Dicono in Inghilterra che esistono due tipi di profezie. Quelle che accadranno qualunque cosa succeda e quelle che possono essere prevenute. Il guaio è che non possiamo sapere quali siano le une e quali le altre. Così nel Regno stanno sempre in guardia. Prendiamo il calcio. Prendiamo la Premier League. Prendiamo il quarto titolo consecutivo del Manchester City. Non c’è nessuno che sappia se poi verranno il quinto e il sesto, se alla fine diventeranno nove consecutivi come con la Juventus in Italia, magari undici come per il Bayern in Germania. Traduzione: la noia.
Ecco, in Inghilterra previdenti come sono, se lo stanno già domandando e tutti rispondono che no, dai, noioso questo ciclo non è, non è stato, forse non sarà.
Once in a blue moon, FOUR times in a row 🌕🩵 pic.twitter.com/nRGMa0ve6v
— Manchester City (@ManCity) May 20, 2024
LA SCOPERTA DI FODEN
“L’assalto di Pep Guardiola ai libri dei record è tutt’altro che noioso. Questa squadra è una bellezza calcistica, piena di stelle di livello mondiale. Ha dato vita ad alcune delle gare per il titolo più emozionanti che il calcio abbia mai visto” scrive il Times.
C’è un signore che è come l’amore di Baglioni, è un piccolo grande eroe, ma senza neppure una sua maglietta fina Brian Marwood se ne sta in disparte, non celebrato. Ha fatto parte del processo di reclutamento che ha portato al Manchester Sergio Agüero, David Silva e Yaya Touré. Ha contribuito a modellare la moderna strategia di sviluppo del club.
Eppure quando a Manchester parlano di Marwood ricordano soprattutto quella sera in cui durante una riunione disse che aveva individuato un calciatore eccezionale: «Viene da Stockport e si chiama Philip Foden». Aveva otto anni. Ecco, se uno passa alla storia con una frase del genere, quelli che gli stanno attorno sono più propensi a convincersi che il dominio del City non sia stato, non sia, solo una questione di soldi.
“Molti club della Premier League hanno soldi – ha scritto Martin Samuel sul Times – non ultimi quelli un po’ più in là”, intendendo il Manchester United.
.@premierleague Player of the Season for a reason 🩵 pic.twitter.com/MtA93Oc0Lb
— Manchester City (@ManCity) May 19, 2024
LA BELLEZZA
“Cosa c’è di così noioso nei campioni del 2023-24? I passaggi accurati? La rifinitura sublime? Un centrocampista centrale la cui lettura del gioco non ha eguali? L’invenzione, l’immaginazione, l’ambizione? Volere la palla, saperla giocare sotto pressione, essere coraggiosi in qualsiasi contrasto. La loro perfezione e la loro precisione fanno addormentare i critici solo perché il City fa sembrare facile tutto, non immaginerete mica che davvero sia così. È difficile giocare alla maniera di Guardiola. Non è certo bellezza inutile. Guardiola – dice il Times – ha cambiato il calcio inglese. Ha cambiato ciò che il gioco chiede ai portieri. Ha scompaginato le limitazioni dei terzini. Guardiola non si limita ad accumulare grandi giocatori. Li prende e li cambia, li migliora, li radicalizza. Altri allenatori, come Gareth Southgate o Jürgen Klopp, si sono ispirati a lui. È stato Guardiola a dimostrare che Kyle Walker poteva diventare un centrocampista ibrido, o un centrocampista a piedi invertiti, e questo ha contribuito alla campagna della nazionale ai Mondiali del 2018, con la rivisitazione di Trent Alexander-Arnold”.
CHAMPIONS AGAIN OLE OLE! 🏆🏆🏆🏆 pic.twitter.com/75a5rVzeLw
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IL FASCICOLO GVARDIOL
L’ultimo capo-lavoro di Guardiola è arrivato con il suo quasi omonimo, Josko Gvardiol, l’ultimo a ricevere un restyling, dice il Times. Ha segnato cinque gol in sette partite fra il 9 aprile e l’11 maggio. Senza precedenti nelle sue stagioni altrove. E poi c’è il lavoro fatto con Stefan Ortega, il portiere. «Senza di lui l’Arsenal sarebbe campione» dice Guardiola, e gli piace ripeterlo pensando alla parata sensazionale contro il West Ham.
Il Times riconosce che in valori oggettivi “non è salutare vincere un campionato quattro volte di fila. Dovremmo essere orgogliosi del fatto che, in tre secoli, nessun club c’era mai riuscito. Non abbiamo mai assistito a processioni su tappeti rossi in questo paese”.
Ci sono dei numeri a cui il Times fa riferimento per provare la sau tesi. Negli 11 titoli consecutivi del Bayern in Bundesliga, solo due volte la seconda in classifica è arrivata a meno di otto punti di distanza. Il margine medio è stato di 12,36 punti. Gli ultimi tre titoli del City sono stati invece vinti con un totale di otto punti: prima cinque, poi uno e ora due. Il City è stato portato all’ultima giornata.
Pep loves Gvardiol 🫂 pic.twitter.com/mjHfP3t0Sw
— Juni🎀 (@rodriiola) May 20, 2024
IL FAIR PLAY FINANZIARIO
E se dopo il quarto arrivassero il quinto o il sesto?
Mmm.
Non accadrà.
In Inghilterra lo scrivono tra le righe, ma lo scrivono.
Il Manchester City potrebbe diventare la più grande squadra della Premier League. In teoria. Nella pratica ci sono 115 accuse che deve fronteggiare, 115 violazioni finanziarie “alla cui ombra non sfuggirà mai, finché non saranno state affrontate” ha detto Jamie Carragher sul Telegraph.
La prima parte del suo intervento è un lungo elogio a Guardiola, “il più grande allenatore dell’era moderna”. Ha vinto 175 partite su 228 in Premier League. I punti accumulati nei campionati vinti sono poco meno di 93 di media a stagione. Quando lo United ne vinse tre di fila, mise insieme 88 punti di media. Il Liverpool degli anni Ottanta si era spinto a 83 [ma con 4 Coppe dei Campioni].
“Negli anni della Premier League – dice Carragher, cuore Liverpool – l’asticella è stata alzata a un livello senza precedenti , solo il tribalismo impedisce ai rivali di riconoscere ciò che ha fatto Guardiola. Solo Jürgen Klopp ha impedito al City di vincere sette scudetti consecutivi, mentre Ferguson ha avuto bisogno di sette stagioni per vincere il primo”.
Anche Carragher conviene con Martin Samuel che sarebbe “assurdo descrivere Guardiola come un manager di libretti di assegni. spendere molto non è garanzia di successo e non garantisce che una squadra sia allenata brillantemente come il City. Se fosse così facile, Manchester United e Chelsea non sarebbero dove sono adesso”.
Sulla base degli ultimi salari pubblicati, gli stipendi dello United sono più alti di quelli del City. La spesa per i trasferimenti del Chelsea è stata pari, e in molte estati finanche superiore, a quella di Guardiola. “Purtroppo per Guardiola – sostiene Carragher – la portata del suo talento rischia di non essere del tutto apprezzata finché non si allontanerà dalla Premier League. Quando se ne sarà andato, il City continuerà a investire molto ma non raggiungerà mai più le stesse vette”.
Tuttavia.
Eccolo il tuttavia.
Tuttavia ci sono quei 115 capi d’imputazione relativi agli anni 2009-2018.
Carragher sottolinea che “il tempo impiegato per affrontare la questione è imbarazzante per il City e per la Premier League. L’accusa è enorme. Un campo minato. Mi piacerebbe sapere cosa pensano i proprietari del City, o quelli che li consigliano. Devono rendersi conto che si tratta di un disastro nelle pubbliche relazioni. Guardiola dovrebbe essere celebrato per il suo genio sia dai tifosi neutrali sia da quelli del City. Ma che piaccia o no a lui e al suo club, il City non sfuggirà mai all’ombra delle accuse finché non saranno affrontate. Questo è ciò che mi sconcerta di questa sordida faccenda. Quando vengono mosse delle accuse contro individui che hanno l’assoluta certezza della propria innocenza, di solito ci si aspetta che le persone coinvolte chiedano di organizzare subito un’udienza, il prima possibile, per chiarire. Dov’è invece la dichiarazione del City che esprime frustrazione o rabbia per il fatto che il processo stia andando per le lunghe? Guardiola merita di meglio che sollevare la sua sesta Premier League sotto una nuvola del genere”.
Just a friendly reminder that we wouldn’t have won the Premier League without Oscar Bobb’s last minute winner against Newcastle 🤩 pic.twitter.com/FDUNRNC0Zk
— Real Talk Manchester City (@RealTalkMCFC) May 19, 2024
L’ANTIGUARDIOLISMO DI GUARDIOLA
Jonathan Wilson, storico delle idee del calcio, sul Guardian scarta a sua volta l’ipotesi della noia perché il Manchester City ha cambiato più volte pelle, adesso è finanche diventato meno guardiolista, per permettere ad Haaland di infierire sulle difese avversarie.
“Quando il Leicester vinse la Premier League – dice Wilson – ciò che contava non era il modo in cui lo aveva fatto, ma semplicemente il fatto che ci fosse riuscito. Si poteva parlare certo delle performance di N’Golo Kanté, Jamie Vardy e Riyad Mahrez, si poteva pontificare su come Claudio Ranieri avesse migliorato Nigel Pearson, qualcuno si soffermò sul significato del ritrovamento del corpo di Riccardo III sotto un parcheggio. Ma fondamentalmente tutto ciò che contava era che avevano sfidato le leggi della finanza e della logica del calcio, e avevano vinto. Al Manchester City le modalità della vittoria sembrano importanti. Quando il chi vince smette di essere un mistero, tutto quel che abbiamo è come vince”.
L’ultimo City è stato più vulnerabile al contropiede avversario, il gegenpressing non ha sempre funzionato come ai primi tempi, quando era stato mutuato da Klopp. Il possesso palla è rimasto quasi invariato al 65%, ma con sfumature diverse. Haaland ha bisogno di palloni diretti per sfruttare al meglio la sua capacità di correre dietro la difesa. La mancanza di un suo contributo a centrocampo crea una rottura con il classico metodo Guardiola. Le sue prestazioni in sordina contro Liverpool e Arsenal, così come nelle due gare dei quarti di finale di Champions contro il Real Madrid, hanno sollevato degli interrogativi. Molti si chiedono cosa faccia quando non segna. Ma se ne ha fatti 27 in campionato, sembra un discorso accademico. Phil Foden, Kevin De Bruyne e Stefan Ortega hanno avuto i loro momenti di gloria, ma il giocatore che si è distinto più di recente è stato Josko Gvardiol.
Il fatto che giochi da terzino sinistro suggerisce un’altra importante modifica al modello iniziale, sostiene Wilson. Un tempo Guardiola sembrava volesse riempire le sue squadre do centrocampisti possibile, poi sono arrivati i terzini, adesso il suo prototipo preferito è il difensore centrale. Gvardiol, Nathan Aké, John Stones, Manuel Akanji, appena può li usa, li usa ovunque, li fa giocare anche da terzini. “Spesso gli allenatori – conclude Wilson – cadono nell’auto-parodia quando entrano nella parte finale della loro carriera. Diventano versioni sempre più inflessibili di sé stessi. È successo a Brian Clough, Arsène Wenger e José Mourinho. L’evoluzione di Guardiola, al contrario, lo ha portato a rendere il City una squadra meno guardiolista”.
E voi che la chiamate noia.
