Orlando vs Detroit
L’uomo del poster è Cade Cunningham, perché fin qui la serie ha detto soprattutto questo: Orlando può reggere l’urto, può sporcare la partita, può anche rubarne una fuori casa, ma ancora non ha trovato un modo per togliergli il centro della scena. 39 punti in gara 1, 27 in gara 2: è lui il giocatore che continua a dare a Detroit un vantaggio chiaro, anche quando il resto oscilla. E adesso che la serie si sposta in Florida, la domanda vera è se Orlando abbia finalmente una contromisura per lui.
L’Orlando Magic, in un certo senso, il suo obiettivo lo ha già preso: tornare a casa 1-1 contro la testa di serie numero uno. In gara 1 ha sorpreso Detroit vincendo 112-101, giocando una partita fisica, prendendo più rimbalzi, tenendo i Pistons a brutte percentuali (31% da tre, 47% da due) e compensando il proprio 29% da tre con buone letture dentro l’arco e 26 assist. In gara 2, però, il quadro è cambiato del tutto. Orlando ha tirato ancora male da fuori (25%), ma stavolta ha perso anche il confronto a rimbalzo (-15) e ha chiuso con un pessimo 37,5% da due, fermandosi a 83 punti nel 98-83 finale.
La notizia buona per Orlando è che Paolo Banchero ha tenuto il livello in entrambe le partite. Quella meno buona è che Franz Wagner e soprattutto Desmond Bane non stanno dando abbastanza. E Bane era arrivato proprio per questo: per alzare l’attacco nelle partite pesanti. Adesso il Magic torna a casa con la possibilità di rifare la gara 1, cioè una partita sporca, aggressiva, capace di mettere in difficoltà la seconda difesa della lega e di togliere ritmo a Jalen Duren. Le prime due partite hanno detto una cosa abbastanza netta: Orlando può limitare il centro dei Pistons, ma non ha ancora una risposta per Cunningham. E se vuole davvero eliminare la prima dell’Est, deve anche alzare il tiro da tre.
Detroit, invece, in gara 2 ha rimesso in ordine tutto quello che si era storto all’inizio della serie. E lo ha fatto tornando a essere ciò che è stata per tutto l’anno: una squadra difensiva, dura, profonda. Con quella vittoria ha anche interrotto una striscia pesante: era alla dodicesima prova dopo 11 sconfitte interne consecutive ai playoff. Il successo ha ricordato subito perché i Pistons hanno vinto 60 partite e chiuso come una delle migliori difese dell’anno. Contro l’attacco di Orlando, che vive più di isolamenti e di gioco nel pitturato che di tiro da fuori, il loro profilo funziona bene: Detroit concede la terza peggior percentuale al ferro di tutta la lega. In più può pensare di avere ancora margine, perché Duren ha prodotto appena 19 punti complessivi nelle prime due partite, meno della sua media stagionale (19,5 a gara). Se risale lui, Detroit si allarga ancora di più. Anche perché il roster ha profondità vera: dieci giocatori hanno chiuso la regular season ad almeno 7 punti di media, e J.B. Bickerstaff può anche cercare una soluzione diversa sotto canestro, per esempio con Paul Reed, usato poco fin qui.
La serie è 1-1. Orlando ha vinto gara 1, Detroit ha risposto in gara 2. In regular season era finita 2-2. Gli assenti contano poco, ma contano: Orlando non avrà Jonathan Isaac, Detroit arriva invece con roster completo.
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