Lo Slalom del 11 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

# 1 giorno alla discesa libera femminile di St. Moritz

 

     

►  LA SECONDA serata di Champions è finita con gli stessi risultati della prima: una vittoria [la Juventus dopo l’Atalanta] e una sconfitta [il Napoli dopo l’Inter]. La serie A rimane al terzo posto del ranking annuale UEFA ma la Germania si è un pochino allontanata. Vediamo come va stasera con le Coppe del giovedì. Del resto X Factor è finito, e qualcosa bisognerà pur guardare. 

◇  Gli Oklahoma Thunder e i San Antonio Spurs si sono qualificati per le semifinali dell NBA Cup facendo fuori Phoenix e i Lakers, nonostante una schiacciata di LeBron diventata in rete come l’epatite. New York e Orlando erano le altre due qualificate. 

◇  Remco Evenepoel ha detto che non verrà al Giro dell’anno prossimo. Vingegaard è la stella che la corsa rosa sta corteggiando con più insistenza. Oppure ci appassioneremo a Pellizzari contro Ciccone.

◇  Il quadro delle semifinali ai Mondiali femminili di pallamano è completo, e come al solito c’è solo l’Europa. Sono passate entrambe le nazionali dei paesi che ospitano il torneo. Dopo la Germania si è qualificata anche l’Olanda [28-23 all’Ungheria]. La Francia ha battuto la Danimarca [31-26] con 8 gol di Bouktit. Le semifinali sono in programma domani: Francia vs Germania e Olanda vs Norvegia, a Rotterdam.

 

   

E tu che sogni, mentre la giostra va

Renato Zero, L’ultimo luna park

 

  

Il tennis e le esibizioni: una giostra che non si ferma più

C’era una volta l’inverno del tennis. Era una pausa, il momento del relax e del riposo, andavi a ricaricare le pile, magari in uno di quei posti di mare dove i super ricchi fanno la villeggiatura e si re-incontrano di nuovo fra di loro dopo essere stati fra di loro negli altri undici mesi. C’era una volta l’inverno del tennis, adesso esiste una stagione parallela, fatta di show globali, regole sperimentali, cachet milionari, con campioni e campionesse che restano sempre in scena – dopo essersi lamentate e lamentati dei calendari troppo pieni di eventi. 

L’Équipe ha analizzato questo fenomeno così evidente, la proliferazione delle esibizioni in giro per il mondo. La stagione ufficiale è finita da settimane, ma le star continuano ad affrontarsi durante il periodo di pausa. Il numero di eventi è impressionante: ci sono oltre dieci tornei programmati tra dicembre e metà gennaio negli Stati Uniti, in India, Cina, Russia, Macao, Dubai e Australia. 

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Le confuse battaglie dei sessi di Aryna Sabalenka

Aryna Sabalenka si è schierata. «È un argomento complicato» ha detto ripetendo la premessa che appartiene a tutte. È complicato, ma di tutta la complessità dichiarata le sue conclusioni fanno a meno. «Non ho nulla contro queste persone, ma credo che possiedano ancora un vantaggio significativo rispetto alle donne». Per la numero 1 del mondo del tennis è ingiusto consentire alle donne transgender di partecipare ai tornei WTA. 

Abitiamo un mondo magnifico. Aryna Sabalenka è la tennista che si è sentita offesa quando Marta Kostyuk si è lamentata di una eccessiva differenza di muscoli tra lei e le altre. Girò in principio la parola-tabù testosterone. Ha detto adesso la sua su una questione più seria e più scientifica al programma del conduttore britannico Piers Morgan, adeguandosi all’opinione dell’ex numero 1 Martina Navratilova. 

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I temi del giorno

 

   

Le accuse a Infantino di violazione del Codice etico

La settimana della FIFA era già un collage di selfie presidenziali, inni lirici e coreografie geopolitiche; mancava soltanto l’ultima stoccata per trasformarla in un caso da manuale. È arrivata lunedì, sotto forma di una lettera di otto pagine e di un’accusa semplice e destabilizzante: il presidente della FIFA ha violato ripetutamente il dovere di neutralità politica. Lo dice FairSquare, organizzazione che da anni lavora sul confine tra sport, lavoro e diritti, quella zona grigia dove le istituzioni amano raccontarsi come apolitiche mentre intonano cori a favore dei potenti di turno. Per raccontare cosa sta succedendo dopo il sorteggio più pazzo del mondo, Adam Crafton su The Athletic parte da qui, dall’idea che dietro i sorrisi e i trofei insolitamente luccicanti ci fosse qualcosa di più di un semplice scivolone comunicativo.

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Le analisi

 

 

      I bisogni di Xabi Alonso

La notte in cui avrebbero dovuto cacciarlo, Xabi Alonso ha guardato la sua squadra ribellarsi al destino e forse al suo, solo per cadere di nuovo. Ha ascoltato i fischi, ha abbracciato il suo mentore Guardiola e poi è scomparso nel tunnel del Bernabéu senza voltarsi. Sid Lowe per il Guardian inizia esattamente da qui, nella crepa sottile tra la dignità di una prestazione e il vuoto che la inghiotte. Rodrygo ha segnato il suo primo gol dopo 33 partite ma non è bastato. Rodrygo è corso ad abbracciare l’allenatore, ma non sempre è il gesto che ti salva, anzi. Domenica notte, racconta il Guardian, c’erano dirigenti decisi a chiudere il ciclo: due vittorie in sette partite e una sentenza sospesa solo per arrivare a questa sorta di giudizio universale. Il pareggio non è arrivato, la serie si è allungata a otto senza successi: e adesso niente è garantito. Né l’esonero, né la permanenza.

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Carnet 

      Le Coppe del giovedì

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  L’elettricità argentina per Gasperini

Glasgow ha due anime, e la Roma ci entra passando dall’una all’altra. Un mese fa erano i Rangers, adesso tocca al Celtic, che non è più gigante ma fa ancora un certo rumore con il suo nome scritto nell’albo d’oro della Coppa dei Campioni. La Roma ci arriva con i vestiti ancora umidi per le sconfitte di Napoli e Cagliari, due partite in cui non ha trovato nemmeno la porta. Così Gasperini rimette in campo Dybala, l’interruttore generale, quello che in genere rimette la corrente dove c’è il buio. Formula fantasiala chiama la Gazzetta stamattina, perché di fianco c’è Soulé, l’altro filo elettrico testardo e luminoso. Se riesci ad accenderli insieme, qualcosa deve succedere. 

Il vero problema non è un centravanti che non segna. È che nessuno gli apre la porta. La Roma dribbla tanto e va a sbattere [appena 9 dribbling hanno portato a un tiro – fa notare la Gazzetta – in Serie A nessuno ha fatto peggio]. Senza un guizzo tra le linee, sembra una macchina potente che non cambia marcia. Il vero Dybala riempie quel vuoto.  Il Celtic non è tranquillo. Ha un nuovo allenatore che sta provando a ricomporre un puzzle che non conosce ancora, con una difesa di soli mancini.

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Dai campi

 

 

 206.     A 206 giorni dal trionfo di Łódź, Perugia ha ricominciato la Champions di pallavolo con un 3-1 su Praga e una rosa talmente profonda da permettere a Lorenzetti di ruotare tre titolari su sette senza perdere identità. Unico black-out nel primo set, poi Giannelli ha diretto i compagni restituendo ritmo e dominando grazie a un Semeniuk a segno con il 50% in attacco [18 punti]. Dentro anche Dzavoronok [7], utile in seconda linea. Sabato la squadra vola in Brasile per un Mondiale per Club che prevede tre partite in tre giorni prima delle semifinali.

 

 19.  I punti di Adigwe, la giovane opposta cresciuta a Conegliano diventata il centro di gravità della vittoria per 3-0 sullo Zamalek e della qualificazione matematica alla semifinale del Mondiale per Club. Santarelli ha cambiato tutta la squadra e ha mostrato la profondità dell’Imoco. Una partita spezzata già sul 6-5 grazie alla lunga serie di servizi di Sillah [4 punti], ma stavolta come Deborah – con l’acca. Munarini ne ha messi 11 e Daalderop 10. Isabelle Haak se n’è potuta rimanere in panchina. Ora lo scontro diretto con il Praia Clube vale il primato nel girone e un incrocio più morbido in semifinale.

 

 5.    Sono le partite in dieci giorni che attendono un’Olimpia Milano stremata, con sette assenti e tre under-19 in panchina, mentre il calendario le mette davanti Panathinaikos, Real Madrid, Fenerbahce, Virtus e un derby a Cantù. È una maratona improponibile scrive la Gazzetta, per una squadra che deve affidarsi ai rientri di Tonut e Guduric e alla crescita da rookie di Ellis contro i Golia avversari. Poeta valuta di rallentare i ritmi, perché quattro delle cinque sconfitte del Panathinaikos sono arrivate sotto quota 85 punti. Ultima notte da 10mila spettatori prima della chiusura per i Giochi invernali.

 

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Discussioni

 

 

Antidoping

Un nuovo miracolo italiano. No, non quel milione di posti di lavoro. Il vero miracolo olimpico italiano è questo nuovo laboratorio antidoping della federazione medici sportivi inaugurato a Roma, il più tecnologico e competitivo del pianeta scrive Marco Bonarrigo sul Corriere della sera. Una struttura che non si trova né sulla velocissima pista da bob di Cortina così necessaria alla gloria del paese né nelle altre sedi olimpiche, ma a 705 km da lì, incastrata tra il Grande Raccordo Anulare e Torre Maura.

Il miracolo è aver trasferito in un solo anno alla periferia est di Roma — in un gigantesco parallelepipedo di vetro e metallo abbandonato da 35 anni — il glorioso centro dell’Acqua Acetosa, concentrando in tremila metri quadrati una tecnologia e un sapere che tutti ci invidiano.

Il Corriere dice che a Parigi, a Losanna, a Colonia o negli altri 27 laboratori WADA non sono in grado di fare quello che si farà qui. Chi ricorda gli impicci dell’antidoping del passato (scambi di provette, manipolazioni), può stare tranquillo: ogni angolo della struttura è ad accesso codificato, se prelevi un campione da uno dei venti frigoriferi (fino a -80 C°), se apri una porta, se accedi a un computer o a un file, la tua mossa è registrata per sempre.
Ci lavorano trentacinque tra biologi, chimici, farmacologi, biotecnologi, professionisti che il sistema pubblico è riuscito a trattenere strappandoli a stipendi più lucrosi per amore dell’etica sportiva e forse si riuscirà a beccare qualche imbroglione positivo anche in quegli sport dove non se ne trovano da anni. 

 

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Interpreti

 

   

L’impegno sociale di Gabby Thomas

Un albergo di Fort Lauderdale, un pomeriggio di aprile, l’atmosfera sospesa prima della seconda tappa del Grand Slam Track. Gabby Thomas arriva puntuale, non ha niente della superstar olimpica che sfilerà tra pochi minuti davanti all’obiettivo, e tutto del personaggio che Annabelle Rolnin ha racconta su L’Équipe. La missione — accompagnarla in studio insieme alla sua agente — diventa il modo migliore per rompere il ghiaccio con una donna che per anni è stata incasellata in una figurina: la ragazza che ha studiato a Harvard e corre velocissimo.

Certo: Harvard resta lì, con la laurea in neurobiologia, il master in salute pubblica, la specializzazione in epidemiologia. Ma oggi, dopo tre ori olimpici a Parigi, Gabby Thomas abita in un’altra dimensione: non è più l’eccezione brillante, ma uno dei personaggi più influenti dell’atletica globale. Eppure sa godersi un’ora di make-up come un piccolo lusso, posando sui set come se fosse stata cresciuta tra le luci. Davanti alla playlist di Beyoncé, racconta Rolnin, oscillava tra passi di danza, falcate da passerella e occhiate di vellutoche non hanno molto a che fare con la ferocia del 200 metri nello Stade de France.

«Non c’era niente che volessi più di quella medaglia d’oro», ricorda Thomas, arrivando anche a una confessione più intima, quella che Annabelle Rolnin inserisce come chiave di volta: «Lo avevo scritto sul mio diario che ce l’avrei fatta». L’aveva visualizzato duecento volte. Il momento più importante della sua vita. Dal giorno dopo, sulla terrazza assolata dell’hotel, senza trucco né entourage, la conversazione cambia prospettiva. Il cronometro di Parigi — 21’’83 — è un punto di non ritorno. Il successo atletico è solo metà della storia: l’altra metà è un percorso atipico, fatto di scienza, ambizione sociale, coscienza politica e un carisma che ancora sorprende. Michael Johnson, che L’Équipe evoca come specchio ideale, lo riassume così: «La sua più grande forza è la polivalenza, una combinazione rara di energia e velocità».

Il modello di Gabby Thomas è stato sua madre, Jennifer Randall. È lei che l’ha spinta a correre, è lei che ha insegnato a una bambina cresciuta con poco che si può puntare a tutto. Da Atlanta a Williston Northampton, poi Harvard, poi Austin: ogni passaggio è stato la sfida a un ambiente più competitivo, spesso privilegiato, sicuramente bianco, il più delle volte esigente. E lei, sempre minoranza dentro un’élite, ha imparato a navigarlo con lucidità. Da qui nasce anche l’impegno sociale: la ricerca sulle disparità razziali del sonno, la preoccupazione per il taglio dei fondi scientifici, il fastidio per le restrizioni su parole come “diversità” o “donne”. 

È la voce di un’atleta che oggi parla ai CEO, ai medici, ai ricercatori, e rivendica il diritto di usare il suo spazio. Eppure, il vero luogo in cui Gabby Thomas sembra respirare è altrove: nel gruppo d’allenamento tutto al femminile, raro e prezioso quanto un’oasi. Tonja Buford-Bailey, l’allenatrice, è quasi una seconda madre. Lì, dice Gabby, si è creata un posto sicuro, una tana dove ci si sfida e poi si va a cena insieme. Così L’Équipe restituisce la storia di una donna che ha imparato a brillare perché ha trovato un posto dove farlo senza paura.

 

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Oggi

   

Arriva la follia dei Mondiali di freccette

Succederà stasera. A un certo punto un diciottenne di Warrington e un ex vasaio della Lituania usciranno nel West Hall dell’Alexandra Palace, cinquemila persone vestite da elfi, coni stradali e animali della savana solleveranno quattro pinte a rischio di cadere, e per l’ennesima volta ci ritroveremo davanti alla prova che questo frammento bizzarro di cultura britannica è diventato un export televisivo al livello di Downton Abbey e David Attenborough. La diretta dei Mondiali di freccette supera ormai le cento nazioni, per la prima volta arriverà anche in India e Mongolia, e per la prima volta con la partecipazione di giocatori arrivati da Kenya e Argentina.

Il vasaio lituano, se ve lo state chiedendo, è Darius Labanauskas. Non ama vantarsi, ma ammette che «in strada mi fermano per farmi l’in bocca al lupo e chiedere selfie». Wikipedia lo elenca come l’unico vivente tra i quattro residenti notevoli di Garliava: lui ne fa uno status. Così almeno racconta Owen Slot sul Times, e chi siamo noi per smentire il Times. 

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L’ultimo scroll

   

Grosseto-Firenze

57 giorni a Milano

Stendhal-Volterra, D’Annunzio-Empoli: non si sono mai amati

In qualità di ingegnere sanitario inviato in Maremma alla fine dell’Ottocento, Renato Fucini descrisse la realtà dura della vita quotidiana, segnata dalla malattia e dalla fatica, con uno sguardo che mescolava compassione e un certo fatalismo. I suoi scritti, raccolti in opere come All’aria aperta, offrono un ritratto vivido e spesso malinconico di quei posti. “La Maremma è bella, sì, ma è come una bella donna che ammazza tutti i suoi mariti. È una terra che non perdona, che si prende il suo tributo di vite umane per ogni palmo di terra che le strappi”.

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Tutte le tappe del viaggio del fuoco

 

La NHL preoccupata per i ritardi milanesi

Non siamo ancora all’antipatia così radicata, ma esiste un contrasto evidente [evidente all’estero] tra la NHL e Milano-Cortina. La lega americana di hockey è allarmata e minaccia di non mandare i suoi giocatori alle Olimpiadi se il ghiaccio non sarà perfetto. Il CIO continua a mostrarsi ottimista. Ma sull’Arena di Santagiulia grava un interrogativo essenziale: sarà davvero pronta — e sicura — per ospitare le stelle?

Sean Ingle sul giornale inglese racconta l’irritazione per i gravi ritardi nella costruzione. Gary Bettman, il commissioner, definisce la situazione deludente – e lascia intendere che la pazienza è finita. Le preoccupazioni riguardano anche la qualità del ghiaccio e le dimensioni della pista, inizialmente non conformi agli standard NHL.

Il suo vice, Bill Daly, è ancora più diretto: “Se il ghiaccio non è pronto e non è sicuro, noi non ci presentiamo”. E aggiunge un diktat tecnico: la pista deve reggere tre partite al giorno, altrimenti l’accordo salta. Il Guardian nota che l’impianto non avrà ghiaccio prima del nuovo anno e che il test event è stato rinviato al 9-11 gennaio, prova che i tempi sono già fuori controllo. Il CIO minimizza. La presidente Kirsty Coventry assicura che tutto sarà pronto e il direttore sportivo Pierre Ducrey sostiene che la questione delle dimensioni della pista è stata risolta. Il CIO stempera anche il tema dei biglietti, dichiarando che il 70% è già stato venduto nonostante la lentezza iniziale. Dai, va tutto bene. 

 

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

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