ARTEFICI
Ehi, ma quel signore lo conosco. Quello, quello là, il tipo con la maglia bianca che a 23 km dalla conclusione del GP di Montréal ha staccato tutti ed è andato a vincere solo soletto, con 24 secondi di vantaggio su Pello Bilbao e 40 su Julian Alaphilippe [attenzione]. Il Tadej Pogačar del 2024 ha corso per 54 giorni e per 22 volte ha fatto la stessa telefonata la sera a casa, sai cara ho vinto. Si è piazzato solo 18 volte fuori dai primi-20 e appena una fuori dai primi-50. Come scrive la rivista Rouleur in preda a un attacco di citazionismo marxista, “uno spettro di aggira tra il gruppo mentre la stagione passa dalla fase estiva a quella autunnale”.
Senza Tadej, alla Vuelta di Spagna si sono sentiti tutti in libera uscita, tutti liberi di provarci. Dopo il GP di ieri in Canada, “tanti ciclisti avranno ricevuto la notizia che Pogačar è tornato con un certo senso di sgomento” pronto per i Mondiali in Svizzera e per il Lombardia, “dove dovremmo aspettarci di vedere un Pogačar quanto quello che ha conquistato tutto durante la primavera e l’estate. Non che ciò debba sorprendere più di tanto. Nel corso della sua carriera Pogačar non ha mai avuto bisogno di tempo per raggiungere la sua forma migliore e ha la capacità fisica di mantenere il suo picco per più gare”.
L’Équipe ha mandato un inviato in Canada per seguire il rientro di Tadej e Luc Herinckx parla di una gara corsa da padrone, di avvertimento lanciato a due settimane dal Mondiale in linea, “da quella maglia arcobaleno che è tra la poche non ancora vestite”.