L’esordio del Senegal
Senegal vs Botswana Oggi debutta un’altra favorita del torneo e Get French Football News ha intervistato Lamine Camara, convinto che il Senegal vincerà. Racconta il suo percorso di formazione come una linea retta tracciata molto presto, senza deviazioni: «Volevo solo il calcio, ero concentrato solo su quello». Tutto è partito da un padre inizialmente scettico, convinto solo quando altri gli hanno fatto notare che suo figlio sapeva giocare davvero.
Camara ripercorre il passaggio decisivo dal Casa Sports a Génération Foot — la fabbrica di talenti di Mané — e poi l’ascesa rapidissima del 2023, definito «un anno indimenticabile»: il doppio torneo continentale vinto con il Senegal, il titolo di miglior giocatore dell’Under-20, lo sbarco in Europa con il Metz e poi il Monaco. Regola numero uno: «Non rifiuterò mai di rappresentare il mio Paese». Vive da solo, la sua famiglia è rimasta in Africa per non distrarlo, copia i grandi ma senza idolatrarli: la visione di De Bruyne, la calma di Kroos, il sacrificio di Valverde. Ammette i propri difetti, tipo l’aggressività che gli è già costata diversi cartellini rossi. Guarda alla Premier League, ma senza fretta. «Siamo i favoriti». Il dubbio è venuto anche a L’Equipe: “E se il Senegal fosse la squadra più forte” si domanda Hervé Penot da Rabat. C’è il giovanissimo Mbaye del PSG, c’sè Ismaila Sarr, c’è Sadio Mané, c’è capitan Kalidou Koulibaly. Andiamo a vedere.
ore 16 su Sportitalia

Gli inglesi di Tanzania
Nigeria vs Tanzania Si sono incontrati da avversari, in una partita di National League qualunque, Wealdstone contro Aldershot nel 2023. Una di quelle gare che scorrono senza lasciare traccia. E invece da lì è nata un’amicizia che oggi porta Tarryn Allarakhia e Haji Mnoga insieme in Marocco, alla loro seconda Coppa d’Africa con la Tanzania, alla quarta qualificazione senza aver ancora vinto una partita. In Costa d’Avorio nel 2023 erano arrivati due pareggi. Oggi apre con la Nigeria di Osimhen, e poi verranno Tunisia e Uganda. “Una nazionale che vive nell’attesa di un primo passo che non arriva mai, ma che continua a presentarsi all’appuntamento” ha scritto Will Unwin sul Guardian raccontando la storia di due ragazzi dalle traiettorie simili.
Allarakhia e Mnoga hanno padri emigrati in Inghilterra, vacanze d’infanzia in Tanzania, carriere costruite nei piani bassi del calcio inglese. Oggi uno gioca nel Rochdale capolista di National League, l’altro in un Salford che lotta per salire dalla League Two. “Una diaspora che non nasce da un progetto federale sofisticato, ma da incontri casuali e genealogie sparse”.
La federazione tanzaniana ha iniziato a guardare proprio lì, agli inglesi con radici africane. Mnoga racconta di aver affrontato Allarakhia senza sapere che fosse tanzaniano, “perché non te lo aspetti: non ce ne sono molti nel Regno Unito, non è una cosa che incontri per caso. L’appartenenza, qui, non è mai immediata: va spiegata, tradotta, talvolta negoziata”.
All’inizio in nazionale non parlavano swahili. Nei primi ritiri erano isolati, circondati da compagni che a loro volta l’inglese lo conoscevano ma non lo usavano. “Una resistenza silenziosa, più culturale che linguistica”, che col tempo si è sciolta: più convocazioni, più abitudine reciproca, più lingua condivisa. Il gruppo che va in Marocco è composto in gran parte da giocatori del campionato locale; il nome più riconoscibile resta Mbwana Samatta. Allarakhia arriva in forma, reduce da alcuni gol e buone prestazioni. Dicono che la nazionale come vetrina non garantisce nulla, ma ti mette davanti a giocatori che ti costringono a misurarti. Mnoga dice che il calcio in Africa è meno schematico, meno robotico, più libero. “Anche nei suoi errori”.
ore 18.30 su Sportitalia
carnet
Il torneo
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Il graffio sporco di Salah
Egitto vs Zimbabwe L’Egitto ha cominciato la sua Coppa d’Africa con una vittoria che è sembrata più una liberazione che una dichiarazione di forza. Contro lo Zimbabwe, nazionale numero 129 al mondo, è servito un gol di Mohamed Salah al 91’ per evitare un inciampo che avrebbe avuto un peso simbolico enorme. The Athletic ricorda il contesto della sua partecipazione – il rumore e le tensioni di Liverpool – le due finali perse nel 2017 e nel 2021, la sensazione che il tempo stia finendo. “Questa edizione è anche un regolamento di conti con la propria carriera internazionale”.
La partita si è messa subito di traverso. Lo Zimbabwe è andato in vantaggio con Dube contro la trama della serata e per un attimo è sembrato di “intravedere l’ennesimo copione storto”, quello in cui l’Egitto domina e si inceppa. Salah nel primo tempo è stato ovunque: ha creato, ha rifinito, ha battuto corner pericolosi. “È stato il centro narrativo e tecnico della squadra” dice The Athletic. Poi è calato, la partita si è sporcata. Il pareggio è arrivato con Marmoush, ma non ha sciolto la tensione. Anzi. “Per lunghi tratti è sembrata una di quelle serate in cui il peso dell’attesa diventa più ingombrante del talento”. L’Egitto ha sprecato, ha sofferto e ha concesso più del previsto. E poi – oplà – l’ineluttabile Salah. Non bello, non epico, un gol sporco, una rotazione in area, il pallone è passato. “Quel tipo di gol che non abbellisce una carriera, ma la tiene in vita”. Lo Zimbabwe è uscito battuto ma non ridimensionato.
Corriere della sera: “Eto’o e la lotta con il patriarca. Il Camerun ha due allenatori” – L’ex interista contro il capo di Stato, con il Gabon non si sa chi andrà in panchina ➔ Andrea Galli ha scritto: “In panchina dovrebbe esserci Pagou. A meno che stanotte chissà che cinema capiti. … In Camerun ripetono che sarà Eto’o l’uomo nuovo, il successore di Biya. I giovani, ovvero la nazione stessa (età media odierna di 18 anni) attendono. Cauti. Permangono le paure delle conseguenze di manifestazioni pubbliche: il comandante supremo della polizia è amico datato, chiaro, di Biya e, chiaro pure questo, ha 90 anni. L’esercizio delle libertà somiglia a concessioni, non a diritti sacrosanti. Col pallone, e sovente con l’Africa, si vive di continue sorprese che si accavallano e superano nel breve volgere degli istanti”.