Dopo la sconfitta all’esordio con l’Eire, la seconda partita dell’Italia di Sacchi è già da giudizio universale. Facciamo le corna, titola in prima pagina la Gazzetta, dando le corna da vichingo a Sacchi, prima della sfida alla Norvegia.
Candido Cannavò nel suo editoriale scrive: “Come attratta dall’odor della preda, e arrivata in Gazzetta una troupe della televisione norvegese. Un giornale, si sa, suscita sempre curiosità ed è anche il termometro di uno stato d’animo popolare. Visite del genere, quindi, sono abbastanza abituali, alla vigilia di un evento che ti vede, nel bene o nel male, protagonisti. Ma due domande, tra le tante che ci sono state rivolte, escono dalla routine, anzi capovolgono le parti. Ci spiegano, infatti, come viene vista l’Italia a poche ore dalla «sfida per la sopravvivenza». La prima domanda è pressappoco questa: ma voi siete davvero convinti di poter battere i norvegesi? Ci siamo visti di colpo, noi cittadini di una delle patrie del calcio, nel ruolo di una nazione crepuscolare che deve cimentarsi con i colossi di una forza emergente. Ma non c’era nulla di offensivo, nell’intervistatore. Lui constatava che la Norvegia ha una struttura atletica nettamente superiore alla nostra e che negli ultimi anni ci ha dato grossi dispiaceri, con la nazionale A e anche con quel famoso 6-O della Under che fece indignare Matarrese. Ne veniva fuori una conclusione per noi agghiacciante: mentre l’Italia lotta per la salvezza, i norvegesi cercano la più normale delle vittorie. Ecco l’odor di preda. La seconda domanda, in diretta discendenza della prima, ha una punta di malizia. Che cosa succederà in Italia se perderete questa partita? E qui ho replicato con pari malizia: Cosa volete che succeda? Un processo di qualche settimana, poi la gente tornerà al calcio perché gli amori popolari non tramontano. Ma come, niente catastrofi, vergogne, tragedie nazionali, interrogazioni in Parlamento? Letta la delusione nel volto del collega norvegese, ho fatto ricorso a qualche scongiuro. Una sconfitta dell’Italia? Meglio non pensarci. Ho raccontato questo episodio perché, apprestandoci alle sacramentali due ore di sofferenza, consideriamo inutili i proclami e le parole grosse. Adesso bisogna tentare di vivere col tono giusto questo paradosso azzurro. Abbiamo vestito, come vedete qui in alto, Sacchi da guerriero vichingo immaginando che le recite del catechismo tattico e le nozioni di psicologia da supermarket abbiano lasciato spazio nell’accampamento azzurro alla sana voglia di giocare una partita di calcio, con muscoli, volontà, cervello, coraggio e libertà mentale soprattutto. I gigantoni vichinghi potranno essere battuti dalla velocità e dalla fantasia, non certo da trame marionettistiche pilotate verso il nulla”.
SACCHI LI HA FATTI LAVORARE TROPPO
È vietato avere paura, titola il Corriere della sera. Enzo Bearzot scrive un suo pensiero: Con quell’attacco a cuneo sembra la mia Italia ‘82. Sacchi dovrebbe proporre Signori esterno a sinistra, Baggio e Casiraghi in attacco. Giorgio Tosatti sul Corriere della sera rileva che a questi Mondiali “van forte parecchi stranieri che lavorano o han lavorato in Italia e sono meno bravi degli azzurri in campionato o nelle coppe. Sacchi lo spiega con le diverse condizioni climatiche fra Est ed Ovest; c’è del vero ma i tedeschi ed altri stanno dove stiamo noi. Magari si può domandare perché Matarrese fece carte false per avere New York, dove «avremmo giocato in casa». Il che non è capitato. Può esserci un’altra ragione, avvalorata dai guai muscolari e tendinei di alcuni azzurri e dal loro appannamento agonistico (abbiamo fatto appena un paio di falli con l’Eire): il c.t. li ha fatti lavorare troppo, li ha oppressi. Ora sembra si stia correndo ai ripari”.
Secondo Tosatti invece “utilizzando bene le nostre risorse possiamo essere protagonisti. Abbiamo dei campioni, non dei brocchi; abbiamo gente che sa combattere perché vive nel campionato più duro del mondo. Viste tutte e 24 un dato è sicuro: solo Grecia e Bolivia han creato così poche occasioni da gol come noi. Fu un errore convocare solo 6 centrocampisti (lo dissi a suo tempo): ora ne restano solo 5, pochi per andare fino in fondo”.