Come si sta rompendo l’amicizia fra Arteta e Guardiola 

 

  Avevamo un’amicizia, ora abbiamo una rivalità. Un’altra. Ne sentivamo la mancanza. Tra Pep Guardiola e Mikel Arteta c’è sempre stato un rapporto cordiale, ma ora sembra che anche questa dinamica sia cambiata e ci stiamo dirigendo verso un classico testa a testa tra le due grandi della Premier League: passate i popcorn perché questa storia potrebbe durare all’infinito ha scritto Jason Burt sul Telegraph. 

Cos’è successo? È successo che il City abbia accusato l’Arsenal di non-gioco nello scontro diretto dell’altra settimana, quando l’Arsenal è rimasto in 10. Allora da Londra Arteta ha risposto una cosa tipo, zitti voi, sono stato 4 anni là e so tutto. Uuuuh. 

Tutto ciò nel pieno di un processo al City per 115 violazioni presunte alle norme finanziarie della Premier League. Un ping-pong di accuse tra una panchina e l’altra con l’uso di una formula dentro la quale ci può essere tutto: arti oscure. 

Il Telegraph dice che non è assolutamente nello stile di Guardiola cercare un confronto sul piano personale, ma ciò che è sempre stato chiaro con il catalano è che quando viene sfidato, morde. Guardiola non vuole più essere intrappolato in questo genere di rivalità personale. Non gli viene così istintivo come a Mourinho o prima di lui a Sir Alex Ferguson. Ha vissuto con Jürgen Klopp una dualismo senza spigoli, fatto di un chiaro rispetto reciproco, al punto da influenzarsi vicendevolmente finanche in un ambito così intimo come la concezione del gioco, fino a scherzare sui loro limiti a una cena di premiazione, quando il Liverpool aveva vinto la Champions League e il City la Premier League, dicendo che ognuno aveva ciò che l’altro desiderava. 

Ora Arteta sta cambiando le carte in tavole. Il Telegraph scrive che forse ha esagerato a metterla sul piano personale. «Sono stato lì per quattro anni. Ho le informazioni. Quindi lo so». E per Guardiola è stato come accendere una miccia blu. La loro amicizia è messa alla prova. In ultima analisi, si tratta solo di roba da quattro soldi che dà qualche titolo e alimenta il fuoco. Ma nel bene o nel male, abbiamo una rivalità

  CHE SI DICE DEL LIVERPOOL PRIMO E IMPERFETTO

Quel che non abbiamo ancora è il Liverpool atteso. Eppure è in testa alla classifica. Sembra la riproposizione in salsa inglese dell’agitata discussione intorno alla Juventus e a Thiago Motta. Un rigore di Mohamed Salah ha portato i Reds in testa, ma lo Slotball – ha scritto Mike McGrath sul Telegraph – deve ancora affrontare la sua prova più dura. Forse è questa la preoccupazione per il gruppo degli inseguitori. È ancora presto per vedere la mano di Slot, ma il Liverpool ha vinto sette partite su otto in questa stagione. È la squadra che ha subito meno gol. Potrebbe non avere un calcio dominante, ma è spietato. La prova del nove per il Liverpool arriverà nelle prossime settimane con Crystal Palace, Chelsea e Arsenal in programma. Le partite che potrebbero definire la stagione dello Slotball

  COSA SUCCEDE AL CHELSEA

Gol King Cole titolava ieri nella prima pagina di sport l’Observer, edizione domenicale del Guardian, per i quattro gol segnati contro il Brighton dal giocatore del Chelsea, il primo nella storia della Premier League a segnarne tanti nel primo tempo. Il Telegraph ha scritto che Pep Guardiola deve pentirsi del giorno in cui ha lasciato che Cole Palmer scappasse dalla porta, a un certo punto – ha scritto Matt Law – dovrà ammettere che lui e il Manchester City hanno commesso un terribile errore nel venderlo. Mmm. Forse, ma forse, quando eventualmente il Manchester City dovesse perdere un campionato e dovesse vincerlo il Chelsea, allora si potrebbe pensare di porre la questione. 

  FORSE TEN HAG SI STA ALZANDO LA CARTELLA

Sembra finalmente che Erik ten Hag sia giunto alla fine. Attacca così Jason Burt sul Telegraph dopo la sconfitta del Manchester United contro il Tottenham, anzi non: “sconfitta”, si legge che è stata una umiliazione. Può sopravvivere l’allenatore? No, se questa partita viene presentata come una prova. Ten Hag sosterrà che la sua squadra ha dovuto giocare la maggior parte del tempo in 10 uomini dopo un cartellino rosso stupido e forse esagerato per il capitano Bruno Fernandes, ma è una debole attenuante. Lo United ha anche perso Kobbie Mainoo per infortunio, e più tardi Mason Mount, ma anche questa non è una scusa. È stato pessimo dopo l’espulsione, a parte un lampo di a partita finita, e pessimo pure prima, quando un Tottenham assolutamente dominante, controllava il gioco con James Maddison e un eccellente Dejan Kulusevski. Il Tottenham l’ha semplicemente travolto. Kulusevski viene indicato come il modello di centrocampista che lo United dovrebbe cercare per mettere ordine nel caos. Giovedì lo United deve andare in casa del Porto in Europa League e domenica in casa dell’Aston Villa senza Fernandes. Auguri. 

Ciò metterà alla prova la pazienza di Sir Jim Ratcliffe e di Ineos, i controllori del club che avevano già pensato di licenziare ten Hag in estate prima di decidere per l’estensione del contratto. Purtroppo non ci sono segnali di progresso, come può essere accettabile da qualsiasi punto di vista? Ten Hag può discutere quanto vuole del suo bisogno di tempo, sul fatto che questa è una squadra giovane, che ha vinto delle Coppe, ma questa è la sua terza stagione e sta regredendo, Che tipo di squadra vuole? Che stile di calcio sta chiedendo? Queste domande devono essere poste da Ineos, e ora.

  SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO

La presenza in calendario di Ipswich-Aston Villa ha indotto lo storico del calcio Jonathan Wilson a una riflessione su chi siamo, chi eravamo, dove andiamo, a che ora si mangia. L’Ipswich è stato campione d’Inghilterra nel ‘62 e ha vinto la sua sola Coppa nel ‘78. La contabilità dell’Aston Villa tocca invece quota 7+7, ma l’ultimo scudetto è del 1982 e l’ultima Coppa del ‘57. Wilson parla allora di un vortice romantico di che esiste e si annusa introno a questa partita ma sembra così pittoresco da essere assurdo. Erano tempi molto diversi. Erano tutt’altro che perfetti – dice – la semifinale europea in trasferta del Villa contro l’Anderlecht fu rovinata da gravi problemi di ordine pubblico, ma c’era un romanticismo nel calcio che portava squadre provinciali come il Villa e l’Ipswich a vincere trofei importanti. Nessuno direbbe che il consiglio del Villa, sia sotto Doug Ellis sia durante l’interregno di due anni di Ron Bendall quando vinsero campionato e Coppa dei Campioni, fosse particolarmente illuminato, ma neppure trattavano i tifosi con lo stesso disprezzo che ha il consiglio attuale. C’è la sensazione che per certi dirigenti – considera – i tifosi di lunga data siano diventati un ingombro. Il cambiamento di mentalità è chiaro. I prezzi per le partite di Champions League costano almeno 70 sterline, anche gli sconti per gli abbonati sembrano calcolati sulla base del fatto che non andranno a ogni partita, ma sceglieranno. Tutto ciò fa parte di un movimento più ampio legato alla proliferazione delle partite. Le società calcistiche ora esistono per generare contenuti per la televisione; l’idea che offrano un servizio per una comunità specifica e locale sembra così bizzarra da essere assurda.

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