La brutta cera di Pep Guardiola
L’Arsenal non ha mancato la sua occasione. Ieri sera ha battuto l’Ipswich e si è portato al secondo posto, scavalcando Nottingham e Chelsea, ora a -6 dal Liverpool capolista. Da quando esiste la Premier League, nel 50% dei casi chi era in testa a Natale ha vinto il titolo. Ma quattro volte è stato l’Arsenal a farsi rimontare. Una ragione per restare all’inseguimento di Arne Slot, mentre il Manchester City prosegue la sua colata a picco, “da squadra migliore del mondo a fantoccio in 12 mesi” ha scritto Barney Ronay sul Guardian con una buona, buonissima dose di sarcasmo verso il povero Pep.
“Dopo otto settimane, 12 partite e nove sconfitte nella spirale discendente del Manchester City nel calcio, Guardiola ha individuato il problema. «Non abbiamo segnato i gol che facevamo prima e ne abbiamo subiti di più» ha detto alla BBC dopo la sconfitta a Villa Park, esprimendosi con quella sua ormai familiare parlata strascicata e sconclusionata, la voce di un uomo incoraggiato dai medici a parlare di infortuni. Quindi, ecco qua. Segnare più gol. Subirne meno. Vincere anziché perdere. Questa è la spiegazione tagliente di Pep per un periodo durante il quale la squadra che una volta prosciugava la vita agli avversari è diventata non solo battibile ma zombificata, sclerotica e persino inquietante, giocando un calcio tortuoso basato sul possesso palla come espressione della morte dell’amore, della vita, della speranza”.
Com’è successo esattamente? È la portata del crollo che spiazza. “Si può sostenere che si tratti dell’implosione più profonda di qualsiasi squadra campione dell’era moderna”, un disfacimento così improvviso e perentorio da far venire il sospetto che possano arrivare Mazzarri e Calzona da un momento all’altro [satira politica].
“Non c’è una spiegazione ovvia per tutto questo” considera il Guardian sottolineando che come sempre “i motivi tendono a dividersi tra una visione macro e una micro della storia. L’analisi più ostinata dice: togli il vincitore del Pallone d’Oro da qualsiasi squadra, aggiungi uno o due infortuni chiave in difesa e ci sarà ovviamente un calo. Se ci fosse Rodri, staremmo parlando davvero di crollo, di navi fantasma, grattacapi, del restyling di Guardiola come una specie di cavaliere Jedi morente?”. Questa è la teoria micro, mentre la macro chiama in causa i processi finanziari in corso per violazione alle norme del fair play finanziario: “I calciatori – scrive Ronay – hanno una capacità unica di concentrarsi sul lavoro. Ma gli esseri umani non sono entità a tenuta stagna. Le persone parlano, fanno progetti, pensano al loro futuro. Gli agenti non smettono mai di fare gli agenti. Sarebbe profondamente strano se non ci fosse una specie di effetto a catena da qualche parte nei tubi. La teoria vuole che Guardiola stesso sia una fonte di parte di questa anti-energia. Anche il manager più vincente e influente dell’epoca può raggiungere i propri limiti estremi. C’è un chiaro senso di aria morta tra Pep e i suoi giocatori. Le ultime due settimane hanno portato una preoccupazione per le condizioni fisiche di Guardiola. Si sono diffuse voci cupe sulla salute del reggente. Il corpo è debole. Sentiamo parlare dei suoi schemi di sonno, della sua cattiva digestione, della pelle secca sul cranio. Questo è un uomo il cui corpo batte, pulsa e respira con il calcio, fondamentalmente è un avatar per il lavoro, un corpo che ospita un’ossessione, un’ossessione che lo spinge a muoversi, a balzare in piedi, a scuotere le sue braccia magre”.