Il piano per rilanciare il calcio in Grecia si ispira alle Termopili

 

 

Il piano per rilanciare il calcio in Grecia

Nel 480 avanti Cristo il re spartano Leonida, con settemila uomini, bloccò un esercito persiano immenso nel varco stretto delle Termopili. È una delle grandi storie di resistenza della civiltà occidentale, con quei trecento pronti a morire pur di non arretrare di un passo. Oggi quella battaglia ritorna — non al cinema – ma nei documenti tecnici della Federcalcio greca. Lo racconta Jacob Whitehead su The Athletic: «Penetrare per uccidere», «compattezza attraverso il lavoro di squadra», «sfruttare lo spazio», «spietati nell’uno contro uno». 

Sono i pilastri retorici di un progetto che ha un nome impegnativo. Anagennisi. Rinascita. L’obiettivo è riportare la Grecia in cima al calcio europeo, ricominciando dalla formazione dei giovani. «Ci siamo resi conto che la produzione di calciatori non stava al passo con le esigenze del calcio moderno», dice il presidente della federazione, Makis Gagatsis. «Serviva investire su struttura, formazione degli allenatori, filosofia comune».

Nella memoria del calcio greco c’è quella gloriosa notte di Lisbona dell’estate 2004, un ricordo che abbaglia e immobilizza. La Grecia di Rehhagel vinse l’Europeo come ultimo miracolo sportivo — con i calci piazzati, Angelos Charisteas e una difesa ermetica. Ma l’ultima qualificazione a un torneo internazionale è arrivata per i Mondiali del 2014. 

La Super League è il campionato più vecchio d’Europa, con un’età media 28,5 anni, e solo il 7,5% dei giocatori è cresciuto nel club in cui gioca. Eppure lampi non mancano, come la vittoria della nazionale per 2-1 a Wembley nell’ottobre 2024, o come il successo dell’Olympiakos nella Youth League 2024. Ma la mancata qualificazione al Mondiale 2026 ha acceso la miccia del bisogno di una rinascita. 

The Athletic racconta che la sede della federazione: si trova nella periferia più anonima di Atene. Dietro una porta a vetri smerigliati, con una lavagna gigantesca dentro la stanza, c’è l’ufficio di Konstantinos Vrakas, il capo del progetto Anagennisi. «I calciatori greci hanno talento, ma serve cambiare metodologia, filosofia, allenamento». Con una consulenza esterna formata da ex coach dell’Ajax, l’idea è tornare alla creatività della strada. Ma senza rinnegare l’identità storica del calcio nel paese: compattezza, transizioni veloci, duelli. Le Termopili sono diventate il modello di “smart warrior football”. «Se lavoriamo con serietà, in dieci anni saremo tra le migliori d’Europa. Sembra ambizioso, ma ci crediamo», rilancia Vrakas. Belgio e Portogallo in fondo insegnano: pochi abitanti, massima resa.

La federazione vuole percorsi chiari per i ragazzi e convinzione nei talenti locali. In terza divisione, da questa stagione, devono esserci almeno due under-18 in campo e altri due in panchina. Ci sono stati quasi 300 esordienti in un anno. In Coppa esiste l’obbligo di schierare un under-21 greco sempre in campo. Parallelamente nascerà un nuovo centro tecnico a Paiania, ovviamente sul modello francese di Clairefontaine. «Serve una casa dove costruire», dice il capitano Bakasetas.

Nell’elegante centro culturale di Kallithea, dove Atene ha immaginato la sua rinascita dopo la crisi del 2008, The Athletic ha incontrato Giannis Samaras, responsabile dello sviluppo tecnico. Ha guidato l’accademia del Panathinaikos, conosce promesse e illusioni del calcio greco. E ora ridisegna la grammatica dell’apprendimento: fino a otto anni si gioca solo tre contro tre, per arrivare progressivamente a nove contro nove tra gli Under-15. «Vogliamo togliere l’ossessione del risultato e ridare gioia. Niente rimesse laterali, il gioco riparte palla al piede». La Grecia è stata divisa in 52 associazioni locali e 10 regioni, ciascuna con un centro di eccellenza guidato da un tecnico federale a tempo pieno. È lì che si spiegano i nuovi metodi, si formano allenatori più preparati e si crea un linguaggio comune dalla base alla nazionale. Samaras sta girando il Paese per mostrare come si cambiano le esercitazioni, come si costruisce un giocatore creativo, come si riconosce il talento anche quando è ancora acerbo. Cambiare gli allenatori significa cambiare tutto il resto.

Il futures programme, preso dal modello belga, prevede due squadre Under-15: i migliori del momento e le banane verdi, i talenti ancora acerbi. Tutti gli emergenti hanno ricordi sfocati del 2004. Erano su un’isola, in un albergo, in un villaggio, eppure mmm, Lisbona è un’eco lontana. 

Konstantinos Karetsas, la cotta presa da mezza Europa

Konstantinos Karetsas, per esempio. Ha compiuto 18 anni da poche settimane, gioca nel Genk, e il suo nome è in cima alle liste degli osservatori più importanti. Quando a novembre ha segnato un gol in nazionale contro la Scozia, il cronista di The Scotsman scrisse che all’Hampden Park dovrebbe esserci una targa per ricordare quello che fece Maradona, il primo su scala internazionale, ma adesso anche un’altra targa per lui. Konstantinos. 

È un tipetto da un metro e settanta che se ne va dappertutto. Un’ala destra che come tante rientra sul piede sinistro, ma che sa farlo come poche. Dribbla come una volta, ma è aggressivo come richiedono i tempi. Sempre contro la Scozia a novembre si è tuffato due volte a corpo morto per salvare un gol. The Athletic ha detto che Karetsas mette il suo nome dentro una partita anche quando non ci infila i piedi.

Il futuro è pianificato. «Con mio padre – dice lui – abbiamo programmato tutto: prima affermarmi in Belgio, poi andare in una grande squadra». La sua preferenza va alla Liga. «Ho cambiato mentalità: da accontentarmi di essere nella media sono passato a voler essere il migliore. Michael Jordan mi ispira. Migliorarsi ogni giorno, questo è il punto. Nel calcio hai forse il sessanta per cento di momenti negativi e il quaranta di positivi. Ma quelli positivi non hanno paragoni».

Le sue radici stanno nelle miniere di carbone attorno a Genk. I nonni emigrarono dalla Grecia, il padre giocava a calcio ma ha smesso per far crescere lui e suo fratello minore Yiorgos, anche lui nell’accademia del Genk. Il richiamo della Grecia è nato durante le estati passate a visitare la famiglia. Fisicamente è ancora leggero rispetto agli avversari. Per questo è passato dal Futures Project belga, il percorso per i giocatori ancora acerbi. I suoi modelli sono Messi, Ronaldinho, Neymar, Ronaldo. Oggi Jeremy Doku. Konstantinos si batte contro il calcio tutto uguale: «C’è troppo gioco robotico oggi, non lo sopporto. Devi essere creativo. Questo è il bello».

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