Che cosa si dice della Roubaix di van der Poel
| Alexandre Roos, L’Équipe: “Mathieu van der Poel ha vinto la Parigi-Roubaix dopo sole tre presenze e a 28 anni, con poche stagioni sulla strada alle spalle. Si è affermato come il più grande corridore di classiche del momento, se lasciamo Tadej Pogacar sul suo pianeta per un po’. Le fughe difficilmente potevano andar via, in una Parigi-Roubaix lanciata alla massima velocità, 51 km nella prima ora, 46 e 841 km orari di media alla fine, record frantumato, un ritmo che non permetteva a nessuno di scappare.
È stato l’atto finale di una tragedia, a ogni scena il legno della disperazione affondava un po’ più a fondo nel cuore di Wout van Aert, crocifisso sul Carrefour de l’Arbre da una foratura e da Mathieu van der Poel che scappava davanti a lui. Una nuova sconfitta per mano del suo avversario più intimo e soprattutto per mano del destino, che gli aveva appena dato un colpetto sulla spalla, e allo stomaco, per dirgli che di nuovo non sarebbe stata la sua giornata. Ha onorato il suo sport, ha rispettato la Parigi-Roubaix fino alla fine, anche nella debacle. Ricorderemo per sempre l’immagine del buco scavato tra i due, all’uscita del settore di pavé, prima di una svolta a destra verso la gloria, una virata che ha disegnato la traiettoria delle due carriere, con l’olandese in volo verso la storia. Siamo ripartiti da Roubaix immersi in sogni ad occhi aperti, più dolci della realtà. Con la convinzione che i due geni avessero recitato con precisione la loro parte, ciascuno nel proprio stile, a partire da Arenberg”.
| Stijn Joris, Het Nieuwsblad: “Sta emergendo un complesso MvdP per Wout van Aert? Siamo già 13-8 per Mathieu van der Poel. Ha tagliato il traguardo davanti a Wout van Aert tre volte in questa primavera. Ha vinto la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix, lo ha preceduto anche al Giro delle Fiandre. Solo nell’E3 Saxo Bank Classic di Harelbeke, il nostro connazionale è stato in grado di dare il colpo di grazia all’olandese. Non si incroceranno fino all’11 giugno, al Giro di Svizzera, e dopo al Tour”.
| Philippe Gilbert, L’Équipe: “Dalla mia moto di Eurosport ho potuto assistere a una partenza folle e anarchica, con attacchi in tutte le direzioni, come se fossimo in una gara giovanile. La velocità era esagerata, molto spesso abbiamo superato la barra dei 60 km orari sul tachimetro. Ho visto un sacco di incidenti, un numero incredibile di problemi meccanici, guasti, tutti i difetti possibili su una bici. Ma quello che ho vissuto nella foresta di Arenberg è stato quasi ultraterreno, con tutti i corridori sdraiati a terra, sanguinanti compreso il numero 1 Dylan Van Baarle, e tutti gli altri che abbiamo superato con le ruote rotte e forate. Ho potuto leggere la disillusione sui volti di molti di loro, perché hanno capito in quel momento che la loro corsa era già finita. L’errore di Wout van Aert è figlio dei rischi massimi che prende e per la troppa voglia di vincere. Un desiderio mal controllato. Mathieu van der Poel non ne ha commessi perché ha saputo evitare tutte le insidie del percorso, oltre a quelle tese dai suoi avversari”.
| Wim Vos, Het Nieuwsblad: “Sta diventando a poco a poco un confronto sempre più amaro per van Aert. Li abbiamo messi su un piano di parità in termini di prestazioni e di palmarès fino a soli tre mesi fa. Van der Poel aveva vinto una Classica e un titolo mondiale di ciclocross, ma Van Aert aveva indossato una maglia verde al Tour con diverse vittorie di tappa. Fino a questa primavera. Per la prima volta dalla loro infanzia, la bilancia pende chiaramente a favore di uno di loro. Van Aert deve prepararsi a una nuova primavera, quella del 2024, con l’eterna domanda se un giorno finalmente vincerà sul pavé. Van der Poel ha già un posto di rilievo in una lista ristretta di corridori d’élite. Con la sua vittoria, e con il secondo posto di Jasper Philipsen, la Jumbo-Visma non è nemmeno più la squadra migliore della primavera fiamminga. Il trofeo simbolico è improvvisamente tutto per la Alpecin-Deceuninck”.
| Marco Bonarrigo, Corriere della sera: “Eddy Merckx non aveva mai vinto Milano-Sanremo e Parigi-Roubaix nella stessa stagione, Mathieu Van Der Poel (foto) domenica ha superato il Maestro. Dall’unico precedente di doppietta per distacco, quello del belga Van Hauwert, sono passati 115 anni”.
| Alessandra Giardini, Bicisport: “Corre senza guantini e senza ansia, come fanno quelli che sanno di essere più forti. Guardatelo quando mancano tre settori ad Arenberg, si ferma in un prato e parcheggia la bici per fare quello che deve fare: non uno strappo, nessuna frenesia, come alla gita di Pasquetta. Attacca una, due, tre, quattro volte. Troppe? Comunque fa sempre male, e lo fa quando nessuno se lo aspetta, e in questo c’è del talento. Non ha colpe nella caduta di Degenkolb: non può certo prevedere che Philipsen si sposterà sulla destra. Né ha colpe se Van Aert fora: per vincere la Roubaix i pianeti si devono allineare. Sul pavé non forza mai, fa scivolare la bici. Rischia più volte di cadere lui stesso, ma è il suo modo di correre: fa parte della sua dotazione di classe e di talento camminare sul filo e rimanere in piedi. Non sbaglia i grandi appuntamenti: e questo fa la differenza tra un campione e un fuoriclasse. Questa volta ha avuto anche la squadra, ma è comunque un fatto che sia arrivato da solo sia a Sanremo, sia nel velodromo”. [il pezzo integrale è per abbonati – ci si abbona qui]
| Francesco Moser, la Gazzetta dello sport: “Ganna deve mettere da parte la pista e la cronometro, e pensarci magari nella seconda parte della stagione. Deve darsi una priorità. Non è facile, quella è una generazione pazzesca, non si scelgono mica gli avversari. Ganna deve provare un anno, due anni, e vedere se va meglio: deve dedicarsi a queste classiche, provarci, dedicare più tempo alla strada e la squadra deve spalleggiarlo meglio. E se non andrà bene si metterà il cuore in pace. Non è semplice, ma io investirei, proverei: del resto, questo è il suo mestiere”.
LA TOMBOLA di Van der Poel
4 Mathieu van der Poel è stato il quarto corridore a vincere Milano-Sanremo e Parigi-Roubaix nella stessa stagione, dopo Cyrille Van Hauwaert (Belgio 1908), Sean Kelly (Irlanda 1986), John Degenkolb (Germania 2015)
8 È stato l’ottavo corridore della storia a salire sul podio alla Milano-Sanremo, del Giro delle Fiandre e della Parigi-Roubaix nella stessa stagione. Non succedeva dal 2014, quando ci riuscì Fabian Cancellara.
57 Mathieu van der Poel è salito sul podio nel 57% delle Classiche Monumento corse in carriera, 8 volte su 14. Nelle gare dopo il 2019 ha vinto il 17% delle volte che si è presentato al via, una percentuale inferiore solo a Pogacar [19%].
13 Il suo peggior piazzamento in una Classica, la Milano-Sanremo del 2020. Ha partecipato a 4 Sanremo, 5 Fiandre, 3 Roubaix, 1 Liegi, 1 Lombardia.