Che cosa è successo e cosa da casa non si è visto

A El Tartiere, l’arbitro Mateo Busquets Ferrer dà il calcio d’inizio a Oviedo-Espanyol, e tutto si ferma. I ventidue giocatori restano immobili sul prato, statue silenziose in un gesto di protesta contro l’idea di giocare Villarreal-Barcellona a Miami il prossimo 20 dicembre. Un minuto di nulla che voleva dire più di mille comunicati ufficiali. Un dissenso che i calciatori del campionato spagnolo hanno messo a punto parlandosi nei giorni scorsi, ma che nessuno ha visto. Movistar, controllata dalla Liga, ha censurato le immagini, come era accaduto due settimane fa a San Mamés con l’omaggio a Gaza.
La protesta, breve ma significativa, segna un punto di svolta nella tensione tra i calciatori e la Liga di Javier Tebas. Il sindacato AFE ha spiegato che il silenzio in campo serve a denunciare «la mancanza di trasparenza, dialogo e coerenza» senza puntare il dito contro alcuna squadra in particolare. La decisione di lasciare fuori dalla protesta i giocatori di Villarreal e Barcellona, assicurano i vertici del sindacato, vuole evitare fraintendimenti o interpretazioni punitive.
Le trattative tra la Liga e i giocatori sono intricate. Il 14 ottobre era prevista una riunione tra i capitani e Tebas, ma è saltata, e nuove date proposte coincidono con gli impegni europei dei club. Nel frattempo, scambi di lettere tra il sindacato e la Liga hanno messo in luce la distanza tra le parti: l’AFE chiede di fermare la vendita dei biglietti fino a una negoziazione, la Liga sostiene che la promozione spetti alla società americana Relevent.
«Di fronte alle continue negazioni e proposte velleitarie della Liga, l’AFE respinge un progetto che non conta sull’approvazione dei protagonisti principali» , si legge nel comunicato del sindacato.
Come racconta El Pais, i gesti simbolici non si fermano al campo: FASFE, associazione di tifosi e piccoli azionisti, invita le curve a restare in piedi e applaudire per tutta la durata della protesta, per mostrare il rifiuto di una “delocalizzazione del calcio che sottrae lo sport alle comunità”.
Anche dagli spogliatoi del Barcellona stanno emergendo voci contrarie. Frankie De Jong si è esposto più di tutti, così il destino della partita negli USA resta incerto. Serve ancora il consenso della Confederazione centroamericana e caraibica, della federazione statunitense e del Consejo Superior de Deportes, che ha chiesto alla Real Federación Española di spiegare i fondamenti legali che giustificherebbero la partita a Miami senza violare il principio di neutralità della competizione. La documentazione non è ancora stata inviata.
Se vi pare che tutto questo dibattito in Italia non ci sia affatto – per non dire della presenza del sindacato calciatori – non vi sbagliate.