Le 23 storie più attese nel 2023 appena iniziato

 

 

 

domenica 1 gennaio 2023

#1167

 

  ATTESE

I ventitré personaggi più attesi nel 2023 appena iniziato

PALLAMANO Yehia El Deraa ai Mondiali

Il 2022 è stato l’anno dell’Africa nel ciclismo con Biniam Girmay, nel tennis con Ons Jabeur, nel calcio con la Nazionale del Marocco, la prima nella storia a qualificarsi per le semifinali a un Mondiale. Il grande sport 2023 inizia con buona parte della curiosità concentrata sull’Egitto. La squadra maschile è stata quarta alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021. L’egemonia del movimento nazionale nel continente non è in discussione. Due anni fa, ai Mondiali del Cairo, le ragazze chiusero al settimo posto. L’effetto Marocco fa chiedere alla stampa araba in questi giorni se sia possibile vederle fino in semifinale. In questo biennio è cresciuta Yehia El Deraa, difensore centrale di sinistra, grazie all’esperienza fatta in Europa con la squadra ungherese della Telekom Veszprem. Ha segnato 40 gol in 13 presenze in campionato, 20 gol in 10 partite della Champions League. In campionato il Veszprem è in testa con 13 vittorie e nessuna sconfitta. Da quattro edizioni, solo Nazionali europee arrivano tra le prime quattro. Il Brasile campione nel 2013 è stata la sola eccezione dai tempi della Corea del sud sul podio nel 2003. 

  quando dall’11 al 29 gennaio in Svezia e Polonia

 

CICLISMO Il debutto di Zoe Bäckstedt

L’ultima stagione di Annemiek Van Vleuten sarà la prima da professionista per Zoe Bäckstedt, 18 anni, una vincitrice seriale che sarà affascinante vedere contro le migliori. Seriale nel senso che è la campionessa del mondo jr in carica su strada, a cronometro, nel ciclocross e su pista nella specialità Madison. Corre pure in mountain bike, ma lì è parecchio scarsa: è arrivata terza ai campionati di Gran Bretagna. 

L’americana EF Education-TIBCO-SVB le ha fatto firmare un contratto, la rivista Cycling Weekly l’ha nominata ciclista dell’anno e scrive che tra le adulte potrebbe non vincere tutte le volte, com’è abituata a fare, ma sicuramente proverà i suoi soliti attacchi da lontano.

Si sta preparando alla stagione correndo tra il fango del ciclocross, 14 volte da ottobre, dieci volte fra le prime 10, di cui sei fra le prime 5.

[S] #1078 [25 settembre 2022] C’è stato un momento durante i Mondiali di un anno fa, in cui uno dei commentatori di Eurosport ha smesso bruscamente di parlare. Ha mollato il compagno di telecronaca a fare tutto il lavoro e si è messo a singhiozzare, come si sentiva chiaramente in sottofondo. Era suo padre Magnus. Zoe non è l’unica figlia di Bäckstedt a correre in bici. Sua sorella Elynor, 20 anni, ieri mattina se n’è andata in fuga nella corsa delle professioniste. Corre per la Trek-Segafredo e ha due bronzi mondiali a cronometro. Hanno vinto nello stesso giorno la Gand-Wevelgem, una nella categoria U19 e l’altra nella U17.  Papà è quel signore che a sorpresa si prese la Roubaix nel 2004. Ha aggiunto tappe del Tour e del Giro, mamma Megan Hughes è stata campionessa nazionale su strada di Gran Bretagna e Galles. 

Qualche mese fa, la rivista Rouleur è stata a casa loro, in un labirinto di stradine in una piccola città del Galles meridionale. Anche senza Google Maps a guidarmi – scrisse Isabel Best – alla fine avrei individuato la loro casa: è l’unica piena di biciclette sul davanti, un’intera facciata con telai montati, biciclette che occupano il pavimento, un banco da lavoro con attrezzi, una manciata di pneumatici da ciclocross appesi a una porta e ruote, ruote e ancora ruote schiacciate in ogni fessura. Zoë era appena stata sei mesi in Belgio, con Magnus che le aveva fatto da meccanico, soigneur, cuoco e autista, accompagnandola a tutte le gare di ciclocross. Mamma Megan raccontò a Rouleur che aveva solo 23 anni quando decise di ritirarsi. Accadde quando le dissero che non era tra le convocate per le Olimpiadi di Sydney. Prese la bici, uscì per un ultimo giro e quando tornò, aveva smesso.

  quando la stagione femminile su strada inizia il 15 gennaio con il Tour Down Under. Non è ancora nota la data del debutto di Zoe Bäckstedt

 

  TENNIS Il Grande Slam per Novak Djokovic

Sostiene Sports Illustrated che sta iniziando l’ultima stagione di Nadal. L’addio di Federer è ancora fresco alle nostre spalle. Così, quel che rimane del magnifico triello dell’Età dell’Oro è lui, il Brutto e il Cattivo in una persona sola. Il tennista che voleva essere amato per le sue vittorie e ci riuscì con la sconfitta più atroce [qui], quando sfumò lo Slam che in campo maschile non riesce a nessuno dai tempi di Rod Laver. Secondo Courtney Walsh sul Guardian, Novak gioca per lasciarsi alle spalle la debacle dell’espulsione, ma la sua reputazione pubblica è ormai offuscata

Dal 2008 ha avuto Quelli Là tra i piedi. Se non fossero mai nati, i suoi Slam oggi sarebbero 27, sei di più. Lo stesso giochino si può fare con gli altri due. Senza Djokovic e Federer, Nadal sarebbe arrivato a 29. Senza Djokovic e Nadal, Roger sarebbe a 30. Ma questo significa che Djokovic ha perso cinque finali di Slam contro altri avversari, mentre Nadal e Federer solo una, con Wawrinka in Australia nel 2014 e con Del Potro a New York nel 2009. È il più vulnerabile dei tre anche in assenza degli altri due. Così, questo 2023 che lo riammette a sorpresa all’Australian Open dopo il discreto casino di un anno fa, ha l’aria di essere come l’ultima metro del sabato sera. 

Matthew Futterman sul New York Times ha scritto che dobbiamo aspettarci una lunga partita tra il passato e il futuro, dove il futuro si chiama Carlos Alcaraz, in realtà già il numero 1, a 19 anni Nel 2022 si sono incrociati una volta sola, quando Alcaraz ha vinto in tre set sulla terra di Madrid, al tie-break del terzo set dopo aver perso quello giocato nel primo. 

Se gli dei del tennis sono gentili – dice il giornale americano – benediranno questo sport con più confronti diretti tra i due. A Djokovic piace tenere a bada i giovani emergenti, e lo fa da un po’ di tempo. Il suo corpo è pronto come un’auto da corsa di Formula 1 che non mostra segni di usura. Il tennis è costruito sulle rivalità, sulle stelle di un’epoca che cercano di tenere a bada la generazione successiva, finché l’acqua non trabocca dalla diga. Che fortuna essere pagati per guardarlo

  quando dal 16 al 29 gennaio a Melbourne, dal 28 maggio all’11 giugno a Parigi, dal 3 al 16 luglio a Wimbledon, dal 28 agosto al 10 settembre a New York

 

TENNIS Uno Slam per Cori Gauff

Qualcosa accadrà. Iga Swiatek si è insediata in modo più solido sul trono che un anno fa era di Ashleigh Barty, quel numero 1 passato di mano in mano tra altre quattro tenniste dal 2018. Una finestra temporale durante la quale ben 11 giocatrici sono arrivate a vincere un titolo di Slam. 

C’è spazio per nuove ascese? Sicuramente. Naomi Osaka non gioca il suo miglior tennis dal successo agli Australian Open 2021. Ha mostrato segni di ripresa con la finale a Miami, ma ha chiuso il 2022 con un bilancio di 14-9, al numero 41 del mondo. Ha avuto più bassi che alti, secondo Martina Navratilova il suo tempo sta per scadere perché non è più così innamorata del tennis. Emma Raducanu sta cambiando un mucchio di allenatori nel tentativo di trovare un equilibrio tra sviluppo fisico e sviluppo tecnico. Madison Keys era stata indicata come futura numero 1 da Brad Gilbert tempo fa, c’è ancora la sensazione che non abbia raggiunto il suo potenziale, ma ha battuto Iga Swiatek in due set durante l’estate, rilanciando così la propria candidatura. 

Soprattutto c’è Coco Gauff, così a lungo sulla scena, eppure soltanto 18enne. Allo scorso Roland-Garros ha assaggiato l’amaro di una sconfitta in finale. Secondo Jon Wertheim su Sports Illustrated tocca a lei. Sarà il 12esimo nome nuovo nell’elenco degli Slam dal 2018 a oggi. 

Si comporta come una persona di 10 anni più grande. Siamo arrivati al punto in cui sembra un’offesa non fare il suo nome quando si compila la lista delle favorite

Con tempi [forse] più lunghi, il tennis aspetta Alycia Parks, 22 anni compiuti ieri, americana della Georgia, con l’esperienza di una sola partita nei tornei dello Slam, all’US Open 2021, quando ha eguagliato il record di Venus Williams per il servizio più veloce di una donna, 129 miglia orarie. Ha iniziato la stagione scorsa dal 234esimo posto, ha raggiunto le semifinali a Valencia, ha chiuso l’anno con una serie di 10 vittorie consecutive. Una corsa che l’ha portata al miglior piazzamento in carriera, il 75esimo posto, così non dovrà giocare le qualificazioni per i tornei dello Slam. Grandi cose la attendono ha scritto Bryan Armen Graham sul Guardian, inserendo il suo nome tra le possibili rivelazioni dell’anno.

  quando dal 16 al 29 gennaio a Melbourne, dal 28 maggio all’11 giugno a Parigi, dal 3 al 16 luglio a Wimbledon, dal 28 agosto al 10 settembre a New York

 

CICLOCROSS E CICLISMO I due Van

Sono passati due anni da quando il Wall Street Journal scrisse che un motivo per amare il ciclocross in questo momento è che presenta una rivalità stimolante. I due che se le davano allora in mezzo al fango, continuano a darsele oggi. Wout van Aert vs Mathieu van der Poel è come un match dei pesi massimi combattuto con la bici. 

Se non avete familiarità con le corse in bicicletta – scrisse Jason Gay – non avete idea di cosa ho appena scritto. In un pezzo scritto per Sportweek alla vigilia dei Mondiali di ciclocross 2021 a Ostenda, Alessandra Giardini disse che sono l’ultimo ritrovato in fatto di rivalità, una specie di versione aggiornata di Borg-McEnroe, di Ali che sfida Frazier”. Frase cult di van der Poel: «Non credo che correrei dieci secondi più veloce se rinunciassi alle patatine». Frase culto di van Aert: «Il ciclismo è una lunga convivenza con la sofferenza». 

Mathieu è il figlio di Adrie (un Fiandre, una Liegi, secondo al Mondiale 1983 dietro LeMond) e il nipote di Poulidor. Wout è il nipote di Jos, quattro volte visto al Tour e due al Giro, olandese, e per questo ha scritto Rob Gollin su De Volkskrant non dobbiamo permetterci di usare la V maiuscola nel cognome. Il padre di Wout, Henk, è il cugino di Jos, rispetto a lui nato appena oltre il confine a Meersel-Dreef. Jos è ora impiegato in un’azienda di mangimi per animali dopo aver fatto per diversi anni l’allevatore di maiali. Al Col d’Aspin, una volta zio Jos ha dovuto consegnare la bici al capitano Breukink che aveva rotto i freni della sua. Avevano la stessa statura. Si lasciò sfilare, andò a prenderne un’altra e tornò di nuovo su Breukink. Dice che quando una volta ha sentito alla radio che ricordavano la scalata di Breukink, «non hanno pronunciato il mio nome, ma in fondo parlavano della mia bici». Nel suo ultimo anno da professionista, lo zio di van Aert aveva per compagni di squadra con la Collstrop il papà di van der Poel e il papà di Evenepoel, il campione del mondo. 

Il Wall Street Journal ha scritto che Van Aert e van der Poel, alias WVA e MVDP, hanno gareggiato uno contro l’altro sin dall’adolescenza e sono, non è un’esagerazione, i due migliori ciclisti viventi. Sono come unicorni che cavalcano 12 mesi all’anno e vincono ovunque corrono, dal fango alla strada.  

  quando 5 febbraio i Mondiali di ciclocross, 2 aprile Giro delle Fiandre

 

SCI I Mondiali di Sofia Goggia

Trent’anni, un oro olimpico e un argento che vale oro, per com’è arrivato a Pechino. È diventato un documentario per Sky la sua rincorsa a quel momento, i 23 giorni trascorsi dalla caduta a Cortina d’Ampezzo, pista delle Tofane, fino al podio in Cina, nonostante la distorsione del ginocchio sinistro con lesione parziale del legamento crociato già operato nel 2013, con una microfrattura del perone. Antonio Prisco sul Giornale ha scritto che si tratta di una metafora della vita e uno specchio della mentalità ineguagliabile della regina dello sci italiano. Sono lontani i giorni in cui Maria Rosa Quario, madre di Federica Brignone, dubitava della reale portata dell’infortunio.

Con il pettorale rosso di leader della classifica di Coppa del mondo in discesa libera, ora Sofia si avvicina ai Mondiali. Che non ha mai vinto. 

  quando dal 6 al 19 febbraio a Courchevel

 

CALCIO Una Champions per il Medio Oriente 

I Mondiali li ha vinti il Qatar Saint-Germain. Con la Coppa a Messi e con Mbappé capocannoniere. La domanda che la congrega del calcio si sta ponendo da domenica 18 dicembre è se questa energia avrà un riflesso sulla Champions, il torneo che la squadra-Stato non ha vinto ancora, malgrado i suoi acquisti e le sue spese fuori scala.

Lo stesso dubbio riguarda il Manchester City che batte bandiera degli Emirati Arabi Uniti. Guardiola ha aggiunto al suo meccanismo Erling Haaland e in quattro mesi ha smantellato i dubbi degli scettici su quella storia noiosa del centravanti e dello spazio. Il norvegese sta marciando a passo di record di gol in Premier. Tiene d’occhio i 34 di Andy Cole (Newcastle 1993-94) e di Alan Shearer (Blackburn 1994-95), che però arrivarono a tanto quando le squadre erano 22 e le partite 42, quattro in più di oggi. L’ultimo giocatore a superare la barriera dei 40 gol nella serie A inglese è stato Jimmy Greaves del Chelsea. Il fatto stesso che l’Inghilterra ne parli è un segno dell’impatto di Haaland – che per non farsi mancare niente in Champions ha già segnato nei mesi scorsi con una citazione di Johan Cruyff. 

  quando 14 febbraio e 8 marzo: PSG-Bayern | 22 febbraio e 14 marzo: Lipsia-Manchester City

CALCIO  La Premier di Mikel Arteta

Erano così tante le voci diffidenti sui cinque punti di vantaggio, che l’Arsenal ha finito l’anno facendoli diventare sette. Mentre il City pareggiava con l’Everton, ieri sera hanno vinto sul campo del Brighton. Graeme Souness sul Daily Mail aveva appena scritto che si aspettava il sorpasso nei prossimi mesi. Dovrà ricredersi, probabilmente. O forse no. Lo scozzese che vedemmo pure alla Sampdoria, oggi opinionista, dice che l’Arsenal sta giocando con libertà, convinzione e sicurezza. Quando lo guardo, mi pare sempre che creda di poter segnare a chiunque. Ma attenzione: è una fiducia tremenda da sopportare. Può costare cara, perché non credo che abbiano un piano B. Non è una critica. I Gunners sono dei veri pretendenti al titolo. È solo che Mikel Arteta ha inculcato così tanta fiducia che i suoi fanno sempre la stessa partita. Sarà affascinante vedere come se la caveranno, quando incontreranno il City a febbraio

Intanto, i punti di vantaggio sono cresciuti. A febbraio si vedrà. Di certo, dice Souness, i dirigenti dell’Arsenal meritano i complimenti per non aver smesso di credere in Arteta, nonostante alcuni momenti difficili. Hanno avuto ragione. Così come non hanno sbagliato nel puntare su Martin Odegaard, Aaron Ramsdale, Gabriel Martinelli. Non hanno inseguito le grandi stelle della Premier, ma hanno identificato dei giovani giocatori che potevano essere allenati e migliorati. Ecco perché Arteta è perfetto per il loro modello di calcio

  quando 15 febbraio Arsenal-Manchester City

 

BASKET LeBron James

Non vincerà l’anello, ormai è chiaro. Batterà il record di punti di Jabbar, anche questo sta diventando sempre più certo. Accadrà secondo le previsioni tra fine febbraio e inizio marco. Per Chris Mannix di Sports Illustrated è pressoché certo pure che LeBron James lascerà i Lakers durante l’anno. 

Ammettiamolo: la decisione di prolungare il suo contratto è stata un errore. Non aveva bisogno del denaro garantito, estendere il suo accordo fino al 2024 ha limitato la sua influenza. È stato un errore anche per L.A., che non aveva i pezzi giusti per costruire una rosa da titolo attorno a James. In un mondo ideale, i Lakers userebbero lo spazio creato dall’uscita di Russell Westbrook nella prossima estate per prendere Kyrie Irving o Draymond Green, rinunciare a una o due scelte al draft e tornare in lizza la prossima stagione. Ma se non dovesse succedere, James davvero vorrebbe restare ancora? 

Claire de Lune sul Guardian pensa che LeBron chiederà di tornare a Cleveland. Tenete gli occhi aperti la prossima estate

  quando Il record di punti tra febbraio e marzo

 

MOTOGP Enea Bastianini

C’era una volta il piano dei ducatisti per scansarsi e aiutare Bagnaia a vincere il titolo. Girava in realtà più sulle pagine dei giornali che sulle piste dei circuiti. Enea Bastianini è stato il più fiero oppositore del programma. Dall’Igna lo guardava curvarsi, per sorpassare, per opporsi, e si lisciava il pizzetto pieno di cattivi pensieri. 

Che cosa dobbiamo aspettarci, ora che raggiunge Bagnaia come compagno ufficiale di scuderia? Ecco, lo dice lui. 

 

 ➣  Il 2022 è stato un grande anno. Cosa l’ha stupita di più?

«La prontezza con cui ci siamo presentati, subito competitivi con un team nuovo. Il piano era di essere veloce subito e, soprattutto, compiere meno errori possibili. Gli errori bene o male ci sono stati, ma ho migliorato la qualifica, che era l’aspetto da non sottovalutare, mentre in gara ci siamo difesi bene» 

 ➣  Un po’ di errori li ha fatti nella fase centrale della stagione, quella in cui si decideva il futuro: ancora Gresini, andare in Pramac, il team ufficiale… Quella situazione l’ha destabilizzata?

«Se non ci fosse stata sarebbe stato sicuramente meglio, ma ci sono abituato, finora si è ripetuto ogni anno, parlare, prendere le decisioni giuste. Ma più che le trattative contrattuali credo sia dipeso da noi, era venuta a mancare la sintonia che c’era all’inizio. Ma siamo stati bravi a riprenderci in fretta» 

 ➣  Debutta da pilota ufficiale.

«L’approccio resterà invariato, partivo per vincere prima e partirò per vincere ora. Quello che mi immagino molto più impegnativo sarà tutto il lavoro di comunicazione all’interno del team: ci saranno molte più persone con cui relazionarmi e dovrò imparare nel modo migliore. Ma non mi spaventa. Oltre a essere curioso di quello che scoprirò, essere ufficiale mi dà solo più carica». intervista di paolo ianieri, La Gazzetta dello sport

  quando dal 26 marzo al 26 novembre

 

GOLF Rory McIlroy contro i ribelli

Nell’anno II della sua guerra civile, il golf fa un primo tentativo per una soluzione diplomatica della scissione dal PGA Tour del circuito LIV, la start-up nata con il sovvenzionamento del fondo saudita. Il Masters di Augusta consentirà la partecipazione anche ai separatisti, nove ex giacche verdi che sono passate dall’altra parte, tra cui Phil Mickelson, Dustin Johnson, Sergio Garcia e Bubba Watson. John Brunch del New York Times dice che forse prevarranno le buone maniere del golf. O forse ci saranno sguardi mortali, qualcuno che accidentalmente calpesterà la palla di qualcun altro. È sempre interessante vedere che tipo di casino riesce a fare Greg Norman, in un’occasione che conta. Norman è il grande totem al quale i sauditi hanno dato la carica di amministratore delegato. 

Il più convinto critico in questa storia è Rory McIlroy, il nordirlandese di 33 anni con 4 Major vinti, tornato al numero 1 al mondo, a dieci stagioni di distanza dalla prima volta. È il volto della tradizione che resiste e che difende il vecchio equilibrio. È la stella su cui fa affidamento l’Europa per strappare la Ryder Cup agli USA, quando si giocherà nel mese di settembre a Roma. Gli americani non vincono un’edizione fuori casa dal 1993, tuttavia – come ha scritto Ewan Murray sul Guardian – il 19-9 in loro favore a Whistling Straits nel 2021 ha alimentato l’ipotesi di un lungo dominio. Accanto a Rory McIlroy, a Roma ci si aspetta di trovare Jon Rahm, Viktor Hovland, Tommy Fleetwood, Shane Lowry, Tyrrell Hatton e Matt Fitzpatrick. Se Justin Rose e Alex Noren tornassero in forma, l’Europa sarebbe ancora più forte”. 

In questo caso le stelle del circuito LIV saranno escluse, salvo ripensamenti nei prossimi mesi. Sai com’è contento, Montali, di organizzare la Coppa a Roma proprio nel cuore di una spaccatura politica. Niente Dustin Johnson, Patrick Reed, Bryson DeChambeau e Brooks Koepka.

  quando dal 6 al 9 aprile il Masters, dal 29 settembre al 1 ottobre la Ryder Cup

 

ATLETICA LEGGERA Kipchoge a Boston

È fresco di primato del mondo e prima ancora di assaltare di nuovo il muro delle 2 ore, Eliud Kipchoge parteciperà per la prima volta alla maratona di Boston, la più antica del mondo. Perché? Vuole vincere tutte e sei le maratone del circuito Abbott World Majors. Gli mancano il primo posto in Massachussets e quello di New York. Riassunto. All’età di 38 anni, nel curriculum porta scritte 4 corone di Berlino [2015, 2017, 2018 e 2022], una di Chicago [2014],  quattro di Londra [2015, 2016, 2018 e 2019], una di Tokyo [2022].

Nelle Americhe Kipchoge si è visto di rado. Una volta a Chicago e una a Rio de Janeiro, quando nel 2016 conquistò il primo dei suoi due ori olimpici.

  quando 17 aprile

 

PUGILATO Oleksandr Usyk

Come sostiene Boxing News, storicamente parlando, lo stato di salute per la popolarità del pugilato dipende in gran parte dai pesi massimi. Ecco perché tutti aspettano l’annuncio, tutti aspettano di sentire che il 2023 sarà l’anno del match per la riunificazione delle corone. Quella della WBC è sulla testa di Tyson Fury, il campione smetto-non smetto-forse-vediamo. Tutte le altre sigle riconoscono Oleksandr Usyk come numero uno, il pugile tornato dal fronte ucraino per difendere il titolo. Un campione indiscusso dei massimi manca dai tempi di Lennox Lewis, sono passati 20 anni. 

Espn scrive in questi giorni che Usyk ha ottenuto la più grande vittoria della sua carriera quando ha sconfitto Joshua in agosto, perché non ha lasciato dubbi sul fatto che possa battere tutti, in ogni circostanza. Secondo Mark Kriegel, di ESPN, esiste un pre-accordo con Fury per combattere in primavera, aprile o maggio. L’incognita è lo stato del gomito sinistro del britannico. Nessun dubbio sul fatto che sarebbe il più grande match che il pugilato sia in grado oggi di offrire.

  quando in aprile, a maggio, o forse mai

 

CICLISMO Il Giro di Remco Evenepoel

Quando ha vinto la Liegi in aprile, di lui Alexandre Roos ha scritto su L’Équipe; Prima di provare a calcolare la traiettoria della stella Evenepoel nel cielo del pantheon del ciclismo, apprezziamo il piccolo capolavoro di Liegi. Il gioiello della Quick-Step aveva avuto la tendenza a infastidirci in queste ultime settimane, con certi schiaffi in testa alla corsa che spesso sono il segno dei corridori incapaci di padroneggiare il resto. Stavolta ci ha sbalordito e ha messo le cose nel verso giusto. Un raro exploit solitario nella Doyenne. Ha dato l’impressione con questa vittoria di volersi affermare in autonomia, finalmente, anziché lasciare che fossero gli osservatori a decidere per lui. Come quando al suo esordio, avevano decretato che sarebbe stato il futuro vincitore del Tour de France, tanto atteso dal Belgio. Così non hanno mai perso l’occasione per criticarlo, quando ha deviato dal piano di carriera che loro avevano deciso per lui. Evenepoel invece può brillare nelle Classiche, partecipando all’orgia ciclistica di Pogacar, Van der Poel o Van Aert che se ne fregano delle etichette in cui li vogliamo rinchiudere. Quest’inverno un osservatore acuto ci aveva detto, giustamente, che Remco Evenepoel è stato un fenomeno prima di essere un campione. Ieri lo è diventato

Ha smesso di essere scriteriato. Ha smesso anche di avere complessi di inferiorità verso van Aert. Cinque mesi dopo la Liegi, ha vinto la Vuelta. Alessandra Giardini su Bicisport disse che la vittoria di Remco non è soltanto un nuovo inizio per il Belgio, ma è un nuovo inizio anche per la QuickStep. La squadra di Patrick Lefevere, disegnata fin dal principio per le classiche del nord, vince il primo grande Giro della sua storia. È un momento che potrebbe spostare gli equilibri del grande ciclismo e potrebbe cambiare gli scenari futuri del World Tour. Poi è arrivata anche la maglia arcobaleno e il braccio di ferro Tour-Giro per accaparrarselo nel 2023.

Verrà in Italia. Dove un belga non vince il Giro dai tempi di De Muynck [1978].

  quando dal 6 al 28 maggio

 

CALCIO L’impresa di Luciano Spalletti

È destinato a un’impresa che nessuno realizza da oltre trent’anni. Comunque sia. Resta da vedere quale bivio imboccherà con il suo Napoli, andato al riposo Mondiale in testa alla serie A con 8 punti di vantaggio. Ipotesi numero 1: diventa l’allenatore che riporta lo scudetto in città per la prima volta dopo il 1990. Lui, toscano, sarebbe il più meridionale nella storia del club, che è stato [fu] campione con il bergamasco Ottavio Bianchi e con il padovano Albertino Bigon. Per dirla in termini ottocenteschi: grazie al regno Lombardo-Veneto. Sarebbe anche il primo a vincerlo senza Maradona in squadra. Ipotesi 2: resta nella storia anche in senso opposto, se dovesse riuscire a sprecare il margine che ha su Milan, Inter e Juventus, le tre squadre che hanno nelle vele i media sensibili ai bacini di utenza. 

Attenzione. L’Argentina è arrivata alla Coppa in Qatar seguendo le suggestioni delle coincidenze con il cammino del 1986. Accadrà una cosa del genere pure al Napoli. Se vince lo scudetto, ripete la sequenza che fece seguire lo storico 1987 al Mundial di Maradona in Messico. Se dovesse perdere il 4 gennaio alla ripresa del campionato, dovrà reggere il peso dell’analogia con il 1988 – quando il 3 gennaio cadde sempre a San Siro contro il Milan, per poi subirne la rimonta, fino al famoso sorpasso nello scontro diretto del 1 maggio. 

Quel Napoli era arrivato a toccare strada facendo un +5. Nell’era dei due punti si potevano colmare in tre giornate. Come oggi succede con gli 8. Napoli-Sampdoria all’ultima giornata è la stessa partita dell’ultima giornata 88. Ma Bologna-Napoli alla penultima è la stessa partita della penultima nel 90. Giuseppe Pastore ha scritto sul Foglio sportivo dello scorso week-end che il Napoli è come lo sciatore talentuoso ma inesperto che ha fatto il vuoto dopo la prima manche dello slalom olimpico. Dal punto di vista tecnico e tattico, ha solo certezze; ma la città più argentina d’Italia saprà reggere la pressione?

  quando 4 giugno, ultima giornata Napoli-Sampdoria

 

CALCIO La Nations League di Mancini

Dal timore di retrocedere fino alla semifinale. Tra una ventina di giorni, l’Italia conoscerà il nome dell’avversaria di Nations League. Prima saranno iniziate le qualificazioni a Euro 2024, il 23 marzo a Napoli contro l’Inghilterra di Bellingham, Foden e Saka, la riedizione della finale di Wembley 2021.

Alessandro Bocci sul Corriere della sera ha scritto che la Nations è l’occasione per alzare un trofeo, ma non sarà facile: la Croazia, terza al Mondiale, ci punta forte tanto che Modric ha rinviato l’addio alla sua Nazionale. Spagna e Olanda sono delle incognite avendo nuovi allenatori, De la Fuente e Koeman, ma restano squadre toste. Mancio ha iniziato gli esperimenti, vuole costruire un gruppo giovane, solido, capace di cambiare pelle. Così se nel primo ciclo, che ci ha condotto sul tetto d’Europa, il 4-3-3 è stato il nostro solo abito, stavolta abbiamo ricominciato provando il 3-5-2 e il 3-4-3. Il blocco è fatto, guidato da Donnarumma, Barella, Verratti (infortuni permettendo), Tonali, il romanista Pellegrini, il capitano del Napoli, Di Lorenzo. Fondamentale il recupero di Chiesa e confortante la crescita di Raspadori. Mancini confida anche nel salto di qualità di Zaniolo, nei progressi di Scamacca in Premier League e nei talentini saliti dalla Under 21, Ricci del Torino e gli juventini Miretti e Fagioli. I giovani sono il suo pallino. In passato servivano almeno cento partite di campionato per sperare in una convocazione. Adesso è il contrario. Scalvini, Gnonto e il sedicenne Pafundi hanno già debuttato in azzurro con la speranza di rimanerci

  quando dal 14 al 18 giugno

 

BASKET  Victor Wembanyama va in America

Nessuno ha dubbi sul fatto che Victor Wembanyama sarà la prima scelta al Draft NBA della prossima estate. Nessuno ha dubbi sul fatto che qualche squadra proverà a lasciar andare qualche partita, a play-off compromessi, per avere più chance di mettergli la propria maglia l’anno venturo. Loris Belin su Eurosport France ha detto che è già in cima alla lista dei futuri grandi dello sport, alcuni dei quali non saranno mai all’altezza delle aspettative.

In due partite contro la G-League Ignite all’inizio di ottobre a Las Vegas, ha trascinato i suoi Metropolitans 92 con 36 punti, 11 rimbalzi e 4 stoppate. Da allora ogni cosa è illuminata. LeBron James lo ha definito un alieno. In America gli hanno dato il nome di unicorno, una specie di laurea nello sport contemporaneo. Significa che sai fare cose in teoria negate al tuo corpo o al tuo ruolo. L’intero pianeta – dice  Eurosport France – sta solo aspettando di scoprire quale squadra sarà la più mediocre possibile per permetterselo

Le tv americane hanno cominciato a seguire le sue partite di campionato, ve li dovete immaginare gli americani che guardano il Boulogne-Levallois a Portel oppure a Cholet, come se fosse Lakers-Celtics. Due mesi dopo la notte del Draft, VW sarà ai Mondiali. Ha saltato gli Europei scorsi per un infortunio. Se anche Embiid dovesse decidere di usare il passaporto che gli è arrivato da Parigi, battere la Francia sarebbe difficile persino per gli USA. 

  quando 22 giugno il Draft | dal 25 agosto al 10 settembre i Mondiali

 

NUOTO I Mondiali di Summer McIntosh

È diventata la prima nuotatrice canadese a vincere due ori ai Mondiali, nei 200 farfalla e nei 400 misti individuali, seguiti dall’oro nei 200 e nei 400 misti ai Giochi del Commonwealth. Come se fosse già tutto routine, ha pure battuto Katie Ledecky nei 400 stile libero in Coppa del mondo a Toronto. Tutto all’età di 16 anni. Ha nel nome la freschezza. È figlia dell’ex nuotatrice olimpica Jill Horstead. Sua sorella maggiore Brooke è una pattinatrice di coppia. Quando aveva un anno e ancora non camminava, suo padre la fece dondolare in acqua temendo urla e strepiti. Rise. Ha battuto oltre 50 primati canadesi giovanili. L’hanno convocata in Nazionale all’età di 13 anni, quando si vergognava di parlare con le campionesse che aveva intorno. La sua preoccupazione ai Giochi del Commonwealth era la riparazione dell’apparecchio ai denti. Ama lo shopping ed è maniaca della pulizia. Viaggia con una gomma magica per pulire i graffi dalla sua valigia e in allenamento si fa vedere ogni tanto con un costume sul quale c’è disegnato un T-Rex. Ai prossimi Mondiali si presenta per sbranare tutte. 

  quando dal 14 al 30 luglio a Fukuoka

CALCIO I Mondiali di Alexia Putellas

Se nell’anno degli Europei hai vinto il Pallone d’oro senza giocare gli Europei, devi avere qualcosa di speciale. Alexia Putellas è stata la prima calciatrice spagnola a toccare le 100 presenze in Nazionale, guidando il suo Barcellona a un nuovo Triplete nazionale e fino alla finale di Champions persa con il Lione. La rottura dei legamenti le ha fatto perdere l’appuntamento più importante della stagione, la Spagna si è fermata ai quarti contro l’Inghilterra, le sue ambizioni si sono rimpicciolite proprio nell’anno dei 91mila spettatori al Camp Nou per le partite in marzo e aprile contro Wolfsburg e Real Madrid. 

La Spagna aspetta Putellas per i Mondiali, in un momento di grande incertezza per l’ammutinamento di buona parte della squadra contro il suo Ct. In una intervista di ieri su Marca lei ha detto: «Mi sa di cattivo gusto e mi fa male dirlo, ma prima degli Europei mi sentivo molto bene, sia fisicamente sia mentalmente. Sarebbe stato un torneo molto importante, il destino ha voluto che il giorno prima mi infortunassi. È normale che ora i media mi chiedano quando torno, perché è qualcosa che i tifosi si chiedono, mettono in dubbio la mia presenza. È molto difficile fare una data esatta. Voglio andare passo dopo passo. L’importante è che il ginocchio risponda bene al lavoro e ai carichi. Mi piacerebbe dire che ci sarò, ma suppongo che molti si chiedano se ci sarò anche per il caos che c’è stato e che sta accadendo. Mi piacerebbe giocare, non so se sarà possibile o meno. La rivalità tra noi del Barcellona e il Real Madrid c’è sempre stata. Molte cose sono trapelate. Alcune vere, altre false, altre mezze vere. Non voglio entrare nel dettaglio, penso siano cose che dovrebbero restare negli spogliatoi, tra compagne di squadra e lo staff tecnico, la federazione e le giocatrici. Chi ha fatto trapelare tutto, dovrà essere ringraziato per aver generato tutta questa brutta atmosfera».  

Come finisce, bella domanda. Negli USA, Sports Illustrated pensa che vincerà l’Inghilterra. Il Telegraph sottolinea la crescita di Lauren James, 21 anni, la stella emergente, giocatrice chiave per il Chelsea, sorella di Reece. 

  quando dal 20 luglio al 20 agosto in Australia e Nuova Zelanda

 

ATLETICA LEGGERA  Il Mondiale di Elaine Thompson-Herah

Ha fatto nello sprint femminile quel che solo Bolt è riuscito a fare in quello maschile. Oro olimpico nei 100 e nei 200 in due edizioni di fila, prima a Rio e poi a Tokyo. Ha chiuso il 2021 con la migliore stagione mai vista nella storia della velocità, correndo quattro tempi da primi tredici della storia, con 2 sconfitte in 11 gare. È arrivata a 5 centesimi e a 19 centesimi dagli ex irraggiungibili primati di Flo Griffith-Joyner [10.54 nei 100 e 21.53 nei 200]. A trent’anni va più forte di quando ne aveva 24. Eppure, Elaine Thompson-Herah per qualche misterioso motivo non ha ancora vinto un oro individuale ai Mondiali. Un argento nel 2015 sui 200, il bronzo dell’anno scorso a Eugene sui 100. 

L’ultimo podio le ha gettato addosso una croce. Qualche settimana fa ha messo una clip su Twitter dicendosi d’accordo con Asafa Powell, i giamaicani li trattano male, anzi peggio, li trattano come persone normali. 

«Non ci rispettano, ci mettono nel mucchio della gente comune». Ha detto che «tutti si guadagnano da vivere in qualche modo. Io lo faccio correndo. La gente si domanda perché io sia andata a Eugene sapendo di non essere abbastanza in forma. Perché avevo appena firmato un contratto, baby, se non fossi andata a spremere quel bronzo, lo avrebbero stracciato».  

Nel 2021 Slalom l’ha scelta come atleta mondiale dell’anno. Nonostante un 2022 inferiore è stata la donna dell’atletica di cui si è scritto di più, la seconda in assoluto dietro il giavellottista indiano Neeraj Chopra. Lo dice una ricerca di World Athletics su un numero selezionato di testate: Chopra 812 articoli, Elaine Thompson-Herah 751, Shelley-Ann Fraser-Pryce 698, Shericka Jackson 679, l’eterno Usain Bolt 574 – anche se non corre più. È la prima volta che Bolt lascia il primo posto dal 2008. È il segno definitivo che l’atletica è entrata nel dopo Lui. Non solo con le prestazioni di Duplantis, Warholm, McLaughlin, Ingebrigtsen, ma anche nella dimensione mediatica. Cosa le manca, Elaine lo sa. 

  quando dal 19 al 27 agosto a Budapest

 

TENNIS La Nazionale in Coppa Davis

Il tennis italiano esce da un anno di riflusso dopo l’espansione del 2021, quello della finale di Berrettini a Wimbledon, la sua qualificazione per il Masters, il debutto di Sinner da riserva. Il 2022 è invece stato l’anno in cui Racquet ha definito Jannik la grande delusione della stagione. Una grande squadra che in Coppa Davis ha dovuto riscrivere daccapo il proprio assetto, congelando l’ambizione di rimettere le mani sull’insalatiera 46 anni dopo Santiago. Eppure, con una Italia B, con Musetti e Sonego singolaristi, è arrivata una semifinale. Gli anni saranno diventati 47, quando la Nazionale di Volandri ci riproverà.

Paolo Bertolucci ha scritto nei giorni scorsi sulla Gazzetta: Ci lasciamo alle spalle un 2022 tennisticamente parlando alquanto cagionevole. Abbiamo la fortuna di avere giocatori che possiedono molteplici e multiformi capacità tecniche, tanto da risultare all’altezza della situazione in ogni periodo dell’anno e a ogni latitudine. Non vorrei far passare un messaggio troppo ottimistico, ma credo che Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti e Jannik Sinner abbiano le carte in regole per puntare alla Top 10 o almeno sfiorarla. Certo non sarà facile. La concorrenza sarà spietata. In Coppa Davis, se avremo la possibilità di schierare la formazione al completo, come già dimostrato quest’anno, valiamo una delle prime quattro Nazionali al mondo.

  quando dall’11 al 17 settembre

 

VARIE Thomas Bach

Thomas Bach rivuole Russia e Bielorussia ai Giochi di Parigi 2024 e le qualificazioni stanno per cominciare. Soprattutto – dice chi lo conosce bene – Thomas Bach vuole il Nobel per la pace. Ma l’Ucraina è rigida. Ha pure fatto fuori Sergej Bubka dalla presidenza del comitato olimpico, per metterci il ministro dello sport, assai meno tiepido rispetto alla prospettiva di ritrovarsi in gara di fianco al nemico di guerra. Che si fa? 

Daily News, canale di informazione russo in inglese, ha pubblicato nelle scorse ore un lungo pezzo nel quale racconta come gli atleti sono caduti vittime della politica, impossibilitati a gareggiare sulla scena internazionale nonostante si dica che lo sport deve restare fuori dai conflitti e dalla politica

La Federazione russa di pallavolo chiede decine di milioni di dollari di risarcimento all’organo di governo internazionale per essersi vista sottrarre l’organizzazione dei Mondiali 2022. La federazione di nuoto internazionale ha subito a sua volta grosse perdite finanziarie, secondo Daily News, per aver rinunciato a portare i suoi grandi eventi a Kazan. L’assenza di campioni russi agli eventi internazionali – leggiamo – ha privato molti sport di stelle di spicco, come il pattinaggio artistico, la ginnastica, lo sci di fondo. Secondo Tatiana Tarasova, il pattinaggio è regredito di 20 anni senza la partecipazione di Anna Shcherbakova. Il vice primo ministro russo Dmitry Chernyshenko sostiene che qualsiasi titolo assegnato in assenza di atleti russi è svalutato. Solo gli avversari disonesti – dice Daily News – vogliono che la Russia venga bandita.

Anche gli USA si sono detti d’accordo a una riammissione. Il presidente del Comitato olimpico russo, Stanislav Pozdnyakov, parla di ritorno del buon senso. Gli organizzatori di Wimbledon, sanzionati dalla federazione internazionale, stanno riconsiderando la decisione sul bando del 2022, sorpresi – scrive la stampa britannica – dalla forza inaspettata del contraccolpo su ATP e WTA. Il tennis è considerato l’esempio da seguire, con russi e russi, bielorusse e bielorussi che possono competere liberamente in eventi internazionali, sebbene privi delle loro bandiere. Ma viene considerata una provocazione la decisione della federazione internazionale pugilato di riammetterli, in questo caso con l’inno e la bandiera. Il presidente dell’IBA Umar Kremlev, russo, sta portando con questa forzatura la boxe fuori dal programma olimpico. 

Lo sport russo è andato avanti in isolamento, con le Spartakiadi e i Giochi dell’Amicizia. Scrive il Daily News che se i divieti dalle competizioni globali dovessero continuare nel 2023, aspettatevi qualcosa di più: la Russia continuerà a fornire alternative di alto livello ai suoi atleti

  quando ottobre: premio Nobel per la pace

 

FORMULA 1  Un sedile per Logan Sargeant

Liberty Media accelera. La F1 guarderà sempre di più all’America. Dopo un’assenza di quattro decenni, il Mondiale tornerà a Las Vegas, un altro GP dopo Miami. La macchina delle pubbliche relazioni promette spettacolo, eccessi e sex appeal, dice il New York Times. Gli organizzatori si aspettano più di 100.000 partecipanti, con biglietti a partire da 500 dollari per posti in piedi senza vista garantita della pista. Quelli in tribuna partono da 2.000 dollari, con accesso alle aree di ospitalità condivise che vanno da 8.000 a 10.000 e oltre. L’MGM Grand ha prenotazioni a partire da 1.000 a notte, il prezzo al Bellagio è del doppio. 

Ma soprattutto pare vicino il momento del ritorno di un pilota USA in F1. Ne ha scritto Andrew Lawrence sul Guardian facendo il nome di Logan Sargeant, scrivendo che ormai è solo questione di tempo. L’esperienza vissuta nelle prime prove libere del GP di Austin al volante della Williams non resterà una parentesi. 

Se c’è un americano in grado di gestire la promozione, è il ragazzo diventato il primo americano in quasi quattro decenni a vincere il campionato mondiale di kart della FIA. Toccherà a lui diventare il primo a fare punti in F1 dopo Mario Andretti. La domanda – dice il Guardian – è se Sargeant sarà bravo quanto lo sono stati Valtteri Bottas e George Russell, e se sia pronto per la Mercedes, quando Lewis Hamilton si farà da parte. Non sorprendetevi se la risposta arriverà molto prima del previsto

  quando il GP di Las Vegas sarà corso il 18 novembre

 

A domani

 

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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

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