#1126 – Dove si legge dei Mondiali visti dall’Argentina | lo Slalom del 17 novembre

giovedì 17 novembre 2022

#1126

COSA STAI PER LEGGERE

     C’è l’inflazione, prendi un mate nel deserto. Un pezzo di Paolo Galassi per Slalom da Buenos Aires: in Argentina una moneta speciale per seguire Messi in Qatar Mamma, il secondo tempo lo vedo a scuola La squadra del Qatar nata dallo ius nexi La prima volta di due rifugiati  La squadra dimenticata dei lavoratori del Nepal Le strade e le metro a Doha sono ancora vuote La partita della disinformazione Uno scrittore italiano in una raccolta sul calcio Cosa dice Marco Balich della cerimonia Hitzlsperger: non si possono prendere soldi dal Qatar e andare a criticarlo L’analisi dei gironi: il B con Inghilterra, USA, Iran, Galles Come procedono gli esperimenti di Mancini | Tennis. Sembra di nuovo un Djokovic da Grande Slam La premiazione di Carlitos Alcaraz come numero 1 di fine anno

◇  RUBRICHE | L’ultimo scroll con I fumetti del giovedì: Kamila Valieva è Crudelia, Charles Leclerc è Saetta McQueen, Joel Embiid è Superman, Scariolo è Iron Man, Charles Caudrelier è Corto Maltese

 

A volte penso che questo sia il nostro vero errore:

credere di avere tutto il tempo che vogliamo

dal film Il tè nel deserto

 

 I MONDIALI DI CALCIO | TRE GIORNI AL VIA

C’è l’inflazione, prendi un mate nel deserto 

Una moneta speciale per vedere Messi in Qatar

 

 

Come l’Argentina aspetta l’ultima missione mondiale di Leo. Diario degli umori di un Paese: l’inflazione al 97 percento, i controlli dell’agenzia delle entrate sui 40mila cittadini che hanno comprato il pacchetto volo+albergo+biglietto, l’istituzione di un nuovo tipo di cambio tra il peso e le monete internazionali: così è nato il Dollaro Qatar. Ma soprattutto: senza l’Italia, possiamo tifare per loro?

 

DI PAOLO GALASSI

per Slalom da Buenos Aires

 

    Sono sempre i soliti. Megalomani, spacconi, un po’ napoletani (diciamolo). Sempre tra i favoriti, sempre rumorosi, sempre ovunque (e sempre sconfitti, per fortuna). Eppure. Per la seconda volta di fila tocca vederli da casa, senza nemmeno le farfalle nello stomaco per un possibile incrocio a eliminazione diretta. Ripeterci che è la seconda volta consecutiva che succede, la seconda in otto anni della nostra vita, fa ancora più male: «Vogliamo soffrire bene» direbbe Troisi. Tifare per loro no, per carità, o sì, ma sempre fino a un certo punto: va bene la passione, la locura, la garra, Soriano e Fontanarrosa, Bielsa e Valdano, però… essere Europei vorrà pur dire ancora qualcosa. O no? 

 

D’altronde, se nel 2014 certi telecronisti nostrani sembravano quasi sollevati dal prevalere del lungimirante progetto tedesco sull’improvvisazione sudamericana, nel 2018 alcune penne, sempre nostrane, inviate in quel paese là, quello che oggi in tv non ha bandiera (ma che allora non doveva essere poi così cattivo, se ci si andava a giocare a pallone) tradivano una certa – come dire – malcelata soddisfazione al momento di raccontare gli stracci volati nello spogliatoio albiceleste, rispolverando vecchi cavalli di battaglia quali “faida”, “clan”, “senatori”, e decapitando quel “tamarro” (sic) di Jorge Sampaoli per i suoi bicipiti tatuati e le camicie attillate, prima che per il (non) gioco dei suoi. La nostra nazionale manco c’era, ma in caso di eliminazione sarebbe sicuramente uscita con più stile. Le divise sono il nostro forte. 

 

Insomma, nonostante un’iperinflazione surreale, quasi weimariana (la stima finale sul 2022 è del 97%), l’Argentina è stata il primo paese presente al Mondiale ad aver esaurito – ormai da diversi mesi- i biglietti messi in vendita per le prime 3 partite della fase a gruppi (Arabia Saudita, Messico, Polonia). L’AFIP, temuta agenzia delle entrate, ha pizzicato 181 soggetti che, pur non avendo ingressi dichiarati, si sono assicurati con un certo anticipo il non proprio economico forfait volo + albergo + stadio. L’ambasciata argentina di Doha ha previsto l’arrivo di almeno 40.000 hinchas albicelesti. Immigrati indiani e bengalini hanno pure creato un fan club di 1500 autisti pronti a scarrozzarli tra le dune. Per ridurre l’impatto economico (micro o macro?) dei loro acquisti sulle sempre scarse riserve di dollari del paese, la Banca Centrale ha stabilito un nuovo tipo di cambio tra l’ambito dollaro statunitense – unità di misura del carovita- e il volubile peso argentino: il Dollaro Qatar, più caro del Dollaro Soia (che riguarda l’esportazione di cereali), del Dollaro Netflix (con cui 4,5 milioni di argentini pagano l’abbonamento mensile alla suddetta piattaforma di streaming, che però minaccia di eliminare l’opzione di account condivisibile da più persone), e più caro anche del Dollaro Coldplay, concepito per regolare i contratti con le rock band straniere che fanno scalo sul Rio de la Plata, chiamato così perché entrato in vigore in occasione del live della band di Chris Martin a Baires. 

 

Non è uno scherzo: attualmente, a seconda del settore in questione, la frizzante economia argentina prevede 16 diverse quotazioni tra dollaro e peso: le più ovvie e noiose ve le risparmiamo.  Quello che conta è che, come ad ogni mondiale, la quantità di tifosi/turisti che viaggiano al seguito della nazionale ha un impatto non irrilevante sull’economia, un impatto che il Superministro Sergio Massa in questo frangente non può ignorare: neanche questa carica è uno scherzo, comunque, ma solo la conseguenza burocratico/linguistica dell’aver concentrato nelle mani di un unico funzionario i portafogli di Economia, Sviluppo Produttivo e Agricoltura, una vecchia prassi peronista. Come non sognare in grande, allora, con un Superministro che vi sfodera un nuovo cambio peso/dollaro apposta per il Mondiale? Come non avere miraggi, guardando Leo Messi trottare nel deserto? Ditelo voi. 

 

Anzi, diteglielo: tra i primi tifosi argentini atterrati nel Golfo Persico ci sono Marcelo Martínez e Ivo Aimar Chiesa, arrestati dalle autorità arabe a metà ottobre con l’accusa di riciclaggio, rivendita di biglietti e bevande alcoliche: tifosi-avvocati in partenza, per favore presentarsi al check-in. Prima di loro però, dopo un periplo di 24 mila km percorsi in un mese e mezzo (Buenos Aires, Lima, Madrid, Barcellona, Parigi e Istanbul), dalla Patagonia era arrivato l’impavido Lucas Villaroel, originario di Trelew, provincia del Chubut. I media argentini presenti in Qatar, meno attirati dalla solfa dei diritti umani che dal lusso della metropolitana di Doha e dalla pulizia delle sue strade («nemmeno un papelito per terra – ripetono – questo da noi non succede»), hanno raccontato la sua storia tutta cuore e devozione quasi con imbarazzo, quasi a voler rassicurare gli esosi padroni di casa: «Non preoccupatevi, non siamo tutti così, ci piace anche spendere».

Dopo aver rotto con la fidanzata, Lucas ha venduto l’auto ed è partito alla volta del Qatar con appena 1000 euro in tasca, una tenda da campeggio e la camiseta del River Plate addosso: ogni turista argentino all’estero ha il dovere morale di far sapere quali colori porta nel sangue. Da settembre ormai, dorme 2/3 ore a notte, beve acqua di rubinetto, mangia poco, e ogni giorno, ogni santo giorno, scrive un messaggio Instagram a Julian Alvarez, passato dal River al City di Guardiola, perché ha promesso a un amico ammalato, rimasto a casa, di far ritorno con un suo autografo. Si meriterà una gioia che sia una, il nostro Lucas? 

 

La partita d’esordio dell’Argentina sarà il 22 novembre con l’Arabia Saudita allo Stadio Iconico di Lusail, disegnato (si dice) niente meno che da Albert Speer Jr, primogenito di quello Speer urbanista attivo nella Germania degli anni ‘30. Figlio d’arte nato a Berlino nel 1934 e scomparso nel 2017 a Francoforte, Speer Junior non ha fatto in tempo a vedere inaugurata la sua opera, la stessa dove il 26 novembre, all’indomani dell’anniversario della morte di Maradona, l’Argentina incontrerà il Messico allenato da Gerardo Martino, primo DT albiceleste dell’epoca post Sabella. Chissà se l’AFA gli ha poi pagato tutti gli stipendi arretrati, a lui e al suo staff. Ultima sfida della fase a gruppi il 30 novembre, con la Polonia, allo Stadio 974 di Doha, così chiamato per i 974 container che lo compongono, ma anche per ricordarvi che, nel caso dobbiate chiamare qualcuno in Qatar (non si sa mai), +974 è anche il country code degli organizzatori. 

 

[fine parte 1 continua domani]

 

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