Che bel tipo, Luis Enrique. Un giorno all’inizio di febbraio, nella città di Strasburgo, cita tutti insieme Orazio, Lorenzo de’ Medici e il professor Keating, invita a godersi l’attimo fuggente, dice che del doman non c’è certezza e che forse saremo tutti morti entro dodici giorni. Nemmeno un paio di settimane dopo parla invece da business man, come un uomo che tiene gli occhi posati sui fogli Excel da mattina a sera, e allora avverte che bisogna prepararsi al futuro, facendo fuori Kylian Mbappé dalla squadra, «perché prima o poi dovremo imparare a giocare senza di lui».
Che bel tipo, scrive stamattina Damien Degorre su l’Équipe, alla vigilia di una partita nella quale il PSG può finalmente liberarsi dal complesso degli ottavi di finale – la soglia dove spesso e malvolentieri la sua grandeur è andata a sbattere in tutti questi anni.
“Il futuro è adesso” dice il giornale francese. Senza Mbappé, il PSG avrebbe comunque i mezzi per eliminare la Real Sociedad, reduce da tre sconfitte di fila di cui due in casa, “ma ridurrebbe il suo margine di errore facendolo partire titolare e si risparmierebbe una crisi sportiva, in aggiunta a quella istituzionale”.
Il PSG è volato nei Paesi Baschi per difendere il 2-0 dell’andata. La Real Sociedad ha perso 4 volte su 7 contro avversarie francesi, inclusa quella volta con il Lione di vent’anni fa, nella prima stagione in cui furono introdotti gli ottavi di finale. I baschi non vincono in casa da sette partite ufficiali e in quattro di esse non hanno segnato. Forse è arrivato il momento di appoggiarsi di nuovo a Mikel Oyarzabal, quattro dei suoi ultimi sei gol sono arrivati in partite di coppa.
CHI VEDERE | Kylian Mbappé
È turbolenta l’aria intorno a lui. La sostituzione di venerdì nell’intervallo a Monaco (0-0) , il suo secondo tempo in tribuna con gli occhi spenti, la sua richiesta di spiegazioni a Luis Enrique la mattina dopo, il carattere intransigente dell’allenatore spagnolo, l’irritazione mostrata da alcuni ultrà: tutto lascia credere che la fine del suo regno sarà agitata. Era il 13 febbraio, quando il 25enne andò a dire al presidente Nasser al-Khelaïfi che avrebbe lasciato Parigi, avrebbe lasciato casa, uno scambio cordiale, senza animosità, sottolinea José Barroso, ancora su L’Équipe. NAK sorrise, i potenti sanno incassare le sconfitte. È in cuor loro che preparano le rivincite. Disse che c’era da immaginare una grande festa, un giusto omaggio al capocannoniere della storia del club [244 gol in 293 partite finora], eppure “da allora i segnali oscuri si sono accumulati” fa notare il giornale francese. Fughe di notizie sui giornali, tensioni, minutaggio ridotto e come ultima coincidenza l’esclusione dal giro della prima squadra di suo fratello Ethan, 17 anni, mai più inserito nella rosa. “Da parte del club assicuriamo che non sono state date istruzioni”.
Ora il gioiello si chiama Zaire–Emery. Le coccole sono tutte per lui, elogiato da Luis Enrique per la sua capacità di tuttocampista, ma vista dalla Spagna questa è una situazione – come scrive il catalano Sport – in cui una tregua è necessaria.
Il Caso fa certi strani giri e si diverte a sfottere. Così il neo-Mbappé comincia la sua carriera internazionale proprio in Spagna, dove finirà per giocare l’anno prossimo. El Pais già lo definisce una multinazionale, come il candidato a succedere a Messi, Zidane e Jordan nella saga degli idoli del marketing sportivo”. Tecnicamente stasera è un disoccupato, ma pure Kylian, pure quelli che gli stanno attorno hanno imparato a guardare oltre Orazio, oltre Lorenzo de’ Medici, oltre il professor Keating. Diego Torres su El Pais spiega che il tira-e-molla con il Real Madrid sui diritti d’immagine si deve a un calcolo. “Presumono che nel prossimo decennio Mbappé, uomo immagine di Nike ed EA Sports, avrà meno concorrenza. Le vecchie glorie stanno andando in pensione senza dei sostituti equivalenti. Il francese e chi lo circonda lo sanno e fanno i conti”.
TI POTREBBE INTERESSARE