La vita è una bella, magnifica, cosa. Anche per una medusa
Charlie Chaplin, Luci della ribalta
Le meduse di Naomi Osaka
Dunque. Una gonna plissettata sopra pantaloni a gamba larga. Un cappello a tesa ampia, un velo bianco, un parasole. Se Naomi Osaka ha trasformato l’ingresso in campo per una partita di tennis in una sfilata di moda, qualcosa sta succedendo e altro succederà. Osaka è quella magnifica tennista che si presentò come erede di Serena Williams e a un certo punto preferì di no come Bartleby lo scrivano. Ha un servizio che va a 125 miglia orarie, ma è decisamente lento se paragonato alla velocità di una medusa, capace di coprire dai 10 ai 20 micrometri in meno di un milionesimo di secondo. Così almeno ha calcolato il Guardian per mettere in relazione il costume di scena della giapponese con la dichiarata citazione e il dichiarato omaggio all’invertebrato. L’abito non fa il ranking. Nel senso che non basta a ritornare la numero uno, ma vale pure il contrario, non è obbligatorio essere la numero uno per prendersi delle libertà. Non è il tennis che lo stabilisce ma il mercato, in questo caso Nike che ha lasciato a Osaka la libertà di disegnarsi l’outfit. Una volta succedeva con Maria Sharapova – che ha un solo Slam in carriera più di Naomi.
Non è la tennista ma la Diva quella che sfila e la Diva si erra messa in testa di usare palette di turchese e verde [con morbide increspature sulla giacca di riscaldamento e sull’abito] per vocare i tentacoli. Prima della partita, Osaka si era premurata di spiegare a Vogue il senso dell’operazione, ispirata dalla lettura di un libro illustrato alla figlia Shai di due anni.
«Leggere a mia figlia, scoprire la bellezza in luoghi inaspettati come il mondo sottomarino, lavorare con artisti che tengono al significato: tutti questi momenti hanno plasmato il modo in cui oggi vedo questa forma di espressione».
Nike e Osaka hanno collaborato con Marty Harper e il couturier londinese Robert Wun, l’uomo che in passato ha vestito Beyoncé, Cardi B e Ariana Grande. Wun è un grande appassionato di tennis e si era già ispirato a Osaka per una collezione precedente. Faceva riferimento al giorno in cui una farfalla si posò su una guancia di Naomi. Era il torneo del 2021: match di terzo turno con la tunisina Ons Jabeur. «È stata una scena semplice e bellissima, diventata virale quando lei l’ha delicatamente spostata. Volevo tornare a quella storia e intrecciarla in questo design e in questa collaborazione», ha spiegato Wun.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Il modello include infatti farfalle sul cappello e sul parasole. Non è la prima volta che un abito stupisce e spiazza. Il tennis ricorda il tutù Virgil Abloh x Nike indossato da Serena Williams agli US Open 2018 e prima ancora gli orli rivoluzionari di Suzanne Lenglen e Lea Pericoli, fino alla tuta integrale bianca di Anne White a Wimbledon 1985, che le venne poi vietata. Roger Federer un anno entrò in cardigan crema per citare l’epopea dei Moschettieri francesi e adesso chissà che non si consolidi l’idea del tennis come passerella. L’NBA ha già la tunnel fashion, la Premier League una specie di sfilata dal pullman agli spogliatoi, qualcosa si inventeranno l’atletica e il nuoto, vedrete.
Osaka è consapevole del valore sartoriale del tennis. Parlando con Vogue, ha detto: «Quando ripenso alle giocatrici che mi hanno preceduta, penso a come quei momenti — quei look — siano diventati ricordi che vivono per sempre. Spesso sono gli altri a scrivere le nostre storie». Del suo completo ispirato alle meduse ha aggiunto: «Questo mi è sembrato un momento in cui potevo scrivere un piccolo pezzo della mia storia». È un piccolo paradosso. Siamo in terreno battuto ma in fondo ancora inesplorato. Come ha osservato Vogu, “l’alta moda non era mai stata indossata in questo modo in un contesto sportivo dal vivo”.
Osaka era stata fin qui giocosa. Aveva portato in campo portachiavi di bambole Labubu scintillanti — era stato il suo momento più audace. Parlando con Vogue di una nuova sicurezza nel vestire, ha spiegato: «La moda, per me, si è davvero aperta quando ho smesso di pensare a come sarebbe stata recepita e ho iniziato a pensare a come mi faceva sentire. Il cambiamento più grande è stato capire che lo stile non deve essere rumoroso per essere potente. Può essere silenzioso, emotivo, stratificato. Questa consapevolezza ha cambiato tutto».
La medusa silenziosa non era, ma cosa importa. Non è la prima volta che queste misteriose creature oceaniche dall’aspetto ultraterreno conoscono la loro popolarità sulla terraferma. Nel 2024 hanno ispirato tagli di capelli e lampade, make-up e abiti di haute couture. Esiodo, Ovidio e Dante c’erano arrivati molti secoli fa. Italo Calvino usa il mito di Perseo e Medusa nella sua lezione sulla leggerezza, Hélène Cixous ne ribaltò il senso facendone una figura che ride del patriarcato. Il suo sguardo non uccide, ma libera la forza creativa femminile.
COSA POTRESTI LEGGERE DOPO
Le loro silhouette sono un dono per lo spettacolo. Come ha raccontato al Guardian nel 2024 la scienziata e divulgatrice Juli Berwald, autrice di Spineless: the Science of Jellyfish and the Art of Growing a Backbone: «Chiunque abbia un senso estetico deve fermarsi e dire: “Wow, cos’è quello?”». La loro grazia nel movimento è qualcosa che una tennista potrebbe avere voglia di imitare — dice il Guardian, “senza contare il messaggio implicito di avere nel proprio bagaglio una puntura, che dal punto di vista della psicologia sportiva non guasta affatto”.
Il Times ha giustamente chiesto un parere ad Anna Murphy, capo della sezione moda al giornale. Murphy trova che l’entrata in scena di Osaka sia la definizione stessa di opening look in una sfilata. “Eppure, in realtà – e qui si fa critica – si trattava di un opening look più adatto a una festa in maschera che a una sfilata. Non è stato certo un successo sartoriale a Melbourne, ma il gigante americano dell’abbigliamento sportivo non si lamenterà”.
Anche Murphy ricorda certi precedenti visti nel tennis. “Il suo momento sartoriale più notevole, con un certo margine, è stato quando Serena Williams ha indossato quello che è diventato noto come il suo costume da Catwoman agli Open di Francia del 2018. Eppure, ciò che indossava – eccentrico, come si sarebbe potuto ritenere nel mondo serio dei bianchi – era sempre e comunque un abbigliamento riconoscibile per giocare a tennis. Aryna Sabalenka ha portato un trench scintillante per la sua comparsa alla Battaglia dei Sessi di Dubai nel mese scorso. E ora c’è Osaka. Ha portato le cose a un altro livello. Cosa sta succedendo? Beh, il fatto stesso che io ne stia scrivendo è parte della risposta. Gli sportivi più importanti sono pagati dai marchi, e sono pagati dai marchi perché sono a loro volta dei marchi. Più emergono, più sono felici e ricchi – così ricchi lo diventano tutti”.
Osaka ha pure battuto Ruzic. Che vogliamo di più.

