La stella della Nazionale di pallavolo che non gioca in campionato

La Nazionale maschile di pallavolo è di nuovo tra le prime quattro al mondo. Dall’ultimo titolo del 1998 era successo soltanto una volta, dodici anni fa. Battuta al tie-break la Francia, oro olimpico un’estate fa, dopo aver rimontato lo svantaggio di due set a uno. Il Setterosa di pallanuoto ha perso in semifinale contro la Grecia, la stessa avversaria oggi del Settebello per un posto in finale. L’Italia del basket ha ancora due partite per conquistarsi la qualificazione agli ottavi. 

 

PALLAVOLO UOMINI

C’è un ragazzo che in campionato non gioca mai. Quasi mai. Fa l’opposto, il ruolo dei cannonieri, l’attaccante principe, ma non è tra i primi 40 della serie A per palloni giocati in attacco. È stato tra i migliori 60 del torneo per colpi vincenti, eppure è il quintultimo per set trascorsi in campo, il terzultimo per presenze, dietro di lui c’erano solo due infortunati. Yuri Romanò a Milano fa la riserva del francese Jean Patry, e probabilmente è giusto così. L’allenatore che lo stabilisce ogni domenica, non sarà certo un autolesionista. Solo che Yuri Romanò è il mancino che l’estate scorsa cambiò il corso della finale europea con 11 punti tra ace e schiacciate, il 90 percento di realizzazione in attacco, i primi tre punti di fila nel tie-break, ed è lo stesso braccio che ieri pomeriggio ha segnato ventitré punti alla Francia di Patry, portando l’Italia in semifinale ai Mondiali dopo 12 anni. 

 

Chissà che cosa ci vede in lui il Ct Fefè De Giorgi, chissà che cosa ci trova, cosa lo ha colpito quando l’estate scorsa lo chiamò in Nazionale senza un perché, ricordandosi che due anni prima quel tipo era nel gruppo che aveva vinto le Universiadi. Dev’essere che i bravi studenti li intuisce, riconosce i loro bisogni e le loro ambizioni alla Facoltà di Scienze motorie di Foggia, dove insegna Teoria tecnica e didattica degli sport di squadra. Dev’essere che De Giorgi si è costruito un percorso da coach lontano dai tic e le nevrosi assai italiane, in Polonia, in Russia, due patrie della pallavolo, dove non si spaventano dell’abbondanza o se c’è da rovesciare gerarchie. Così, una volta l’ha tirato fuori dall’ombra e qualche settimana fa lo ha preferito di nuovo alle scarpe consumate di Ivan Zaytsev. Non solo. Per lasciare Yuri più leggero, libero di sbagliare un pallone senza temere ombre sedute sulla panchina, ai Mondiali Zaytsev non lo ha portato nemmeno come riserva. Apriti cielo. È un anti-italiano, questo pugliese come Pietro Mennea e Benedetta Pilato. 

 

Su Yuri non si può cucire la storia del predestinato e nemmeno quella del figlio d’arte di un russo che eccetera eccetera. È un 25enne ormai, un ragazzo di Monza che vive a Paderno Dugnano. I suoi gli hanno dato quel nome perché boh, gli piaceva. Di certo quando nacque, Chechi aveva appena vinto le Olimpiadi. Ma forse non c’entra.

 

Fino agli Europei del 2021 aveva giocato al massimo in A2. Aveva iniziato come calciatore, terzino sinistro, a 16 anni si è allungato fino a tre centimetri oltre i due metri, e addio pallone, si è messo a seguire la passione delle donne di famiglia, la madre e la sorella, pallavoliste, pure loro. L’altezza l’ha presa da papà. Studiava Economia, l’ha messa da parte. Nella finale degli Europei era talmente in trance che quando al time-out De Giorgi gli chiese: – Quanti punti vuoi fare nel tie-break, Yuri?, la sua risposta fu: . Uscì dal campo dopo aver battuto la Slovenia e forse pensò che avrebbe avuto tanto spazio in campionato. Di certo lo pensarono tutti intorno a lui. Lo spazio è rimasto lo stesso, per fortuna è rimasto lo stesso pure lui, e in semifinale domani c’è sempre la Slovenia. Nello stesso palazzetto di Katowice. 

 

 C’è forse troppa esterofilia nella Superlega italiana?

«Non lo so, non posso giudicare scelte di dirigenti che sono in questo mondo da decenni. La nazionale aiuta a mettersi in mostra, poi gli spazi dovrò essere bravo a guadagnarmeli» | Yuri Romanò intervistato da Cosimo Cito, Repubblica, 21 settembre 2021

 

«Milano è la mia città, giocare qui è una bella cosa, ci siamo cercati per anni. Quando ho firmato, non sapevo che Patry avrebbe vinto l’oro olimpico, ma nessuno sapeva che io sarei diventato oro europeo. Siamo andati tutti e due molto bene, sarà difficile rubargli il posto» | Yuri Romanò a Giuliana Lorenzo, Il Giorno, 24 settembre 2021

 

pareri Che cosa dice Velasco di italiani e stranieri

 Spesso si preferiscono giocatori stranieri… 

«In loro si vedono i pregi, negli italiani solo i difetti. E poi costano meno e si tende a pensare che possano arrivare prima».

 Ai nostri ragazzi non si concedono margini d’errore? 

«Come un grande giocatore può sbagliare l’ultima ricezione, anche un giovane lo può fare. Ma se questo succede a Juantorena in Champions si dice giustamente che l’errore può capitare, mentre se questo succede a un ragazzo si sottolinea che l’errore deriva dalla giovane età».

 Ci sono altri “blocchi” culturali?

«Oltre all’esterofilia c’è il contesto culturale. Si guarda sempre l’aspetto negativo mentre in Italia ci sono tutti i presupposti per fare della grande pallavolo. Infine c’è il capitolo allenatore. Il tecnico è spesso sotto pressione quindi rischia di essere meno coraggioso nelle scelte. De Giorgi ha avuto le palle di mettere Romanò in finale».

 Lei in passato portò avanti scelte coraggiose? 

«A Modena scelsi di non prendere un canadese per dare fiducia al 18enne Bernardi ín coppia con Cantagalli. Lì è nata la Nazionale Italiana dei Fenomeni. Ma tutto questo discorso sui giovani non deve passare come assistenzialismo, se lo devono comunque guadagnare» intervista di davide romani, La Gazzetta dello sport, 24 settembre 2021

 

pareri Che cosa dice Tanjevic dei giovani

«Non posso sentir dire: manca determinazione. È un’altra delle vostre invenzioni, un’altra parola masticata, imbruttita. A me interessa lo sport nella sconfitta. Ho perso 5 finali di Coppa Korać, un record. Sai quanto mi manca quel trofeo? Ma ho potuto insegnare ai giovani il desiderio di migliorarsi e che due dolci grandi sono meglio di uno piccolo. Dai loro un’occasione e ti seguono. Non tradiscono. Non ho mai visto qualcuno retrocedere perché aveva un giovane in  campo. Ho visto invece stelle di 35 anni giocar male, perché conoscono la paura e la portano in campo quando è il momento – come dico io – di sbarco in Normandia». | intervista a Il Mattino, 23 luglio 2022

 

pareri Montali e l’Italia di oggi con i due mancini

 ➣  Di questo gruppo chi le sarebbe piaciuto avere da ct? 

«Probabilmente Michieletto, visto che ho allenato il suo papà. Chi è il più forte? Riccardo non me ne voglia, ma suo figlio Alessandro ha senza dubbio qualcosa in più. Di questa squadra azzurra mi piace poi il fatto di avere due mancini, una soluzione che avevo studiato molto in passato, ma che non avevo mai potuto tradurre in campo con la Nazionale. Un’arma che può essere decisiva per mettere in crisi gli avversari». intervista di andrea schiavon, Tuttosport

 

  PUZZLE Che cosa si dice in giro

 ◇  Giuliano Bindoni, Volley News: Una battaglia degna dell’epica sfida Alì-Foreman

 ◇  Stefano Villa, Oa Sport: La nostra Nazionale ha saputo esibire il proprio gioco frizzantino e sbarazzino, annichilendo la grande favorita della vigilia. Una squadra giovane, dal talento cristallino e acclarato, sempre più convinta dei propri mezzi e che è in grado di giocare in scioltezza, senza soffrire la pressione (anche se la semifinale sarà un eclatante banco di prova da questo punto di vista). Yuri Romanò è l’emblema di un gruppo in grado di sognare e fare sognare, un opposto forse poco appariscente ma che assicura enorme sostanza e che è ormai diventato l’Imperatore dei tie-break

 ◇  Luca Muzzioli, Volleyball: L’Italia più pazza, più coraggiosa e più bella dell’anno. Un concentrato di squadra, dagli attacchi di Michieletto, alle soluzioni trovate da Lavia, ai muro di Anzani e Galassi, alle difese di Balaso, fino a un Giannelli leader vero, ordinato capace di esaltare i suoi. Yuri Romanò, ex calciatore, ha poi fatto pentole e coperchi, giocando con grande coraggio ma anche con tanta testa. Non cascando mai nella trappola in cui Ngapeth cercava di portarlo sottorete, in una contesa non tecnica ma verbale. L’Italia ha vinto al tie break e non a caso ha portato a casa i tre set dove non ha aiutato gli attaccanti francesi. Nel primo e terzo set, persi d’un soffio, gli azzurri hanno regalato 12 e 10 punti

 ◇  Carlo Lisi, iVolley Magazine: L’Italia di Simone Giannelli, giovane capitano, che con i suoi discorsi pre gara sembra davvero un personaggio uscito dalle epiche battaglie medioevali; di Lavia e Michieletto, martelli pieni di classe e potenza, del libero Balaso che oggi ancora di più ha mostrato di essere un degno erede di Grebennikov sul trono di miglior libero al mondo, dei centrali Galassi e Anzani (che dopo l’exploit con Cuba si è ripreso il suo posto di titolare) gente di sostanza, forse poco appariscenti ma capaci di improvvisare fiammate di gran gioco in attacco ed a muro. Soprattutto l’Italia di Yuri Romano, il fenomeno nascosto del nostro volley esploso nella finale Europea proprio a Katowice e che con la prova contro le medaglie d’oro di Tokyo ha fatto che vedere forse il meglio per lui deve ancora venire.

 ◇  Angelo Di Marino, La Stampa: Da un anno a questa parte, De Giorgi ha rivoltato la Nazionale, passando dalla delusione olimpica, quando in panchina c’era ancora Blengini, al successo agli Europei 2021

 

BINOCOLI  Visti dalla Francia

Le Monde: Questa Italia giovane, ambiziosa e talentuosa ha imposto la sua legge al contrattacco, guidata dalla sua pepita di 20 anni Alessandro Michieletto (14 punti) e dal compagno Yuri Romanò, in una Stozice Arena abbastanza spoglia ma acquisita alla causa italiana. Molti tifosi hanno fatto il viaggio dalla vicina Italia. Gli italiani avevano beneficiato di due giorni in più di riposo, qualificandosi sabato: ha avuto un ruolo? Andrea Giani, la cui missione principale era dare consistenza ai Blues, affinché smettessero di fare le montagne russe tra le varie competizioni, alternare prestazioni al top e uscite anticipate, questa volta ha fallito”

 ◇  Béatrice Avignon, L’Équipe:  È stato fatale il terzo tie-break disputato in cinque partite. Non ci sarà quindi nessun titolo mondiale dopo l’oro olimpico, la doppietta rara ottenuta solo dall’URSS (1980-1982), dagli Stati Uniti (1984-1986) e dal Brasile (2004-2006). Merito di un’Italia che non si è arresa, e ha regalato un match molto più intenso rispetto alla semifinale della Nations League, il 23 luglio. I Blues sono caduti nella loro stessa trappola, a forza di giocare con il fuoco? I due set miracolosamente raddrizzati contro la Germania al debutto, i due tie-break necessari per sconfiggere agli ottavi la Slovenia e poi il Giappone, non potevano ripetersi per sempre. È mancata un po’ della fiamma che è la forza di questa squadra. Non ha aiutato l’infortunio a Kevin Tillie, elemento d’equilibrio. È la fine di una bella estate. Il cantiere resterà aperto e riapre la prossima primavera.

 

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