| No, queste non sono domande da rivolgere al mister e non siamo neppure qui per parlare di calcio. Le due considerazioni più consumate dentro il perimetro del calcio italiano [ma non solo], sono espulse da Parendorn e Düsseldorf, dove la Francia ha preparato il suo ingresso a Euro 2024 parlando di politica, che non è una parola sporca, ma significa parlare di noi, delle nostre scelte, del nostro futuro. “Siamo in un momento cruciale nella storia del nostro Paese”, questo ha detto Mbappé, non il 4-4-2. Il presidente Diallo lo aveva convocato al telefono in fretta e furia, devi parlare, domani, domani stesso, dopo aver sentito Marcus Thuram rompere il fronte del silenzio e chiamare il popolo francese a sollevarsi contro l’estrema destra di Marine Le Pen, come suo padre a suo tempo aveva fatto contro Jean-Marie.
Eh sì, Mbappé ha parlato, probabilmente senza dire quel che Diallo avrebbe voluto ascoltare. E’ stata più un’eco a Thuram che un controcanto. S’è intuito subito, dal suo bonjour sfrontato, che “Mbappé non aveva intenzione di abbandonare il suo compagno in prima linea. Si era preparato” scrive L’Equipe sottolineando che ha padroneggiato la conversazione con la stessa facilità e la stessa velocità che lo caratterizza quando entra in campo. «Voglio rivolgermi al popolo francese, alle giovani generazioni. Vediamo molto chiaramente che gli estremismi sono alle porte del potere. Abbiamo l’opportunità di scegliere il futuro del nostro Paese. Invito tutti i giovani a votare. Ogni voce conta, questo non va trascurato. Spero che faremo la scelta giusta e che sarò ancora orgogliosi di indossare questa maglia il 7».
Mentre Didier Deschamps attendeva nella stanza accanto, il suo capitano spiegava che un’iniziativa collettiva dei giocatori potrebbe vedere la luce, presto, molto presto, per esprimere una posizione comune.
Prendendo posizione contro la divisione del Paese e contro gli estremismi, affermando che la partita contro l’Austria è meno importante di quella che si gioca nel paese, Kylian Mbappé ha ufficializzato domenica i due campi in cui i Blues hanno scelto di battersi. Così commenta allora Vincent Duluc sempre su L’Equipe, scrivendo che “mai così, mai in un momento simile, mai c’era stato un giocatore così, con questa forma, acuto, brillante, controllato. Mai nella storia della squadra francese abbiamo assistito all’incrocio di un momento importante della vita politica francese, le parole di un capitano e un grande evento sportivo. Scegliendo di confrontarsi con la situazione politica in Francia, alla vigilia della partecipazione a Euro 2024, pronunciando parole forti il giorno dopo quelle di Marcus Thuram, invitando a lottare contro gli estremismi e non contro uno solo, assicurando che ciò è più importante di Austria-Francia per il quale si prepara da mesi, Kylian Mbappé ha sconvolto il rapporto tra sport e politica francese”.
A quel punto, nell’altra stanza, Didier Deschamps è andato in crisi. Quando è apparso sulla scena dopo il capitano, era “sconcertato, teso e a disagio, non trovando le parole per restare sul crinale, riluttante per funzione e per natura a scegliere lo stesso terreno dei suoi giocatori, Deschamps ha vissuto tutte le difficoltà di questa miscela di messaggi senza precedenti. Come si può parlare del 4-4-2 quando Mbappé si chiede se il 7 luglio sarà ancora orgoglioso di essere francese?”.
Duluc dice che non esistono precedenti in un contesto così competitivo, “nessuno può prevedere l’impatto di questi discorsi pubblici sulla partita contro l’Austria. Ma può essere anche un motivo in più per essere squadra, e per lottare insieme. Per dirla tutta, sul piano strettamente calcistico, i discorsi fatti nei giorni scorsi a Paderborn erano stati poco mobilitanti. Tutto era quasi troppo calmo, mentre le squadre francesi che entrano in un grande torneo preferiscono sempre che ce ne sia poca, come se l’assenza di tensioni, critiche e dubbi fosse sempre una brutta notizia. Questa tensione è stata stabilita su un altro terreno“, e in un mondo ideale – spiega l’editorialista de L’Equipe – tutti dovrebbero separare le parole dalle azioni, nessuno dovrebbe collegare il risultato di stasera all’uscita di Thuram e Mbappé. In realtà il precedente della Germania in Qatar ci dice cosa aspetta la Francia. I tedeschi misero la mano davanti alla bocca per denunciare la censura della FIFA contro la fascia arcobaleno che loro intendevano mettere al braccio. L’eliminazione al primo turno fece dire all’opinione pubblica che dovevano pensare a giocare. E’ il rischio a cui va incontro ora Mbappé per essersi esposto.
“La realtà – continua appunto Duluc – è che Mbappé può sottolineare che la posta in gioco delle prossime elezioni è più importante di questa Austria-Francia, ma sa sicuramente che gli verrà rimproverato in caso di sconfitta. Questo lunedì ci farà sapere se siamo in grado di connetterci sia al mondo sia alle grandi competizioni, se possiamo prepararci per una battaglia intraprendendo una lotta ancora più grande, ricordando che nella vita reale della Quinta Repubblica come ai 17esimi Europei di calcio, conta tutto, a partire dal primo turno”.
La Francia, questa Francia, ha giocato tre finali negli ultimi quattro tornei, ma ha chiuso il ciclo dei Lloris, Varane e Mandanda, il ritorno di N’Golo Kanté continua a dare l’impressione di una continuità, quando si tratta molto probabilmente di un ripescaggio mirato a colmare certe lacune a centrocampo, in un gruppo che guarda avanti.
TITOLI
Corriere della sera: “Il collezionista Deschamps e l’ideologo Rangnick. Lo scontro è in panchina” – Il c.t. dell’Austria senza paura davanti al dream team francese ➔ Paolo Tomaselli scrive: “La nuova Austria è qui senza il portiere Alexander Schlager, il capitano Alaba nel cuore della difesa, il perno del centrocampo Xaver Schlager e l’attaccante Kalajdzic. Ma questo non limita minimamente gli orizzonti dell’uomo folgorato da Sacchi e Lobanovski, diviso tra la carriera in panchina e quella di manager, una doppia veste e un’aura da guru di cui si era pesantemente invaghito anche il Milan, nell’estate del 2020: «Che l’Austria diventi campione d’Europa è poco probabile, ma non è impossibile» sostiene Rangnick, come un rivoluzionario sognatore. Lo specialista Deschamps prende nota“.
La Stampa: “Mbappé, la discesa in campo” ➔ Giulia Zonca ha scritto: “La generazione Deschamps è stata educata alla neutralità, la generazione Mbappé scarta il concetto. Però qui si tratta di un fuoriclasse che va a cena con Emmanuel Macron, che si intrattiene con Bernard Arnault, l’uomo più ricco del mondo. Mbappé è il talento che prima ha incantato gli sceicchi del Qatar e poi li ha abbandonati. È stato definito: impaziente, arrogante, decisivo, egoista, provocatore, capriccioso, ambivalente, determinante. Pezzi di una personalità che se ne frega di stare dentro una singola foto. Gli va stretta. Mbappé si comportava da alternativo prima di guadagnare milioni, era un punto di riferimento da ragazzino, figuriamoci da capitano della Francia. Frequentare la politica lo rende solo più consapevole e volerlo burattino di Macron significa non tenere conto della sua carriera“