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Sarà pure una F1 equilibrata ma alla fine vince Hamilton
▻ Sette decimi di secondo di differenza dicono che qualcosa è cambiato. La vittoria di Lewis Hamilton dice che nulla si sovverte in un giorno. Il primo GP del 2021 – anno zero della competitività diffusa – è andato all’uomo e alla macchina che hanno spinto la Formula 1 a darsi nuove regole. Dopo 7 Mondiali consecutivi per la scuderia e per i suoi piloti, la Mercedes ha ricominciato a modo suo, vincendo in Bahrain. Ma Verstappen e la sua Red Bull sono stati davanti fino all’ultimo sbuffo caldo di gas, in questo GP iniziale di una stagione XXL (23 gare).
Per Stefano Mancini su la Stampa “la F1 ha trovato finalmente il dualismo che mancava da quando ha abbracciato l’era ibrida e la Mercedes non ha mai smesso di vincere. Un 2021 che si preannunciava come la pallida fotocopia delle ultime stagioni sta diventando una competizione equilibrata e imprevedibile: se Mercedes e Red Bull corrono per il titolo, McLaren e Ferrari faranno a sportellate per il terzo posto, aspettando che la Aston Martin si faccia sotto”.
C’è ancora dell’Hamilton dentro Hamilton. Sia quando si è inginocchiato prima del via e dice che continuerà a farlo, sia quando è andato a prendersi la 96esima vittoria in carriera. Alessandra Retico su Repubblica scrive che “chi dava Lewis per quasi annoiato, anche da se stesso, o forse reso fragile da una Freccia insolitamente spuntata, non guarda all’invisibile che lo guida: una squadra organizzata e lucida nelle strategie (con una sosta anticipata al 13° giro), un che di inesauribile nel desiderio e negli obiettivi di un pilota che a 36 anni ha dato e avuto già tutto”.
Giorgio Terruzzi su Corriere della sera trova che comunque “Hamilton ha trovato un compagno di viaggio intenzionato a complicargli le domeniche” e che sia Verstappen “il vincitore morale del primo Gp, dopo aver conquistato e quindi ceduto la testa della corsa per motivi che sfuggono ai più. Hamilton ha perso ogni certezza sul tema ottava corona, la Ferrari è convinta di riguadagnare applausi perduti: due temi per due sfide inedite. Sì, un buon inizio”.
Per non farci mancare il pepe, come scrive Luigi Perna sulla Gazzetta dello sport, questa in Bahrain “passerà alla storia come la gara del sorpasso cancellato”. Per chi l’ha visto e per chi non c’era: alla quarta curva del 53esimo giro Verstappen è stato accusato di aver completato il suo sorpasso andando oltre il cordolo basso della pista e ha dovuto restituire la prima posizione per decisione della giuria. Non l’ha più ripresa.
Anche in Germania accolgono questa nuova F1 nella quale c’è “finalmente un duello” e Marcus Krämer per der Spiegel scrive che a lungo ci si è chiesto chi potesse battere la Mercedes. “Per anni la risposta in Formula 1 è stata: nessuno. Ora Max Verstappen ha la macchina più veloce – e ancora una volta non vince”. Alla fine ha ragione lui.
la classifica Hamilton 25, Verstappen 18, Bottas 16, Norris 12, Pérez 10, Leclerc 8, Ricciardo 6, Sainz 4, Tsunoda 2, Stroll 1
Com’è andata la Ferrari? Sesto Leclerc e ottavo Sainz. Daniele Sparisci sul Corriere della sera ricorda che “si aspettavano segnali di ripresa dopo il minimo storico degli ultimi quarant’anni toccato nel 2020, sono arrivati insieme alla consapevolezza che «la strada per il podio è lunga». E che da una pista all’altra i valori potrebbero cambiare, “in meglio o in peggio”. Tira un po’ aria di grazie lo stesso. Mario Salvini sulla Gazzetta dello sport scrive per esempio che “si può essere contenti anche di un sesto e di un ottavo posto” riconoscendo che “il podio non è stato alla portata, e in questo senso c’è da sperare che la gara di ieri non sia stata troppo riassuntiva di quel che vedremo da qui alla fine”.
Così mentre tutto intorno – scrive Ottavio Daviddi su Tuttosport – era “una sciabolata di fresche emozioni, un florilegio di azioni adrenaliniche, un divertimento a tutto campo”, la scuderia di Maranello “ha lottato, ma restando sempre un passo indietro”.
Ultimo: Mick Schumacher sulla sua Cenerentol-Haas. Si dice contento per essere riuscito a finire la gara. Otto anni e 123 giorni dopo l’ultima gara di suo padre Michael in Brasile, die Welt scrive che al debutto ha fatto meglio di lui, “arrivato a percorrere solo poche centinaia di metri a causa di una frizione danneggiata”. Un po’ come il compagno Mazepin, russo che corre senza la bandiera del Paese, andato a sbattere ai primi km della sua prima gara in F1.
Mario Coppini sul Corriere dello sport-Stadio aggiunge che “c’è anche un altro tema a fare del Bahrain un promettente laboratorio all’interno del quale si potrà distillare il futuro della categoria. Si tratta del confronto tra generazioni. Un confronto grazie al quale le due categorie, fino ad ora contrapposte, di giovani e meno giovani, potrebbero trovare terreno di costruttivo scontro. Le prestazioni di Fernando Alonso, quarant’anni e quella di Yuki Tsunoda, venti, sono quasi sovrapponibili pur se raggiunte con diversi approcci”.
vite Che ci faceva Renzi al GP con l’Italia in zona rossa | “Negli ambienti finanziari milanesi gira da un po’ la voce che Matteo Renzi sia prossimo a cambiar mestiere. La carriera politica fungerebbe da trampolino per incarichi più remunerativi, già testimoniati dal repentino incremento dei suoi redditi. Ma finché Renzi è senatore, e in particolare membro della Commissione Difesa, cui spetta di occuparsi di interessi vitali della nazione, s’impone a lui di adempiere “con disciplina e onore” alla funzione pubblica assegnatagli. Che si tratti di viaggi d’affari o di un non meglio precisato ruolo nell’ambito dei cosiddetti Accordi di Abramo, la faccenda ci riguarda. La presenza di Renzi ieri ai box del Gp di Formula 1 in Bahrein si configura come uno sberleffo oltraggioso di fronte a un paese chiuso per lockdown. Trincerarsi dietro al rispetto formale delle regole equivale solo a un’ostentazione di privilegio. Ci aspettiamo che la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, voglia chiedergliene conto nella seduta di martedì prossimo”.
di gad lerner, il Fatto quotidiano
Gli italiani bruciati da Viñales
▻ Il famoso Mondiale dei sette italiani è cominciato con uno solo di loro fra i primi nove nel GP di Doha. Quello che partiva in pole position. Francesco Bagnaia ha difeso la prima posizione per 13 dei 22 giri e poi s’è riconquistato il podio negli ultimi metri, nella scia del compagno Zarco, quando il campione uscente Mir davanti a loro ha sbagliato l’ultima curva e li ha visti sfilare. Viñales nel frattempo era già arrivato davanti a tutti con la sua Yamaha, spezzando il dominio delle Ducati su questa pista e la candidatura avanzata a proseguirlo, prima con il record dei 362 km orari toccati in qualifica e poi andando in testa in avvio con quattro moto una dietro l’altra. Finché l’usura delle gomme è diventato un fattore. Gli altri italiani: Petrucci a terra alla curva numero due, Valentino dodicesimo, Morbidelli penultimo.
Domenica prossima si corre sulla stessa pista. “Nelle corse non capita spesso di avere una seconda possibilità e la Ducati dovrà dimostrare di potere riconquistare il suo feudo. La roccaforte rossa è crollata” ha scritto Matteo Aglio su la Stampa, spiazzata da un Viñales che secondo Massimo Calandri su Repubblica “è stato potente ed elegante al tempo stesso, protagonista di una grande rimonta, infine ragioniere nel gestire il largo vantaggio: sembrava proprio il Cannibale”. Non solo. Ha celebrato alla maniera dei calciatori che stanno per diventare padri, mimando il pancione della moglie. Sta per nascere Nina. Ma qui la faccenda è più seria che nel calcio, se è vero che Enzo Ferrari attribuiva ai piloti un secondo in più di ritardo al giro per ogni figlio a casa. L’unico papà in MotoGP fino a ieri era Pol Espargarò, l’ultimo a vincere con una bimba che lo aspettava era stato Cal Crutchlow nel 2016, Casey Stoner ebbe una figlia un anno dopo il titolo mondiale. È
Antonio Castaldo sul Corriere della sera scrive stamattina che “è stata una sfida tra la potenza bruta e l’agilità sotto controllo. E alla fine, nel deserto del Qatar rischiarato dalla ruota luminosa della luna piena, la Yamaha ha imposto la versatilità della sua M1 sui quasi 300 cavalli della Ducati Desmosedici. Condizioni atmosferiche e tenuta degli pneumatici, sono queste dunque le variabili attorno cui girerà anche il prossimo Gp. Ancora una volta si correrà tra le dune del deserto e da queste parti, ormai si è capito, la sera si alza il vento. La Ducati ha una settimana per mettere a punto delle contromisure. Se vorrà difendersi dalla più agile Yamaha, o anche dalla costante Suzuki, dovrà esprimere dall’inizio alla fine la stessa strabordante potenza. Una strategia di gara più conservativa potrebbe servire a preservare le gomme”.