Giannis Antetokounmpo è il terzo lungo che in NBA sta cambiando il gioco insieme a Joel Embiid e Nikola Jokic. È alto 2 metri e 11 ma non è un centro puro. Lo sarebbe forse se fossimo nel basket classico. Ha vinto gli ultimi due titoli di MVP ed è il marcatore più prolifico nelle aree del campionato dai tempi di Shaquille O’Neal. Sebbene il 65,8% dei suoi tiri arrivi da quella che lo slang definisce la zona pitturata, Giannis segna in ogni modo, compreso in transizione e tirando da tre. Il migliore in area è un uomo non da sola area.
La faccia eclissata della mutazione genetica del ruolo appartiene invece a Roy Hibbert, il centro dei Pacers che solo nel maggio 2013 passava per un dominatore delle semifinali a Est, con una media di 13,3 punti, 10,3 rimbalzi e 3,2 stoppate a partita.
“Tutto è cambiato drammaticamente – hanno spiegato Jackie MacMullan e Kirk Goldsberry, analisti per ESPN nel loro intervento già citato parzialmente ieri – e Hibbert è stato condannato da un nuovo stile di gioco che ha messo in luce la sua mancanza di mobilità e di rapidità. Le squadre avversarie lo hanno allontanato dal canestro schierando i loro lunghi sul perimetro. Solo un anno dopo che Hibbert aveva dominato, i playoff 2014 raccontavano una storia molto diversa. Gli Atlanta Hawks, testa di serie numero otto, allenati da Budenholzer, hanno tenuto Hibbert senza canestri in gara-5 e gara-6. Lo hanno fatto allargando il campo con cinque tiratori, allontanando il lento Hibbert dalla sua casa nella vernice – e mettendolo nei guai. L’omone ne è uscito completamente umiliato. Due mesi dopo, i Pacers lo hanno ceduto ai Lakers. Alla fine del 2016, era una riserva dalla carriera in bilico. Un anno dopo era fuori dal campionato. Hibbert adesso dice che gli è capitato quello che la NBA voleva: più ali dinamiche e meno uomini di potenza.
Uno studio molto interessante di Dimitrije Curcic per Run Repeat illumina la faccenda da un altro punto di vista e la conferma. Curcic ha analizzato un campione di dati e carriere da 4.379 giocatori di NBA durante 69 stagioni, per mostrare come il basket si sia evoluto attraverso la variazione dell’altezza dei giocatori.
Oggi quella media nel torneo è di 2 metri e 01, la più bassa degli ultimi 40 anni. L’ultimo decennio è stato il primo nella storia del campionato in cui i giocatori non sono cresciuti rispetto a quello precedente. Eppure i playmaker sono alti in media 1 metro e 92, i più alti che ci siano mai stati. Tutti gli altri ruoli (guardie tiratrici, ali piccole, ali grandi e centri) sono invece al minimo di centimetri dall’inizio degli anni ’80.
E i chili? Parliamo dei chili. Il peso medio nella NBA è sempre cresciuto dagli anni ’70, ha raggiunto il picco nella stagione 2010-11 e da allora è in calo. I giocatori NBA di oggi sono dunque i più leggeri mai avuti in questo inizio di secolo. Siamo in media a 98 chili. Eppure, in modo simile che per l’evoluzione dell’altezza, i playmaker sono i più pesanti che siano mai esistiti, in controtendenza rispetto agli altri ruoli. Come si traducono queste misure in termini di gioco? Se l’area è meno rilevante nel gioco, i chili e i centimetri si sono spostati sul perimetro. Dagli anni ’60, i giocatori più bassi della media hanno sempre tirato più volte rispetto ai giocatori più alti. Il confronto tra variazione di altezza e frequenza di tiro dimostra adesso che negli ultimi due decenni i giocatori più alti della media si sono dimostrati anche i tiratori più precisi. I giocatori sopra i 2 metri e 10 hanno costantemente aumentato la loro efficienza al tiro negli ultimi 20 anni. È l’unico gruppo che va sopra il 50% dal campo. Tutti gli altri sono sotto il 45%.
Ancora? Nell’ultimo decennio, le ali grandi e i centri hanno aumentato il numero dei loro tiri da tre rispettivamente del 167% e del 323%. Sappiamo che il 40% dei tiri complessivi in NBA arriva da dietro la linea dei 3 punti. Ebbene, si tratta di una quota di 2,45 volte più che nella stagione 2009-10 e il 124% in più rispetto alla stagione 2014-15. Nello stesso periodo, la quota di tiri da tre dei centri è aumentata di 5 volte.
In modo parallelo il rimbalzo offensivo è in declino. Le ali grandi hanno ridotto la loro media del 45% in 10 anni e sono più vicini che mai ai numeri delle guardie. Così come i centri servono il 29% in più degli assist rispetto a 10 anni fa e le ali grandi sono a +23% nello stesso periodo.
Un ultimo dato ancora è significativo, ricordando che Jokic è serbo, Antetokounmpo greco di origini nigeriane e Embiid camerunense. Il 46% dei giocatori più alti di 2 metri e 10 non sono americani e quelli sopra i 2,13 sono il 53% del totale. “Questo dato – si leggere su Run Repeat – mostra con chiarezza che i lunghi internazionali sono un bene prezioso per le squadre di NBA”. Negli anni i lunghi più adatti al nuovo stile di gioco vengono dall’estero, e in particolare dell’Europa, “perché hanno più tecnica e più qualità nelle mani, sono stati educati a giocare di squadra, a condividere la gestione della palla e a leggere il gioco”.
A quel Pau Gasol appena rientrato a casa, a Barcellona dopo 20 anni in NBA, sarà dedicata una docuserie in 4 episodi, scrive Marca, alla maniera del The Last Dance su Jordan. Sarà diretta da Oriol Bosch, che ha già realizzato il documentario su Iniesta. Esce in autunno.