0-3 Forse in un giorno non troppo lontano diremo che la partita di ieri sera al San Paolo vale il Milan-Napoli del 18 settembre di un anno fa, quando i campioni con lo scudetto sul petto capirono e fecero capire che una pagina era voltata e che un nuovo capitolo toccava scriverlo a chi stava nell’altra metà del campo. Il Napoli di Spalletti non c’è più, il Napoli di Garcia non c’è mai stato, il Napoli di Mazzarri è un atto di fede. Esiste per chi crede di vederlo in una traversa sullo 0-0. È un’illusione misericordiosa, con l’aggravante malinconica di aver affidato quel che resta di un patrimonio e di una crescita a un allenatore che non si presenta a parlare perché ha perso una partita e crede sia colpa dell’arbitro. È la quarta sconfitta dei campioni, quante nell’intero campionato scorso.
Come fa notare Leonardo Salvato su Sportellate siamo di fronte a “una rosa che, se l’anno scorso ha giocato ben oltre i suoi limiti, in questa partita non ha fatto altro che palesarli in tutta la loro gravità. Certamente Natan non è Kim, e i limiti in marcatura soprattutto sono evidenti, così come Ostigard non ha la qualità sufficiente per essere un titolare di una squadra d’alta classifica”.
LA FORZA DI INZAGHI | L’Inter ha giocato la sua partita nella piena consapevolezza di tutto questo. Non è stata ferma a buttar via i minuti come a Torino con la Juventus. Ha atteso che arrivassero quelli giusti. Scrive Alessandro Bocci sul Corriere della sera che “esce alla grande da un incrocio pericoloso, mostrando tante delle sue migliori qualità: è spietata, concreta, matura. All’inizio sorniona, alla fine scintillante e letale nelle ripartenze. Soffre la pressione del Napoli, ma non smette mai di giocare da squadra Il primo gol su azione di Calhanoglu, dopo 5 rigori e il primo della stagione di Barella, un piccolo capolavoro, danno il senso dell’Inter di ferro. Thuram trasforma una vittoria netta, la sesta in sette trasferte, in una punizione forse troppo severa per i rivali che, specialmente nella prima mezzora, avevano messo sotto gli interisti. Ma la banda di Inzaghi ha la miglior difesa del campionato e chi rimpiange Onana vada a vedersi le tre parate decisive di Sommer, due sullo 0-0 e una sull’1-0 a inizio ripresa”.
Gianni Visnadi sul Giornale racconta allora il gol che ha iniziato a scucire lo scudetto della maglia del Napoli. “C’è Lautaro che a metà campo ruba palla a Lobotka (il Napoli si lamenta sul come, poi se la prenderà con Massa per un rigore non concesso a Osimhen sullo 0-1), la dà a Barella che lancia Thuram. In pochi secondi ci sono 6 maglie arancioni (inguardabili, è già stato detto?) nell’area del Napoli. Poi Dimarco, Dumfries e Barella, che la aggiusta per Calhanoglu: destro da fantascienza dal limite dell’area e Meret battuto. Puoi chiamarla ripartenza, ma è una cosa diversa, corale”.
L’altro grande gesto della serata è passato dai piedi di Barella. Pasquale Guarro su Calciomercato scrive che “l’ha voluto, l’ha cercato, l’ha trovato. Nicolò Barella si è finalmente sbloccato e ha scelto una serata per niente banale per tornare al gol. Uno slalom gigante tra Ostigard e Natan prima di battere Meret con il mancino. Le sue corse, gli inserimenti, la qualità nel palleggio: il miglior Barella ha pochi rivali in Serie A”. Da solo, titola il sito, cambia un centrocampo.
Può sembrare paradossale che in buona parte delle pagelle dell’Inter i migliori in campo siano il portiere [Sommer] e un difensore centrale [Acerbi], dopo una vittoria in trasferta per tre a zero. Sono i misteri del calcio, scrive Luigi Garlando sulla Gazzetta che “a forza di celebrare la difesa della Juve, ci si dimentica che quella di Inzaghi ha preso 2 gol in meno (7-9), ma soprattutto 13 in meno di un anno fa. Quest’estate, a vedere Sommer, più piccolo e più stretto dell’amato Onana, i tifosi nerazzurri avevano la sensazione che la porta si fosse allargata. Ieri hanno avuto la sensazione che Sommer coprisse una porta da hockey: ha parato tutto, prodigioso un salvataggio su Kvara. Nove clean sheet su 14 match: il caveau di una banca svizzera, mentre Onana papera di tutto”. Una vittoria “non di corto muso” sottolinea. “Per la quarta volta su quattro, l’Inter ha risposto a un sorpasso con un contro-sorpasso”.
“Lo scudetto è ormai altrove” considera Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio. “È la serata d’una sentenza annunciata da un bel po’ l’implosione d’una squadra diventata precaria nelle due fasi, smarrita a centrocampo, soffocata dalla solidità dell’Inter, non solo cinica ma talentuosa”. Alessandro Barbano, condirettore del quotidiano, dice che “la sconfitta consegna una verità: la formula del successo è nel calcio un equilibrio instabile che, una volta sovvertito, non è più ricomponibile. Al pari di un composto alchemico, di cui nessuno, neanche il suo cagliostro, conosca nei dettagli l’esatta combinazione. La sconfitta azzurra è un prodigio invertito, come per un capovolgimento della provetta: il fluido che vale l’egemonia, la prolificità, la sicurezza è passato da un polo all’altro. lo sfascio ha inquinato le fondamenta più remote dell’architettura. Sì, il Napoli è tornato umile, cioè consapevole dei suoi limiti, dopo gli improbabili azzardi del francese. Ma il coraggio dov’è? Il coraggio è una lava raggelata che serba il ricordo di fiamma lontana. Nove falli laterali su dieci vengono battuti all’indietro. E lo stesso accade per i passaggi. Di lato, o alle spalle, mai ficcanti in percussione, mai triangolando verso la trequarti. Come fa il georgiano a esprimersi, se riceve i due terzi delle palle mentre arretra con la marcatura alle spalle?”.
PIEDI
Marco Ciriello sul Mattino aveva inventato un anno la formula OK per Osimhen e Kvaratskhelia. Stamattina scrive che l’OK è diventato KO. “Se Osimhen fa a sportellate e non vince un duello aereo dove prima era il signore dei cieli, delle palle altissime e dell’area di rigore ma porta a casa i tentativi. Kvaratskhelia non è più il selvaggio che tanto piaceva al New York Times, dribbla quando serve, e sembra aver perso il senso salgariano dell’avventura. hanno trovato le mani di Yann Sommer che sembra intenzionato a parare a nome dell’intera categoria, quello che non prendono Onana, Donnarumma e Meret, lo prende lui”.
GIUDIZI UNIVERSALI
Meret | “Sul gol in fuorigioco millimetrico di Thuram resta fermo a guardare la palla, si riscatta con un grande intervento su Lautaro. È sempre un po’ sì e un po’ no e nella zona di mezzo non si sta mai troppo bene”. [Monica Scozzafava, Corriere della sera]
Ostigard | “Dov’è quando Lautaro va al cross e Barella lo supera? Sempre fuori posizione” [Monica Scozzafava, Corriere della sera].
Sommer | “Gli interventi su Elmas, Kvara e Osimenh (in fuorigioco) sono prodigiosi” [Andrea Bonso, il Giornale]
| WHAT IF Il nonno era un flipper
Gianni Visnadi sul Giornale dice: “Se Elmas avesse messo dentro uno dei 2 tiri invece respinti da Sommer; se Politano avesse segnato anziché stordire la traversa poco prima del vantaggio di Calha; se Kvara avesse pareggiato in avvio di ripresa e invece lì Sommer è stato fantastico; se Osimhen fosse già un po’ più in là con la condizione, anche se il rimpianto maggiore è quello di ADL, che se avesse deciso in anticipo il cambio in panchina, oggi avrebbe forse ancora la speranza di difendere il titolo”.
Pensa poi se non faceva scappare Spalletti.