
La seta del 22 settembre Lamine Yamal, diciotto anni, era a Parigi per il Pallone d’Oro: completo Dolce & Gabbana, la famiglia accanto, lo sguardo felice. Il trofeo andò a Dembélé, ma lui tornò a casa con il premio Kopa per il miglior under-21. Non solo. Tornò con qualcosa di più difficile da portare: l’odio. In Spagna, i suoi gol, la sua felicità e il colore della sua pelle restano un affronto. Lo racconta Nadia Tronchoni su El País. Yamal non è solo un ragazzo che segna. È un simbolo. Il fatto che sua madre sia della Guinea Equatoriale e suo padre del Marocco pesa ancora su come parte del Paese lo percepisce. Gli insulti, le risate in rete di quella sera, non sono un incidente ma una prova. Non è un’opinione, né una percezione. È un’evidenza.
Lo conferma il rapporto dell’Osservatorio spagnolo sul razzismo e la xenofobia (Oberaxe), che ha lavorato con La Liga e il Ministero dell’Inclusione: sono stati 33.438 i contenuti segnalabili nella scorsa stagione, di cui un terzo rimossi. Facebook ha eliminato il 62% dei post; X solo il 10%. Nel mirino, più di tutti, ci sono Lamine Yamal [bersaglio del 60% degli insulti] e Vinícius Jr. [29%].
«Il calcio può riflettere e riprodurre dinamiche di discriminazione, legate anche alla religione e alla costruzione sociale delle identità», osserva il documento citato da El País. E il filosofo Javier Gomá aggiunge: «Quando la politica fa dell’immigrazione un tema centrale, quel discorso finisce per contagiare altri ambiti, come il calcio».
Non è solo questione di tifo. I dati mostrano picchi di odio nei giorni dei grandi incontri: il 27 e 28 ottobre 2024, durante il primo Clásico della stagione, sono stati registrati quasi seimila messaggi razzisti per Yamal, Raphinha, Ansu Fati e ancora Vinícius. La rabbia si traveste da rivalità. Anche la fede diventa un pretesto: molti giocatori vengono attaccati durante il Ramadan. Vinícius sa cosa significhi [«Una bella nazione, che mi accolse e che amo, ma che ha esportato nel mondo l’immagine di un Paese razzista»], Lamine ne parla poco [«Io rispondo in campo»], ma i suoi genitori ne soffrono. Quando Germán Mono Burgos, commentando una partita di Champions, disse che «se non gli va bene nel calcio, finirà a un semaforo», il padre pianse e chiamò Laporta, la madre pretendeva un comunicato di scuse. Yamal li fermò: «Ha voluto farmi un complimento, non ha trovato le parole».
L’Osservatorio aggiunge che le persone del Nord Africa e di religione musulmana sono i principali destinatari del discorso d’odio, oltre il 40% dei casi. Seguono africani e afro-discendenti, poi i minori stranieri. Tronchoni conclude che “rimane ancora molto da fare per estirpare il discorso d’odio dal calcio”.
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Come si fa a essere Lamine Yamal e dove sta sbagliando
Lamine Yamal ha 18 anni e corre troppo veloce anche per se stesso. “Perché una cosa è avere la fortuna di nascere Lamine Yamal, e un’altra è sapere come essere Lamine Yamal”, ha scritto Jorge Valdano su El País, ma una cosa, un’altra, un treno, un albergo, e ce lo siamo perso.