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MARTEDÌ 13 AGOSTO 2024
GIORNO #2 DOPO LE OLIMPIADI
«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»
[Niccolò Campriani, campione olimpico]
Le prime ore di malinconia olimpica
Gli americani innamorati di Parigi più di Woody Allen
Le Olimpiadi hanno salvato l’estate? Decisamente sì. Lo scrive il giornale più diffuso in America, il foglio del capitalismo mondiale. Jason Gay sul Wall Street Journal considera che i Giochi di Parigi sono arrivati in un momento turbolento, e i numeri non mentono: il pubblico si è innamorato. Tom Cruise e Los Angeles hanno un duro compito da seguire”.
È solo l’ultimo degli interventi che si cono accumulati in questi giorni sulla stampa statunitense. A un certo punto di Midnight in Paris, Kathy Bates dice che il compito di un artista non è soccombere dinanzi alla disperazione, ma trovare un antidoto per la futilità dell’esistenza. Tredici anni fa, Woody Allen la cercò nella bellezza della capitale francese, il centro universale della rappresentazione dell’amore. Al personaggio di Hemingway nel film faceva dire: «Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte». Bisognerebbe avere 10 minuti di tempo per fermarsi a ragionarci senza questo anti-sentimento italiano verso i francesi: questo forse sono stati i Giochi di Paris, una tregua spirituale dalla morte.
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TITOLI
▥ LOS ANGELES E NOI Domani: “È in Europa che le Olimpiadi ci lasciano a bocca aperta” ➔ Aligi Pontani ha scritto: “Non è un caso, e non può esserlo, che le ultime edizioni dei Giochi davvero indimenticabili, senza fare classifiche, siano state europee: la Barcellona del ’92, che riportò l’allegria dei giovani al potere, la Atene del 2004, uno struggente ritorno a casa, la Londra del 2012, colonna sonora dell’olimpismo, la Parigi di ieri, dove la grandeur è stata solo quella dei ragazzi che l’hanno onorata. … Certo che sarà giusto e bello alternare la nostra bellezza a quella degli altri. Ma oggi, adesso, dopo questa sbornia da occhi lucidi, viene da pensare e da dire: non è un caso che i Giochi siano nati qui, e non è un caso che qui ci facciano sempre restare a bocca aperta, sempre, come davanti a un piccolo, grande, immenso miracolo”
▥ CHE BELLO ESSERE STATI A PARIGI La Stampa: “L’estate formidabile di Parigi e il miracolo della tregua olimpica” – La Francia, mai così divisa e rabbiosa, si è trasformata magicamente in un Paese unito Dopo la lunga attesa tra le difficoltà di una città-cantiere l’orgoglio improvviso di un popolo ➔ Andrea Marcolongo ha scritto: “Anch’io, come tutti i parigini, ho iniziato a sbuffare a febbraio, sono stata sull’orlo di una crisi di nervi a giugno, sono partita in vacanza a luglio disertando con superiorità le Olimpiadi che hanno trasformato il quartiere in cui vivo in un campo minato e sono stata colta da un inconsolabile rimpianto il 26 luglio quando, da una televisione di fronte al mare di Corfù, ho seguito la cerimonia d’inaugurazione dei JO. E l’altra sera, davanti alla cerimonia di chiusura, ho provato il pascoliano dolore della festa che finisce troppo presto e senza di me.
Nel mio caso deve essere senz’altro l’effetto della Nemesi greca, che giustamente ha punito con il rimorso la mia mancanza di fede per quelle che sono state, almeno secondo me, le Olimpiadi più contemporanee e insieme più classiche di sempre (domenica mi sono commossa vedendo il pianista Alain Roche, sospeso in verticale nello Stade de France, suonare l’inno omerico ad Apollo, un tributo filellenico che non avrei potuto immaginare nemmeno nei miei sogni migliori). Non sono l’unica, anzi, pare che sia quasi una sindrome, come ho letto nel Figaro qualche giorno fa, quella dei parigini che a metà luglio ostentavano con snobismo la prenotazione delle vacanze e che alla fine dello stesso mese si sono resi conto di essersi persi uno spettacolo magnifico che non tornerà mai più”.
▥ LOS ANGELES E I TRASPORTI Washington Post: “Non si può prendere in prestito la Torre Eiffel, ma le Olimpiadi di Los Angeles 2028 possono imparare da Parigi. ➔ Rick Noack ha scritto: “Los Angeles può già vantare il merito di una qualità rara: ha ospitato i Giochi nel 1984. Da allora i budget sono aumentati vertiginosamente. Ma gli organizzatori affermano di poter fare l’Olimpiade 2028 con una previsione di spesa di 6,88 miliardi di dollari, rispetto ai 9,7 miliardi stimati per le Olimpiadi di Parigi, evitando la costruzione di spazi temporanei e utilizzando la mini-metropoli di UCLA come Villaggio degli atleti. Los Angeles conta di lavorare a un’estensione della metropolitana per collegare il centro e il campus UCLA a partire dal 2027. Un’opera che ridurrebbe un viaggio di due ore a mezz’ora di treno e renderebbe il piano del Villaggio Olimpico più fattibile. Ma la città sarà ben lontana dal raggiungere l’ambizioso piano iniziale di 28 grandi progetti infrastrutturali di trasporto per il 2028. Ci sono dei dubbi anche sulla promessa di LA di non usare le auto. Con solo quattro anni di tempo residuo, potrebbero essere necessari piccoli aggiornamenti e soluzioni temporanee ai programmi di partenza. Gli organizzatori potrebbero chiedere alle aziende di far lavorare in quel periodo i dipendenti da remoto. Inoltre c’è in ballo l’ipotesi di prendere in prestito una grande flotta di autobus, copiando ciò che Salt Lake City ha fatto nel 2002 per le Olimpiadi invernali”.
PANORAMI
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E ora? Le Paralimpiadi: Thomas Jolly anticipa qualcosa
Due giorni dopo le Olimpiadi, il direttore artistico delle cerimonie parla con L’Équipe della sua esperienza: «Sono felice perché stiamo tutti vivendo qualcosa di unico. Avremmo potuto sperarlo, ma ora lo viviamo. L’immagine che mi rimane in mente è questo flusso incessante di atleti. Era molto bello, era una rappresentazione del mondo. Non era previsto che invadessero il palco. È stata un’incursione di vita. La difficoltà è che abbiamo fatto le prove tra mezzanotte e le 5 del mattino per una settimana dopo le gare ma senza premiazioni, senza niente, perché non dovevamo danneggiare il prato, quindi era una proiezione di quella che sarebbe stata la cerimonia. Da un punto di vista puramente artistico è mancato moltissimo ritmo. È come una cerimonia dei Césars, degli Oscar o dei Molieres, è troppo lunga ma sì, questo è il principio».
A Jolly sono piaciuti i 15 minuti di anticipazione di Los Angeles su quel che vedremo nel 2028. “Promette di essere spettacolare, abbiamo ricevuto il messaggio. Adoro l’idea dei cinque anelli di Hollywood, è un’immagine iconica intelligente. Pensiamo che ci saranno stelle in abbondanza, cinema, la macchina dei sogni, molto interessante artisticamente. Se la stampa avesse taciuto su Tom Cruise e la sua bravata, pensate che shock sarebbe stato vederlo arrivare e lanciarsi dal tetto dello Stade de France».
Jolly torna ovviamente anche sulle critiche ricevute dopo la cerimonia di apertura. «Non influenzerà mai in alcun modo la mia libertà creativa. In questo Paese ce n’è ed è ciò che è stato mostrato. Non è da militanti aver mostrato la Francia per quello che è. Ho ricevuto minacce, insulti, un flusso continuo di odio. In compenso ho ricevuto anche decine di migliaia di messaggi di gioia, di amore, di orgoglio, per un sentimento importante: sentirsi rappresentati. Nel famoso dipinto che non era l’Ultima Cena, c’è una grande pluralità, ci sono tutti i corpi, tutte le età, tutti i colori della pelle, tutti i sessi, tutti i generi, corpi con o senza disabilità, giovani , vecchi, c’è la Francia. Molti di noi hanno sporto denuncia senza consultarsi a vicenda. Non volevo che si sapesse ma non mi dispiace perché serve a ricordare che la discriminazione di qualsiasi tipo, l’omofobia, la transfobia, la grossofobia, il razzismo, l’antisemitismo, è un reato».
Il lavoro olimpico di Jolly non è finito. È ancora lui l’autore della cerimonia d’apertura alle Paralimpiadi del 28 agosto. «La festa continua e ci saranno tanti balli. Ho scelto Alexander Ekman, ballerino e coreografo svedese, per mettere in risalto il corpo, i corpi. La sua è una danza giocosa. Ci saranno tre sequenze intervallate dal protocollo e dal nostro repertorio francese di canzoni, musiche, tutti i registri. Tutto è adattato all’ambiente paralimpico e a Place de la Concorde, sugli Champs-Élysées. Ogni cerimonia può essere ideata da una stessa squadre, ma in realtà sono tutte diverse. È come quello che proviamo in amore, quando arriva il primo, dopo amiamo di nuovo, amiamo diversamente. La Senna, la poesia delle barche, i monumenti, gli artisti, la pioggia: tutto questo ha creato un momento unico. Per me i Giochi Paralimpici sono Giochi di attivisti, ancor più dei Giochi Olimpici, proprio per la questione della disabilità. Dobbiamo far luce su questo tema per cambiare la prospettiva della società e cambiare anche la società stessa. Gli atleti percorreranno il viale più bello del mondo. È simbolico, conosciamo questo luogo per le grandi parate del 14 luglio, è dove ci siamo ritrovati nel 1998, dove ci incontriamo il 31 dicembre, è un luogo di giubilo, dove la gente si incontra. Nella mitologia è anche la casa di eroi ed eroine, quindi è il loro tappeto rosso. La fiamma resterà l’elemento simbolico molto potente, avrà terminato il suo viaggio, arriverà nel luogo dove verrà celebrata la cerimonia. Il giardino delle Tuileries tornerà a splendere, un bacino che abbiamo amato e che ci illumina tutti con la sua luce. Ne sono felice. Io vorrei che fosse permanente, ma soprattutto voglio che rimanga accesa la fiamma in ognuno di noi, e su tutti no. Sarà l’eredità immateriale dei Giochi.
E dopo le Paralimpiadi, finalmente sarà tutto finito. «Io sono un artista e ho fatto il mio lavoro, gli atleti il loro, ora la staffetta devono proseguirla i politici, i media e ciascuno di noi con i propri vicini, le proprie famiglie, i nostri amici, per essere nell’animo di accogliere anziché rifiutare, avere la mano tesa anziché il dito puntato. Me ne andrò in vacanza, sono passati due anni e mezzo dall’ultima volta che ne ho fatta una. Non ho potuto andare a teatro, al cinema, non ho letto, non sono andato a un concerto e ho bisogno di mangiare. Ho qualche dubbio, ma ho cancellato la mia agenda fino alla fine del 2024. Tornerò nel 2025 con non so cosa, un’opera, uno spettacolo teatrale, un film, una serie».
VITE OLIMPICHE
Un bilancio degli sport di squadra e la sorpresa Olanda
DI ROBERTO LIBERALE
Come sono andati gli sport di squadra alle Olimpiadi? Gli USA hanno chiuso la giornata con due vistosi ori nella pallacanestro, rimediati con qualche fatica inattesa contro la Francia. Ma soprattutto hanno portato 8 squadre in semifinale, la Francia 7, la Spagna 6, la Germania 5, l’Australia e l’Olanda 4. Cioè: l’Olanda ha portato fra le prime-4 lo stesso numero di Nazionali che l’Italia ha semplicemente portato ai Giochi.
L’Olanda eccelle anche nella percentuale: 4 semifinaliste su 6 partecipanti fanno il 66,7%, alle spalle dei soli USA [9 su 13, pari al 69,2%] e davanti a Germania [5 su 9, pari al 55,6%], Spagna [6 su 11, pari al 54,5%], Francia [7 su 16, pari al 43,8%], Australia [4 su 10, pari al 40%].
Otto paesi hanno portato sia la nazionale maschile sia quella femminile in semifinale nello stesso sport di squadra: USA e Francia nel basket, Spagna nel calcio, Olanda nell’hockey, Danimarca nella pallamano, USA nella pallanuoto, Italia e USA nella pallavolo, Australia nel rugby a 7, nessuna nel basket 3 x 3. Sono state cinque quelle che invece hanno vinto medaglie nei due tornei dello stesso sport di squadra: USA e Francia nel basket, Olanda nell’hockey, Danimarca nella pallamano, USA nella pallavolo, ma come ori il panorama si riduce a due: gli USA nel basket e la solita Olanda nell’hockey.
Ipotizzando 5 punti per l’oro, 3 per l’argento, 2 per il bronzo e 1 per il quarto posto avremmo gli USA a 27, la Francia a 25, Olanda e Spagna a 17, Germania a 14. Italia nona con 6 punti. Se invece volessimo giocare con la media rispetto alle squadre partecipanti: Olanda in testa con 2,83 davanti agli USA con 2,08 e la Francia con 1,56. Italia sesta con 1,50.
LE PRIME VOLTE. Insieme con l’Italia femminile di pallavolo, primo oro assoluto olimpico o mondiale per l’Olanda nel basket 3 x 3 maschile, per la Germania nel basket 3 x 3 femminile, per la Francia nel rugby a 7 maschile. Ci sono poi degli incantesimi ancora in corso, squadre cioè che sono arrivate in finale ma non sono ancora riuscite a ottenere l’oro in quello sport, neppure ai Mondiali: la Francia nel basket maschile, nel basket femminile e nel 3 x 3 maschile, la Spagna nel 3 x 3 femminile, il Brasile nel calcio femminile, il Canada nel rugby a 7 femminile, la Cina nell’hockey femminile.
TITOLI
▥ Corriere della sera: “Campioni anche loro. Sono gli outsider” – Ngamba e il nostro Diaz tra diritti e fughe, o chi come Ramazanova e Hafez saranno mamme
▥ Corriere della sera: “La leadership, una questione di aria di casa, donne, pil e russi” ➔ Arianna Ravelli ha scritto: “È questa una delle regole base del medagliere, oggetto di molti studi: si chiama home advantage , dipende da diversi fattori (dalla programmazione alla psicologia) e anche la Francia ne ha dato l’ultima conferma. Se è scontato che ci sia un rapporto diretto tra popolazione, Pil e medaglie, i Paesi più ricchi ottengono risultati molto migliori nel nuoto, nella vela, nel ciclismo e negli sport equestri, dove hanno un peso maggiore o l’attrezzatura o le opportunità di allenamento, mentre i più poveri si impongono in sport di combattimento o arti marziali”.
Phelps parla di Pan al Corriere
➣ Abbiamo visto Giochi puliti?
«Ribadisco quello che ho detto al Congresso: il punto centrale è questo, dobbiamo essere tutti sottoposti agli stessi test, altrimenti non giochiamo ad armi pari. Andate a vedere quante volte sono stato testato nella mia carriera: ecco, non credo di aver mai gareggiato in un campo di gioco pulito. Sospettavano anche di me, dei miei record, così nel 2008 mi sono sottoposto a più test alla settimana di sangue e urine: per poter dire che ho vinto 23 medaglie d’oro olimpiche in modo pulito. Ma se vieni trovato positivo, poi, non devi più gareggiare. Ci sono i Giochi degli imbroglioni, questi sono i Giochi olimpici: mi si spezza il cuore vedere persone che si impegnano per quattro anni e vedono i sacrifici vanificati perché qualcuno ha imbrogliato».
➣ E il record del cinese Pan sui 100 stile è credibile?
«È pazzesco ma senza prove non si può puntare il dito. Capisco che la Cina abbia un microscopio puntato sopra».
➣ Non è un po’ drastico chiedere squalifiche a vita per tutti? Possono esserci casi diversi, errori in buona fede.
«Anch’io ho usato un inalatore, avevo un’esenzione per uso temporaneo. Basta seguire le giuste linee guida. Se qualcuno dimentica di farlo, è responsabile». [intervista di arianna ravelli, Corriere della sera]
ITALIANISMI
La partita che sta giocando Malagò
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, intervista stamattina Giovanni Malagò, presidente del CONI, nel pieno di un braccio di ferro con il governo sulla possibilità di restare alla presidenza per un altro mandato, o come scrive Stefano Iannaccone su Domani per trovare un compromesso sulla proroga di un anno, così da poter guidare la macchina di Milano-Cortina 2026.
«Non vorrei sembrare poco elegante, ma dal 90% degli organismi sportivi, atleti inclusi, ho ricevuto segnali molto positivi, affettuosi e chiari. Inoltre non si può trascurare il consenso del 67% dell’elettorato qualificato. Ho letto anche le parole di Luca (Montezemolo, nda), mi hanno fatto molto piacere… Tra me e il ministro non c’è nulla di personale, tuttavia mi chiedo cosa sarebbe successo, a parti invertite, se a 5 giorni dalla chiusura dei Giochi avessi dichiarato che lui avrebbe dovuto lasciare».
➣ Abodi ha semplicemente risposto a una mia domanda senza esprimere un’opinione, ha riassunto il contenuto della legge.
«Ho raccolto decine di testimonianze di sostegno, dopo quell’intervista».
➣ Qualcosa Abodi ha smosso, in fondo le ha fatto un favore.
«Almeno venti atleti mi hanno chiesto se era vero che li stavo lasciando, comunque da Andrea non me lo sarei mai aspettato».
➣ Quando vi siete rivisti alla finale della pallavolo, com’è andata?
«Era seduto a due posti da me, ci siamo salutati, mi ha fatto molto piacere che abbia preso l’aereo da Cagliari per venire alla partita».
➣ Mi tolga una curiosità: se non sbaglio, Pancalli, presidente del Cip, può usufruire della modifica della legge sui mandati perché il comitato paralimpico è passato da ente privato a pubblico. Pancalli lo presiede dal 2003, è al ventunesimo anno.
«Premetto che sono felice che Luca possa continuare a dirigere un organismo che ha avuto uno sviluppo verticale e che ho sostenuto fin dal primo momento. Ma è come se avesse azzerato le lancette. Se è possibile per uno non capisco perché non possa esserlo per altri. O meglio, lo capisco, purtroppo».
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La cultura sportiva in Italia
“La scherma ha dato molto meno del previsto, non credo per colpa degli arbitraggi, che sono stati comunque modesti. L’unico che mi sento di definire vergognoso è stato quello che ha umiliato il nostro Settebello nella Pallanuoto. Hanno fatto bene a voltare le spalle agli arbitri durante gli inni”.
[Stefano Barigelli, direttore della Gazzetta dello sport]
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TITOLI
▥ Repubblica: “Al Centro Pavesi, le radici dell’oro atteso una vita” – La casa del volley ha formato le big azzurre da Egonu a Orro. Qui la firma di Velasco da ct ➔ Luigi Bolognini ha scritto: “L’idea di questo club venne a fine anni Novanta all’allora ct della Nazionale femminile, Julio Velasco (ops), e da allora è stato il trampolino di lancio per atterrare nella squadra maggiore.
Ma è più di un semplice gruppo di ragazze: le selezionate, le migliori giovani sparse per l’Italia e selezionate dai tecnici federali, arrivano in questa struttura di via De Lemene, periferia nord di Milano, per giocare, e giocare partite vere. Certo, la mattina vanno a scuola, e nel pomeriggio si allenano regolarmente. Ma il Club Italia è iscritto alla serie A2. … Insomma, le giovani che ci entrano ne escono giocatrici vere, formate, pronte per un’eventuale convocazione nella squadra maggiore”
▥ La Stampa: “Il governo tira dritto: niente quarto mandato, Malagò via a maggio” ➔ Federico Capurso ha scritto: “Il numero uno del Coni dovrà lasciare con i Giochi Invernali alle porte. Ma la possibilità che possa correre per la presidenza del Cio spaventa L’attuale presidente potrà quindi giocare in ogni caso una sua partita, anche solo appoggiando un candidato di fiducia, se dovesse essere escluso in prima persona dalla corsa. Per questo, il senatore Paolo Marchesini, responsabile Sport del partito, cerca di ricucire lo strappo. A Palazzo Chigi non vogliono tagliare fuori dal Coni Malagò, con tutti i veleni che questa scelta porterà con sé, per poi ritrovarlo sulla poltrona ancor più prestigiosa del Cio”.
▥ Corriere della sera: “Vertice Coni, le tensioni e il futuro di Malagò. FdI: no ad altri mandati, ma ruolo di primo piano” ➔ Fabrizio Caccia ha scritto: “Il ruolo di primo piano potrebbe essere un altro: la Figc, la Federcalcio. In fondo, la porta l’aveva aperta sempre il ministro Abodi una settimana fa: «Il presidente Gravina (Gabriele Gravina, presidente Figc dal 2018, ndr ) ha detto a me che intende fare un passo indietro, ma vuole prima capire in che mani lascia la Federcalcio»”
▥ Repubblica: “Tutto l’oro è paese. La fabbrica di Roncadelle dove crescono i campioni” – Nel comune bresciano ci sono 9500 abitanti 1250 tesserati e 14 società. Un palasport, tre palestre, strutture per la pesca sportiva e la mountain bike
AMERICHE
La nuova carriera NCAA dell’allenatrice di Simone Biles
Ha allenato Simone Biles e Jordan Chiles, le ha viste arrivare all’oro nel concorso a squadre di Parigi, ora Cecile Landi cambia, ha un altro obiettivo. “Risvegliare un gigante addormentato della NCAA”, la University of Georgia, dove sarà la co-head coach. A questa svolta nel percorso, suo e della palestra di Simone Biles, il Washington Post dedica un approfondimento con Emily Giambalvo. La figlia di Landi, Juliette, ha gareggiato a Parigi nei tuffi sincronizzati da 3 metri, “trasformando l’Olimpiade in una gita di famiglia”.
Tutto stava andando bene in casa sua, terribilmente bene, “e in un certo senso è per questo che Landi sente sia arrivato il tempo di voltare pagina. Landi sentiva da un po’ di voler provare ad allenare a livello universitario, dove le routine sono leggermente più semplici ma con un formato di competizione molto diverso e orientato verso il concorso a squadre. Non sapeva ancora quando né dove. Ad aprile, la University of Georgia ha licenziato il suo allenatore, il nazionale olimpico 2004 Courtney Kupets Carter. L’allora assistente Ryan Roberts ha fatto domanda per il posto di vertice. Aveva lavorato alla WOGA quando Landi allenava lì, e nel suo colloquio, all’insaputa di Cecile, ha detto che avrebbe voluto che lei lo raggiungesse come co-direttrice del programma. Il direttore atletico l’ha contattata e hanno trovato l’accorso. La University of Georgia era un tempo la capofila della ginnastica universitaria. Ha vinto cinque campionati nazionali consecutivi dal 2005 al 2009. “Ora Landi e Roberts cercheranno di far rivivere una dinastia che dorme” conclude il Washington Post.
ALLONSANFAN
Teddy Riner vuole arrivare fino a Los Angeles
Fermarsi no, fermarsi non se ne parla proprio. Teddy Riner dice di essere nella miglior forma di sempre e allora va, tira dritto, dopo la quinta Olimpiade a una settima medaglia, prova ad arrivare fino a Los Angels 2028, un progetto che stamattina confessa in una intervista lunga tre pagine con L’Équipe, con “occhi piccoli ma grande sorriso, appena tornato da un breve viaggio nella natia Guadalupa, finalmente libero dalla pressione XXL avvertita sulle sue spalle pur larghe”
Riner ha detto: «Tutti dicono che devi uscire dalla porta principale. Penso che questa espressione sia proprio per idioti. Quando hai un record come il mio, di uscire dalla porta principale cosa ti importa? La domanda è un’altra: sei capace di affrontare questa sfida? Sei ancora all’altezza? Non sei troppo vecchio?». Il judoka che ha acceso il calderone la sera del 26 luglio racconta del lavoro fatto con una psicologa, del ruolo importante che attribuisce al fedele sparring chiamato a imitare in allenamento lo stile degli avversari, fino alle emozioni vissute da tedoforo.
«Avevo paura anche di quello. Mi sono detto: Teddy, questi sono i tuoi Giochi, accettali, vivili al massimo e concentrati nuovamente. Hai ancora sei-sette giorni dopo la cerimonia. Questi sei-sette giorni mi sono sembrati un mese. Era tutto scritto. E ora? Sono già pronto. Mi sono ripreso. Fisicamente non ho alcun dolore. Mentalmente, sto già iniziando a riprendermi. Ho già voglia di ricominciare. Ma è importante recuperare mentalmente e lasciare respirare il corpo perché altrimenti mi farò male. So che Los Angeles è possibile. So che lo voglio. Lascerò parlare il desiderio. Fare i Mondiali non è ciò che mi motiva. Ma magari vado a prendermi un dodicesimo titolo. Non mi metto pressioni, ma devo puntare al titolo europeo a squadre che mi sta a cuore con il PSG»
TITOLI
▥ Corriere della sera: “Macron, addio tregua olimpica. Parte la sfida per il nuovo governo” – Il presidente: dobbiamo stare uniti. La prossima settimana le consultazioni per la coalizione.
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Lo sport spagnolo chiede più soldi al governo per eccellere
Quando i Giochi olimpici diventano ragioneria, sul tavolo spesso rimane la frustrazione. Ma dietro la frustrazione dei numeri si nascondono scelte, decisioni, modelli di sviluppo, sistemi di pratica sportiva. Ne ha parlato Diego Torres su El Pais esaminando il rendimento della Spagna, un grande classico di fine Olimpiade, la Spagna che guarda il suo medagliere, guarda i paesi confinanti e maledizione i conti non tornano mai.
Alejandro Blanco, presidente del comitato olimpico, aveva predetto il superamento delle 22 medaglie di Barcellona ‘92, di cui cui 13 d’oro. A Parigi invece sono state 18, una in più rispetto a Tokyo 2021, cinque d’oro [“solo cinque” scrive in realtà Torres]. Gli ori sono arrivati dalla vela [“nella 49r, un classico spagnolo”]; nel calcio [“altra monocultura iberica”]; nella pallanuoto femminile [“dopo un progetto a lungo termine che ha prodotto l’argento nel 2012 e nel 2021”] e nell’atletica con il salto triplo e la marcia. Meno del previsto, dice El Pais, soprattutto se si considerano due fattori che distorcono le statistiche. A Barcellona si tennero 260 eventi, il 26% in meno rispetto a Parigi, dove in palio c’erano invece 329 medaglie d’oro. In secondo luogo, la Russia non ha gareggiato e le sue 71 medaglie di Tokyo andavano redistribuite per il mondo.
Così, nonostante le prime pagine roboanti del giornalismo sportivo spagnolo, c’è un pezzo di Spagna poco convinto che il paese possa dirsi nell’élite del mondo. Dopo otto medaglie ai Mondiali di canoa 2023, la canoa è tornata a casa delusa da due bronzi [“forse per le cattive condizioni atmosferiche”]. Fatta eccezione per la boxe [due medaglie], gli sport di combattimento come il judo, il taekwondo, la lotta e la scherma non hanno prodotto sorpresa.
“Il raccolto della Spagna – scrive El Pais – è in contrasto con quello dei paesi ai quali possiamo paragonarci per demografia e risorse economiche, come l’Olanda, con un rapporto di 14 medaglie d’oro su 33 o l’Italia con 11 medaglie d’oro su 40. La stessa Ungheria con 5 ori e 18 podi è molto lontana in termini di popolazione e di PIL”.
Sotto la pressione di numeri e bilanci in chiaroscuro, il presidente del comitato spagnolo ha preso il toro per le corna: in Spagna ancora lo fanno. Ha detto che la Spagna deve ridefinire il ruolo del governo nella pianificazione sportiva, perché la responsabilità delle prestazioni elevate dipende dal denaro pubblico che un ministero dà alle federazioni. «Nei paesi di maggior successo, il governo dà soldi al Comitato Olimpico nazionale che si occupa della distribuzione. Succede in Corea, Giappone, Italia, Paesi Bassi. Questo sistema consente la pianificazione sportiva a lungo termine. Per ottenere risultati, abbiamo bisogno di una pianificazione continua. Non dobbiamo pensare ai Giochi del 2028, ma ai Giochi del 2036».
▥ E ADESSO CALCIO, TANTO CALCIO, SOLO CALCIO Per tutta la durata dei Giochi, su El Pais c’è stata una rubrica a cura di Juan Manuel Iturriaga, ex ala grande del Real Madrid tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta. Abbiamo fatto in tempo a sentire il suo nome dalla voce di Aldo Giordani. È stato un avversario dell’Italia nella finale degli Europei a Nantes, l’anno dopo andò a vincere l’argento alle Olimpiadi di Los Angeles.
Iturriaga chiude stamattina il suo diario olimpico scrivendo che “siamo tutti d’accordo nel dire che lo sport allena, educa, insegna valori per la vita, mostra l’importanza di saper lavorare in squadra e tante altre cose positive: ma allora perché non viene trattato come dovrebbe? Nei progetti educativi delle nostre scuole resta irrilevante. Qui credo che siamo in ritardo rispetto agli altri paesi nostri vicini. Concludo facendo i complimenti a chi ha partecipato. Quelli che hanno fatto bene e quelli che non hanno soddisfatto le loro aspettative. A chi ha pianto di gioia e a chi lo ha fatto per dolore. A chi tornerà nel 2028 e a chi li vedrà in tv. A quelli che hanno lottato per il podio e a quelli che è stato un enorme successo arrivare in semifinale. Partecipare ai Giochi è alla portata di pochissimi e si può ottenere solo con una dose stratosferica di lavoro e fatica. Come ha detto Nadal, chiunque pensi che sia facile, non ne ha idea. Da oggi l’attenzione mediatica sarà nuovamente monopolizzata dagli appassionati di calcio, il 75% delle specialità scomparirà dai radar, alcuni atleti veterani si ritireranno, gli altri inizieranno ad aspettare Los Angeles”.
Il verbale della scarcerazione dei due rugbisti francesi in Argentina
Hugo Auradou e Oscar Jegou, agli arresti domiciliari dal 17 luglio a Mendoza, sono stati rilasciati ieri, ma dovranno rimanere in Argentina in attesa della conclusione delle indagini. L’Équipe ha potuto leggere il rapporto del pubblico ministero sulle numerose contraddizioni presenti nella testimonianza della donna che ha sporto denuncia contro i due rugbisti accusati di violenza sessuale. La notizia è arrivata intorno alle sette di ieri sera in Europa. Dopo aver sentito il parere dei dei pubblici ministeri, da Dario Nora incaricato delle indagini a Gonzalo Nazar procuratore aggiunto, la Procura ha rilasciato Auradou e Jegou senza autorizzarli a uscire dal paese. Dovranno restare in Argentina a disposizione delle indagini, “ma tutto fa pensare che la conclusione potrebbe avvenire nelle prossime settimane. Mancano – scrive L’Équipe – una perizia psicologica della denunciante e le conclusioni sulle due tenute sui giocatori”.
Il giornale riferisce che secondo il referto medico allegato alla documentazione dell’indagine, non ci sono stati né pugni né lo strangolamento denunciato. Il dottor Sonego ha spiegato nella sua deposizione che la lesione all’occhio potrebbe essere stata prodotta per sfregamento, escludendo anche l’ipotesi di uno schiaffo, oltre che quella del pugno: “Avrebbe provocato una contusione sulla palpebra superiore ed una reazione congiuntivale, segni non riscontrati nella denunciante”. Sono assenti anche segni dei morsi in più punti dichiarati dalla donna e le immagini video “non suffragano la teoria dello stato di shock” dichiarato.
In undici pagine sono contenute le argomentazioni dell’accusa che hanno portato la procura a prendere la decisione di rilasciare i due rugbisti perché “attualmente non esistono prove sufficienti per autorizzare una richiesta di custodia cautelare degli imputati”, si legge, precisando che in questa fase il rischio di ostacolare le indagini o di scappare sembra essere stato neutralizzato. Il procuratore capo Chaler precisa di aver assistito personalmente alle udienze della denunciante lo scorso 6 agosto e dei due giocatori l’8. I pm hanno analizzato quelle che chiamano “discrepanze con il resto delle prove finora prodotte” tra cui le immagini delle videocamere in discoteca e in ‘albergo”. La donna ha dichiarato di aver “percepito un cambiamento nelle intenzioni di Hugo Auradou quando si è abbassato i pantaloni nel corridoio dell’ albergo. Ma il pubblico ministero – si legge su L’Équipe – ritiene che avrebbe potuto andarsene quando Auradou è tornato alla reception per ritirare una nuova tessera magnetica. Il messaggio lasciato all’amica in quel lasso di tempo [Sono uscita con un rugbista straniero, sono nel suo albergo, non contare su di me, ok?] è incompatibile – dice il pm – con una persona che prova paura o terrore”.
Un’altra discrepanza che il pubblico ministero ha giudicato rilevante è che Oscar Jegou arriva nella stanza 603 quasi un’ora dopo, non a distanza di sei minuti. Prosegue il magistrato: «Nelle riprese video la si vede lasciare la stanza alle 8:26 e 7 secondi sorridente, guardando la telecamera di sicurezza, correggendo la sua acconciatura e continuando a sorridere in ascensore. Secondo i gesti osservabili tramite le telecamere, non viene percepita come una persona sconvolta o traumatizzata in fuga dalla stanza»
Seguono le valutazioni sui numerosi messaggi audio scambiati tra la donna e l’amica presente con lei quella sera in discoteca. La Procura non vede «alcuna correlazione tra i fatti raccontati e le conversazioni. Se avesse subito un attacco della portata da lei denunciata, non avrebbe iniziato la conversazione ringraziando l’amica per aver fatto lo sforzo di portare sua figlia a casa, affinché potesse uscire a ballare».
Ma come sappiamo da numerosi altri procedimenti di violenza sessuale, tutto questo ancora non prova l’elemento decisivo, la consensualità del rapporto.
TENNIS
Popyrin rimette l’Australia sulla mappa
Oh, qui è ricominciato pure il tennis nel suo andirivieni per il mondo. Jessica Pegula è diventata la prima donna dopo 24 anni a confermarsi nell’albo d’oro del Masters 1000 di Canada, stavolta giocato per le donne a Toronto e per gli uomini a Montreal. Ha battuto in finale una Amanda Anisimova ritrovata, 22 anni, uno stop l’anno scorso per rimettere serenità nei pensieri, cinque Top-20 battute questa settimana, il ritorno fra le prime-50 al mondo.
In campo maschile invece c’è stata la sorpresona-ona-ona. Rublev è stato battuto da Alexei Popyrin, il primo australiano in più di due decenni a conquistare un Masters 1000, da quando cioè Lleyton Hewitt vinse nel 2003 a Indian Wells.
“Unendo un tocco sublime a una potenza di fuoco feroce, Popyrin ha surclassato il turbolento numero 6 del mondo”, esulta il Guardian nella sua edizione australiana. Ha vinto in un’ora e 29 minuti e si è infilato in tasca a una velocità considerevole un assegno da 1,05 milioni di dollari USA. «Significa il mondo» è la frase che Popyrin consegna alla storia. Ha battuto pure lui cinque top-20 consecutivi in settimana, portando la sua classifica dal 62esimo al 23esimo posto. Avrà una testa di serie agli US Open, per la prima volta in uno Slam.
Se Mameli vi ruggisce dentro, sfamatelo con la notizia che sedici posti li ha guadagnati pure Arnaldi, entrato fra i primi 30 al mondo.
Popyrin è anche il primo tennista della storia a conquistare un torneo Masters 1000 con un cognome da prodotto a base di paracetamolo: leggere attentamente il foglietto illustrativo e tenere al di fuori dalla portata dei bambini [queste ultime 14 parole vanno lette molto velocemente, se non lo avete fatto per favore tornate indietro e ripetete tutto daccapo].
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E se i campionati di calcio fossero come il Mondiale di F1?
Oh, visto che allora sta arrivando il calcio, arriviamoci così. Con una giocoleria travestita da accademia. Da sabato poi promettiamo di scannarci con la VAR. In Spagna hanno immaginato come sarebbe bella il campionato se fosse come la Formula 1. Sul serio. È l’approccio per un nuovo metodo di scrivere la classifica proposto da Francisco Pedroche, ricercatore presso l’Istituto di Matematica Multidisciplinare dell’Università Politecnica di Valencia, evidentemente annoiato in pausa pranzo.
Il metodo non è così rivoluzionario. Consiste nell’ordinare di volta in volta le squadre in base ai risultati del week-end e alla differenza reti, in caso di parità vale il maggior numero di gol segnati [e qui in Italia già alla prima giornata potremmo litigare sulla differenza tra chi fa vendere i biglietti e chi fa vincere le partite, i giochisti, i risultatisti, la miglior difesa è l’attacco, ma no, il calcio è semplice, mettiamo il pullman davanti alla porta, eccetera eccetera].
Insomma. Secondo questa formula, qualsiasi squadra potrebbe vincere uno dei 38 Gran Premi, come fossero le tappe della Vuelta, dice Pedroche usando un altro paragone. Così, nella Liga del 2023-24, le squadre campione di ogni giornata sarebbero state il Real Madrid [10 volte], il Girona [6 volte], l’Atlético di Madrid [4], il Barcellona [3], seguite da Alavés, Athletic, Osasuna, Real Sociedad, Siviglia, Valencia e Villarreal [2]. Anche il Celta avrebbe vinto una volta, chissà se con i caroselli in città.
A quel punto si tirano le somme come si fa in Formula 1 e sempre il Real Madrid vince lo scudetto, ma “il calcio deve offrire spettacolo e con questo metodo – scrive El Mundo nel raccontare l’abisso nel quale sono precipitati gli accademici di Spagna – Pedroche ritiene che ce ne sia: più gol, più interesse” [e qui in Italia alla seconda giornata potremmo litigare sulla differenza tra chi fa vendere i biglietti e chi fa vincere le partite, i giochisti, i risultatisti, la miglior difesa è l’attacco, ma no, il calcio è semplice, mettiamo il pullman davanti alla porta, eccetera eccetera].
Il matematico valenciano inappetente ha immaginato proprio di dare 25 punti al primo di ogni tappa, 18 al secondo, 15 al terzo, 12 al quarto, dieci al quinto, otto al sesto, sei al settimo, quattro all’ottavo, due al nono e uno al decimo.
«Una prova della validità del metodo proposto – dice il professore che evidentemente non deve avere studenti alla porta nell’orario di ricevimento – è che la classifica generale è molto simile a quella finale della Liga 2023-24. La squadra campione sarebbe stata la stessa e pure le qualificate per la Champions League non cambierebbero».
Ora, da qualche anno noi siamo abituati a considerare la figura del Professore di Spagna come quella di un uomo geniale. Tutta colpa della Casa di Carta. Qui, ecco, come dirlo, la domanda del cronista è una: pr’essò, ma se la classifica è uguale a quella che viene fuori dal sistema attuale, perché dovremmo abbracciare questo metodo scritto sul tovagliolo in sala mensa?
Il Professore non sarebbe tale se non avesse la risposta alla capziosa domanda. Dice che così «c’è la possibilità che ogni città possa festeggiare una vittoria ogni fine settimana, un incentivo importante per motivare i tifosi a seguire la competizione». Allo stesso modo, insiste – e insiste, direbbe Totò – «rompe la monotonia di avere le stesse squadre in testa alla classifica per molto tempo».
Pr’essò, questo è un tema che ci tocca il cuore. Facciamo così. Noi adesso ce ne torniamo di là a fare una simulazione sulla serie A e domani ne riparliamo. Sempre meglio di discutere della VAR oppure ritrovarsi già alla terza giornata a litigare sulla differenza tra chi fa vendere i biglietti e chi fa vincere le partite, i giochisti, i risultatisti, la miglior difesa è l’attacco, ma no, il calcio è semplice, mettiamo il pullman davanti alla porta, eccetera eccetera.
IL CALCIO ITALIANO
Domani la Supercoppa dell’Atalanta
▥ Lautaro Martinez ha avuto nove milioni di ragioni per rinnovare felice con l’Inter. Così titola il Corriere della sera sul fatto del giorno nel perimetro del calciomercato di serie A. Beppe Bergomi a La Stampa dice che però l’età media della squadra è troppo alta, mentre Motta con Koopmeiners avrà un super centrocampo.
▥ “La Juve prende Kalulu” va dritta Repubblica dopo l’inizio della trattativa con il Milan. Il Corriere dello sport-stadio parla di Brescianini al Napoli, Massimiliano Gallo la chiama la matrice italiana di Antonio Conte e scrive: “Brescianini è il classico calciatore che col tecnico salentino può migliorare tantissimo. È uno che ha corsa, che sa cos’è il sacrificio ma ha anche tecnica. Un buon sinistro e una visione periferica che balza all’occhio. Un pezzettino alla volta, il Napoli di Conte sta prendendo forma. Forse un po’ troppo lentamente. Ma senza compromessi”
▥ La Gazzetta dello sport invece stamattina ha convinto Arrigo Sacchi a farsi intervistare. Parla della finale di Supercoppa di domani fra Real Madrid e Atalanta e di questo duello italiano in panchina fra Ancelotti e Gasperini. E niente, lui dice che sono «due allenatori che cercano, con modi e stili diversi, di mettere in difficoltà l’avversario. Non pensano a difendersi, ma attaccano e cercano il dominio del campo. La sua Atalanta – dice di Gasperini – a differenza della maggior parte delle squadre italiane, rischia, non tiene tanti uomini in difesa, aggredisce, non ha paura», e questa cosa qui, non so se sapete, a Sacchi sta parecchio a cuore.
▥ La Gazzetta dello sport: “I costi del calcio in tv” – La serie A è il torneo meno caro d’Europa. La pirateria è una piaga”.
TITOLI
▥ Corriere della sera: “Morata e Campello, la rottura inattesa della coppia perfetta” – L’annuncio dopo le foto insieme. Follower increduli
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C’è una squadra fantasma al Tour de France
Asal Rizaeva ha 19 anni e il suo miglior risultato in carriera è stato il sesto posto ai campionati nazionali di quest’anno. Mohinabonu Elmurodova ne ha 18 ed è stata ottava al Gran Prix Apollon Temple del 2023. madina Kakhorova di anni 22, è la seconda cronowomandel suo paese. Ekaterina Knebeleva, anni 27, è stata campionessa nazionale su strada sei anni fa. Sono quattro delle cinque ragazze ritirate dopo una sola tappa al Tour de France e sono tutte della Tashkent City Women Professional Cycling Team. Quattro ritiri che aumentano gli interrogativi, dice L’Equipe, il giornale di proprietà dell’organizzazione. Non sono riuscite a tenere le ruote del gruppo, “ruote calme” dice il giornale: da Rotterdam a L’Aja sono andate a 44 km orari. Le ragazze di Tashkent City sono rimaste in tre “ed è quello che molti temevano” scrive Manuel Martinez. La sua partecipazione è nata “dal desiderio del governo uzbeko di avere il massimo di rappresentanti ai Giochi Olimpici di Parigi. La missione è stata affidata all’americano Gleb Groysman, ex allenatore di Pavel Sivakov ed ex direttore sportivo della squadra Novo Nordisk. Sono a qualificarsi per i Giochi Yanina Kuskova e Olga Zabelinskaya, rispettivamente 51esima e 70esima il 4 agosto, mentre il giorno prima, l’unico rappresentante maschile non aveva terminato l’evento”.
Nel racconto de L’Equipe la squadra uzbeka ha sfruttato tutte le possibilità del regolamento per vedere realizzato il proprio sogno olimpico e per portare la squadra femminile a una prima partecipazione al Tour de France. “La federazione non ha esitato a organizzare campionati nazionali fantasma nel 2023, con dieci rappresentanti della squadra ai primi dieci posti, facendo il pieno di punti UCI. Dopo la denuncia, le autorità internazionali hanno ritirato i punti ottenuti, ma non abbastanza per impedire alla squadra uzbeka di arrivare seconda nella classifica continentale dietro la Cofidis e qualificarsi così ai tre Grandi Giri femminili. Allo stesso tempo, la Federazione uzbeka non è sanzionata dall’Unione ciclistica internazionale. La squadra di Tashkent City aveva già chiuso il Giro d’Italia con una sola ciclista. Al Giro di Svizzera il disastro si è ripetuto con sei ragazze fuori tempo massimo alla seconda tappa, mentre l’ultima, la veterana Zabelinskaya, risultata positiva a uno stimolante nel 2014, oggi 43enne, squalificata il giorno dopo senza ulteriori precisazioni.
Oggi due semitappe, ancora in Olanda.
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RUOTE 9.30 Tour de France Femmes, tappa-2 – su Eurosport1 13.00 Tour du Limousin, tappa-1 – su Discovery+. 15.30 Tour de France Femmes, tappa-3 – su Eurosport1 TENNIS 17.00 ATP e WTA Cincinnati, primo turno – su Sky PODEMI 20.30 Trofeo Silvio Berlusconi: Milan vs Monza – su Canale 5 e su Mediaset Infinity. |
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