È giusto giocare a calcio a Natale?

Quanto è difficile capire qual è il momento giusto per giocare

 

  Alla fine mica lo sappiamo, noi italiani, come ci dobbiamo regolare. Nel giorno di Natale, in Italia non si gioca a calcio dal 1960. Era stato più facile prima del Concilio Vaticano II che dopo. Gli italiani che vanno in Turchia si adattano: domenica ce ne erano due in panchina per Adana Demirspor-Karagumurk, Vincenzo Montella da una parte e Andrea Pirlo dall’altra. Anche gli inglesi, senza il Vaticano nei paraggi, si regolano come noi. L’ultima volta del calcio professionistico a Natale è stato nel 1965, in Scozia nel 1971. 

Eppure erano un classico. La prima risale al 1889, quando il Preston – reduce da un titolo vinto da imbattuto – affrontò l’Aston Villa. Nick Miller su The Athletic ha ricostruito che a Natale si giocavano spesso grandi partite, in particolare i derby. Erano concentrati di proposito nei giorni di festa. 

Il calcio nel giorno di Natale era una tradizione grande in Inghilterra quanto il football in America. Come tante altre cose, era nato essenzialmente dalla noia. Nei primi decenni del 20esimo secolo, non c’era molto altro da fare quando il tacchino era stato mangiato e le discussioni familiari erano finite. A quei tempi il calcio era ancora principalmente uno sport della working class e le festività erano appunto giorni in cui per tradizione si svolgevano eventi pubblici a essa rivolti, come pantomime, concerti, proiezioni di film

Il professor Martin Johnes, autore del libro Christmas and the British, ha spiegato alla BBC che «per la classe operaia, le cui residenze erano spesso scomode, sovraffollate e poco attraenti, un raro giorno libero dal lavoro era motivo per scendere in piazza, uscire, non per rilassarsi a casa».  

 

Gli inglesi hanno fatto slittare tutto di 24 ore e si sollazzano col Boxing Day. O per lo meno così pare a noi. Ogni tanto pure loro discutono se valga la pena o no, tenere in piedi la tradizione. Alla fine mica lo sappiamo, noi italiani, come ci dobbiamo regolare, cosa farne dei nostri giorni di festa. 

In Francia c’è qualcuno che si sta sollevando contro il calendario e la ripresa della Ligue 1 in questi giorni. I tifosi dello Strasburgo si sono uniti a una specie di rivolta partita da Nantes e da Lione. Non hanno preso bene il fatto che la partita della loro squadra contro il Troyes sia in programma lunedì prossimo alle 15. Un giorno feriale, fanno notare. Così com’è feriale il venerdì successivo, nel quale giocherà la partita di Coppa contro l’Angers alle 18. I bambini sono a casa, dicono, ma gli adulti lavorano. Da Nantes, i gruppi di tifosi hanno fatto sapere che per gli stessi motivi oggi non andranno a Troyes – ancora – perché la palla al centro è fissata per le 15, ma non gli sta bene neppure che si giochi alle 15 a Capodanno contro l’Auxerre. 

Le parole della protesta sono un grande classico: il calcio si gioca nel week-end, la domenica alle tre. Solo che Capodanno stavolta è proprio di domenica, e Nantes-Auxerre cade proprio alle tre. Anche da noi, si sa, il mormorio contro il cosiddetto spezzatino segue gli stessi slogan. L’anno scorso Inter e Roma hanno chiuso il campionato senza mai aver giocato una partita sotto il rassicurante ombrello della finestra di Tutto il calcio minuto per minuto

 

E allora? A Natale che si fa? Solo la Bundesliga riprende più tardi della A. La Germania ha una tradizione di sosta invernale, legata alla presenza di neve e ghiaccio. In Spagna sono andati in 17mila l’altro giorno a vedere l’allenamento del Betis. Diciassettemila. L’allenamento. Sandro Bocchio su Tuttosport scrive che per la nostra Lega i numeri non reggono il gioco di un turno a Santo Stefano ma, nella stagione in cui gli stadi sono tornati a registrare nuovamente presenze da record, sarebbe valsa almeno la pena di un tentativo”.

Gianfranco Teotino sulla Gazzetta dello sport fa notare stamattina che a Santo Stefano gli stadi della Premier erano stracolmi e gli ascolti televisivi altissimi, come da tradizione. Del resto, anche la nostra Serie B ha vissuto una giornata eccezionale, con grande successo di pubblico e la punta dei 50.000 presenti per Bari-Genoa. Giocare durante le festività, con le famiglie in vacanza e ancora riunite, a pranzi di Natale esauriti, è un’idea tanto facilmente vincente da rendere persino banale il riproporla. In Serie A era stata risperimentata dopo tanto tempo nel 2018: si registrò il maggior numero di spettatori, fra stadi e tv, di tutta la stagione. Troppa grazia, Santo Stefano, devono avere pensato in Lega. E non si è più fatto.

Carlos Passerini sul Corriere della sera aggiunge che non se n’è più fatto niente, un po’ perché ovviamente ai calciatori non piace, un po’ perché non si vogliono toccare le tradizioni. Teniamoci quindi le notturne gelate al martedì in novembre o a febbraio rispetto a un bel pomeriggio sotto le feste. La verità è che si fa un gran parlare di prodotto calcio da valorizzare, ma poi non c’è il coraggio di innovare. Ad ogni modo, due sono le conseguenze: la prima è che resteremo tutti fermi fino al 4 gennaio, quando inizierà un tour de force che imporrà una partita ogni tre giorni, con tutto ciò che ne consegue fra infortuni e stanchezza. L’altra è che per forza di cose fino ad allora toccherà continuare a guardare il calcio estero. E magari finirà che preferiremo anche noi la Premier, come i nostri ragazzi.

 

Oppure guardare gli altri sport. Pesaro-Virtus Bologna di basket, per esempio. Sugli account Twitter e Facebook di La Giornata Tipo sono stati celebrati i 10mila spettatori al palazzetto, in una città da 90mila abitanti. Eppure, non vincono uno Scudetto da 32 anni. Non vincono una coppa Italia da 30 anni. Non vincono una coppa europea da 39 anni. Non arrivano tra le prime 5 in Serie A da 18 anni. Hanno un misero 34% di vittorie nelle ultime 10 stagioni in campionato. Ha vinto la Virtus ai supplementari, al termine di una partita rocambolesca e bellissima, decisa da una tripla di Belinelli allo scadere dei regolamentari e da uno straordinario Toko Shengelia. Ma la gente ha applaudito, lo spettacolo, e la propria squadra. Perché questa è una città con una passione straordinaria per la pallacanestro

Una città che come molte altre in provincia, ha resistito all’auspicio e alle politiche di federazione e Lega, desiderose di trasformare il basket italiano in uno sport per metropoli. Vallo a capire, come ci dobbiamo regolare. 

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