
Il ragazzo del poster è Donovan Mitchell, perché gara-4 l’ha tenuta in mano con un secondo tempo fuori scala: 39 punti dopo l’intervallo, 43 complessivi, e una partita che ha riportato Cleveland sul 2-2 dopo le due sconfitte iniziali a Detroit. È il giocatore che i Pistons devono contenere per riprendere il controllo della serie: se Mitchell trova ritmo dal palleggio, attacca il ferro e costringe la difesa ad aprirsi, i Cavaliers riescono a sopravvivere anche contro una squadra più fisica e più continua per lunghi tratti.
La serie torna a Detroit in perfetto equilibrio. I Pistons avevano vinto le prime due in casa, 111-101 e 107-97, dando l’impressione di poter spingere Cleveland fuori dalla serie. Poi hanno perso gara-3 nel finale, 116-109, e gara-4 in modo più netto, 112-103, dopo un terzo quarto da 38-21 per i Cavaliers. È lì che la partita è cambiata: Detroit era avanti 56-52 all’intervallo, poi ha perso ritmo, copertura e lucidità, mentre Mitchell ha cominciato a segnare da ogni zona del campo.
La stagione dei Pistons resta enorme. Hanno chiuso primi a Est con 60 vittorie e 22 sconfitte, a lungo anche con il miglior record NBA, prima del sorpasso finale dell’Oklahoma City. Al primo turno, però, hanno rischiato subito di buttare via tutto contro Orlando: sotto 3-1, hanno rimontato la serie e sono diventati solo la quindicesima squadra nella storia NBA a riuscirci. Contro Cleveland erano partiti fortissimo, ma ora devono ritrovare l’energia delle prime due partite.
Il nodo principale è Jalen Duren. In regular season viaggiava vicino ai 20 punti di media, nei playoff è sceso a 10.2 punti con il 49% dal campo: troppo poco per un centro con il suo peso dentro il sistema dei Pistons. Se Duren non produce vicino al ferro, Detroit perde un riferimento interno, un bersaglio sui vantaggi creati da Cade Cunningham e una parte della propria pressione a rimbalzo. In gara-4 ha faticato ancora, mentre a guidare l’attacco è stato a sorpresa Caris LeVert con 24 punti. Cunningham ne ha aggiunti 19, Tobias Harris 16, Paul Reed 15.
Cunningham resta il centro tecnico dei Pistons, ma Detroit ha bisogno che la sua creazione non diventi l’unica strada. Cleveland può caricare di più su di lui se non teme abbastanza Duren come finitore e se Harris non trova continuità nei momenti centrali della partita. Per questo gara-5 passa anche dalla distribuzione dei possessi: più coinvolgimento interno, più tagli, più pressione sul ferro, meno attacchi prevedibili contro difesa schierata.
Cleveland, dall’altra parte, ha seguito lo stesso andamento del primo turno contro Toronto: sconfitte in trasferta, vittorie in casa. Contro i Raptors aveva passato il turno in sette partite vincendo tutte quelle davanti al proprio pubblico; contro Detroit ha perso le prime due fuori e poi ha rimesso tutto in equilibrio. La squadra di Kenny Atkinson non ha avuto una regular season brillante come quella precedente, chiusa al quarto posto a Est con 52 vittorie e 30 sconfitte, e a febbraio ha cambiato molto mandando Darius Garland ai Clippers per James Harden. Il giudizio su quella scelta resta aperto, ma in questa serie Harden è già stato decisivo.
In gara-4 ha chiuso con 24 punti e 11 assist, dando a Cleveland un secondo creatore vero accanto a Mitchell. Evan Mobley ha aggiunto 17 punti e otto rimbalzi, ma i Cavaliers non possono pensare di vivere sempre di serate storiche di Mitchell. Quando lui non arriva a quel livello, l’attacco spesso si inceppa contro la pressione dei Pistons. Servono più soluzioni pulite: Harden nella gestione, Mobley più aggressivo, più movimento lontano dalla palla e più qualità nei tiri aperti.
In regular season gli scontri diretti erano finiti 2-2, e anche la serie è sul 2-2. Kevin Huerter è questionable per i Pistons, mentre Cleveland non ha problemi di infortuni. Gara-5 pesa molto perché può cambiare di nuovo il verso del quarto di finale: Detroit deve difendere il campo di casa e ritrovare Duren, Cleveland deve dimostrare di poter vincere fuori senza chiedere a Mitchell un’altra partita irreale.
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