Le critiche di Valdano a Florentino sugli arbitri e su Xabi Alonso
A Natale siamo tutti più buoni. Tranne Florentino Pérez. A Natale, Florentino Pérez è più polemico. Così ha usato la conferenza stampa dicembrina come una piattaforma – così dicono quelli che parlano bene – come piattaforma per sfogarsi contro? Esatto. Contro gli arbitri. Il Real Madrid. Non la Real Acerrana, ultimo posto del girone H di serie D. No: il Real Madrid. È stata una cosa talmente sfacciata e imbarazzante che finanche quel cuore così blanco come Jorge Valdano non è riuscito a tacere. Senza aspettare la classica colonna del sabato, ha preso carta penna e calamaio come il professor Spaltro e sul giornale dei progressisti spagnoli ha parlato di due fuochi dentro i quali i tifosi madrileni sono presi. Ha parlato di una solitudine che cresce man mano che aumenta il conflitto tra il vertice del Real e il mondo arbitrale, e di come Florentino abbia scelto di usarla.
Valdano descrive un Florentino che non si può dire abbia ritrovato l’aggressività [“non l’aveva mai persa”] ma che ora colpisce in più direzioni perché ha perso appoggi politici e alleati strategici. “Più nemici somma, più resta solo”. Una solitudine che presenta come superiorità, “in mezzo a tanta mediocrità”.
La base di partenza della polemica è ovviamente il caso Negreira e i pagamenti del Barcellona. Valdano racconta il disincanto di Florentino davanti al club catalano dopo essersi presentato da suo compagno di viaggio nella spericolata e maldestra avventura della Superlega, un Barcellona che ora “si è abbracciato a Ceferin e Al-Khelaïfi”, lasciandolo “come una sposa respinta sull’altare”. Ecco perché la riattivazione del caso Negreira come strumento di agitazione mediatica nel mezzo del Natale rischia di scuotere l’intero sistema arbitrale. Solo che. Il punto più critico, per Valdano, non è arbitrale. “Alcuni tifosi concordano che il problema sia lì, io no”. La questione è calcistica, “perché la squadra ha bisogno di dominio, ritmo e più controllo”. Il discorso di Florentino colpisce i presunti nemici esterni e tiene in ombra quel che brucia davvero: la squadra. “Il silenzio del presidente trattiene Xabi in terapia intensiva” dice con crudezza Valdano, mentre il gioco fa fatica e il Real vince poco non per complotti, ma per una insufficienza nel dominio delle partite. “Forse in alcune partite – conclude – i due problemi convergono, ma non è la norma. Ci sono due problemi, e per il club uno merita di essere reso pubblico e l’altro viene messo a tacere”.
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I tatuaggi del Real Madrid
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Un ambiente in cui la sconfitta viene interpretata non come parte naturale del gioco, ma come un’anomalia provocata da forze esterne. Questo è il clima che si vive e si respira dentro il Real Madrid da qualche anno – e lo sottolinea Rafa Cabeleira ancora su El Pais. “Niente è più controproducente per il normale sviluppo di un adolescente che un mucchio di scuse”. Nel calcio d’élite, dove tutto si misura in risultati, l’alibi – avverte – diventa una trappola. Il Real Madrid ha trasformato invece questa mentalità in un protocollo, “conta solo vincere”, una logica coerente con la sua storia, ma che produce un effetto collaterale: la sconfitta smette di essere accettata. Il rivale “non esiste, non conta mai, non corre, non gioca”, c’è sempre un nemico invisibile dietro il telone, tra arbitri, istituzioni e poteri opachi.
Il caso Negreira è diventato la benzina narrativa, un appiglio perfetto per rivendicare torti – dice Cabeleira – e per “ripulire le imbarazzanti sconfitte” trasformando ogni risultato in un complotto. Così, spiega l’autore, prende forma un’idea tossica: “Il Real non perde mai, il Real è derubato”.
Questa dinamica alleggerisce di responsabilità i giocatori e forma gli allenatori alla lamentela arbitrale. Ma il prezzo è la rinuncia all’autocritica, e così la cultura sportiva si assottiglia. Per questo, conclude Cabeleira, Florentino Pérez sembra trattenuto in una fase adolescenziale, “dare la colpa ai genitori perché non ti fanno fare il primo tatuaggio”.