voce Inzaghi. Ringhia in faccia al campionato. Un segnale che l’Inter voleva dare a tutti, prima di tutto a sé stessa. Il voto più alto è un 8 in pagella per Dumfries: Tema: quando l’attacco è la miglior difesa. Svolgimento: stende Tavares alla prima sgasata, vola dentro l’area piccola e si guadagna il rigore, fa il cross per il gol al volo di Dimarco e poi si mette in proprio per la frustata di testa del 4-0, saltando addosso proprio a Nuno. Serata esagerata

Esagerata dice appunto Repubblica e nelle pagelle spunta un 8 anche per Barella. Nel suo commento, Paolo Condò fa notare che nel frattempo Inzaghi si è ripreso il primato dei gol segnati su Gasperini, una voce molto spesso sottovalutata nel pesare le chance di uno o dell’altro, in favore del minor numero di gol subiti [Napoli 11: secondo – Fiorentina 11: quarta – Juventus 12: sesta]. Questa è un po’ un’ossessione del papà di Slalom, un giorno che c’è più tempo ne parliamo per bene. 

Comunque. Scrive Condò: Quando diciamo che l’Atalanta se la può giocare è anche agli scontri diretti (tra le prime 8) che guardiamo: Gasperini ha fatto 10 punti in 5 gare, Inzaghi 8 sempre in 5, Conte 8 in 6. Baroni con stasera è a 7 punti in 6 partite, Palladino deve ancora giocarne molti, perché ha fatto 6 punti in 4 gare. Inzaghi all’Olimpico ha affrontato il primo scontro diretto in trasferta, e ha devastato la rivale segnando con sei giocatori differenti, uno solo dei quali – Thuram, ultimo goleador – è un attaccante di ruolo. Nelle prime 15 gare di campionato l’Inter di Inzaghi non aveva mai segnato 40 reti (36-34-37 la sequenza precedente): era successo a Conte nell’anno del suo scudetto. È chiaro che ogni discorso sulle polveri bagnate di Lautaro o sul modesto contributo del reparto offensivo – segna solo Thuram, appunto – scolora rispetto a questi dati. L’Inter sta cambiando ancora pelle, e il meglio pare proprio che debba ancora venire.

Luigi Garlando sulla Gazzetta scarta gli aggettivi e va sulle immagini. Scrive che è come quando lo sceriffo entra nel saloon e mette la stella sul bancone per far capire chi comanda.  A proposito di difese poi fa notare che l’infortunio di Gila, in un reparto già privo di Romagnoli, è stato determinante. Per inciso Antonio Conte ha appena perso Buongiorno per un mese. Chance per Marin? titola la Gazzetta. E che ne sappiamo noi. Noi al massimo compriamo i giornali per saperlo. 

[Stream of scemenzousness: Buonanotte gioca invece al Leicester. Ma è un centrocampista].

    Un altro bell’aggettivo arriva da Sofia Goggia sul conto dell’Atalanta, la squadra della sua città, sempre sul Corriere della sera, in una intervista con Daniele Sparisci dopo il suo ritorno portentoso in Coppa del mondo  [seconda in discesa e prima in Super-G]. Che cosa ritrova del suo carattere nell’Atalanta capolista, gli è stato chiesto. E lei: «La tenacia. Ho guardato la partita con il Real, un livello fotonico. Carattere, cattiveria e voglia nonostante la sconfitta. È quasi meglio perdere con quest’atteggiamento, aiuta a crescere. Mai vista giocare così l’Atalanta: merito della società e dell’allenatore».

Fotonico. Relativo ai fotoni; strabiliante, incredibile. Etimologia da fotone, termine coniato a partire dal greco phòs ‘luce’, col secondo elemento (in italiano -one) che indica particelle subatomiche. Da un lato questa parola ha la serietà alacre della scienza, dall’altra ha l’entusiasmo di chi esagera senza sapere bene quello che dice. l’aggettivo fotonico è filtrato fuori dal lessico scientifico attraverso alcune opere popolari di fantascienza, specie televisive, in cui la generale impenetrabilità o indisponibilità del vero significato del termine fotonico da parte degli spettatori veniva sfruttata per campire un’aura futuristica (peraltro è una tattica buona ancora oggi). Visto che questo aggettivo qualificava armi incredibili, strumenti strabilianti, il fotonico è diventato l’incredibile, lo strabiliante tout court. La battutaccia mi fa meritare uno schiaffo fotonico (ma vengo graziato), questa pasta alla Norma è fotonica, e l’amica ci presenta il suo drudo che è di una bellezza fotonica. [Una parola al giorno  – 24 luglio 2019]

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