Scamacca-Retegui e mezzo secolo italiano di ritardo nei gol

  Un giorno Gianluca Scamacca mise quel che aveva dentro qualche borsa, salutò gli amici di Fidene e partì per l’Olanda. Voleva fare il calciatore. Aveva 16 anni. A proposito dei famosi bamboccioni ricchi e viziati. Alla periferia nord di Roma, disse un giorno a Sportweek, un giorno non c’era l’acqua, un altro mancava la luce. Ogni sera tornava da scuola e si chiedevo: mo che ce mangiamo. «In un quartiere come il mio, bastava poco per deragliare».  

Con papà i rapporti già non erano più magnifici, lui li disse saltuari quando seppe che si era presentato a Trigoria con una mazza da baseball. Qualcuno disse che il gesto era la prova della disperazione di un uomo tagliato fuori dalla famiglia. Scamacca si era già trasferito in Olanda con mamma Cristiana. Ha messo la testa sul pallone per non perdersi. Dopo una domenica di gol, tre anni fa Gabriele Romagnoli su Repubblica scrisse: Non dirò che è nata una stella, ma s’è vista una scintilla. Stuzzica la fantasia di Mancini e l’audacia che viene al ct dall’essere stato lanciato a 16 anni. Poi Mancini deve essersi spaventato e allora è andato a guardare se c’erano passaporti italiani all’estero. Ce n’erano. Mateo Retegui, per esempio. Anche lui ha preparato la valigia e ha seguito la rotta del pallone, mettendo addirittura un Oceano fra sé e la famiglia, con un padre invece presente, presentissimo, l’uomo che gestisce il suo presente e il suo futuro. 

Ora che Retegui è plasmato dalle mani di un allenatore che qualche gol l’ha fatto [Gilardino], mentre Scamacca è incudine sotto il martello Gasperini, all’uno e all’altro si chiede di dar prova da indossatori, di mostrare come portano la nove azzurra. 

Qualche giorno fa il Post ha parlato di carenza di centravanti italiani prolifici, facendo notare che altre nazionali hanno in rosa i loro migliori marcatori di sempre. Messi è il numero uno in Argentina con più dol di Batistuta e Maradona, Neymar in Brasile più prolifico di Pelé, così come Lewandowski in Polonia. Ronaldo in Portogallo, Lukaku in Belgio, Giroud in Francia e Kane in Inghilterra. L’Italia ha avuto Rossi e Baggio, Vieri e Toni, ma nessuno ha saputo raggiungere e staccare i 35 gol di Gigi Riva, neppure tantissimi, nonostante si giochi molto di più.

Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport-Stadio ha ripreso il tema parlando del ritardo italiano in termini di gol. 

È un problema vecchio, lo sappiamo, ma spesso ci dimentichiamo quanto è vecchio. Così evitiamo l’angoscia, ma al tempo stesso rimandiamo la discussione. Ci ripetiamo di continuo che nelle utime generazioni non abbiamo avuto attaccanti di grande livello. È una mezza verità. Noi siamo indietro di mezzo secolo, altro che ultime generazioni

Scamacca o Retegui, o Raspadori, o qualche sedicenne che dovesse arrivare: noi siamo qua che aspettiamo. 

  ore 18 in tv su Dazn

 

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