Susanne Andersen
Lei si chiama Chloé Dygert, americana, 28 anni. Anche lei come Pauline Ferran-Prévot e ocme molte cicliste contemporanee vive di deviazioni alla norma e alla tradizione. È una pistard. Una signora pistard. Ha vinto otto titoli mondiali nell’inseguimento, quattro a squadre e quattro individuali. Ha vinto l’oro olimpico. Ha vinto due Mondiali su strada a cronometro. Solo che la salita è la salita, e il Col de la Madeleine è una salita che fece piangere perfino Alex Zülle, l’ultima maglia rosa prima di Pantani al Giro del 1998. Arrivò a mezz’ora nella corsa dell’epifania di Davide Cassani telecronista, senza avere un’assicurazione ma dopo aver fatto paura a ogni nemico [come Zorro].
Su questa montagna Chloé Dygert è arrivata ultima. È arrivata 11 secondi prima che suonasse il gong del tempo limite piangendo a dirotto per l’emozione e per la spossatezza. Ma non sono le sue lacrime che sul Col de la Madeleine ricorderanno. Resterà invece nella storia di questa montagna il sorriso gigantesco e orgoglioso con cui è arrivata al traguardo l’ultima dopo l’ultima, Susanne Andersen, a un’ora, due minuti e 40 secondi di distacco dalla regina Pauline, ma con 17 minuti e 11 secondi di ritardo dal tempo limite. Ed era felice.
“Mentre un membro dello staff della Canyon-SRAM-Zondacrypto massaggiava la coscia sinistra di Dygert nel momento in cui si era accasciata a terra alla fine della tappa – racconta la rivista Velo – Andersen riceveva gli applausi delle squadre rivali, dei tifosi e dei passanti. Dygert aveva avuto successo, Andersen aveva fallito, ma le loro emozioni erano mondi opposti. Dygert si è rispettosamente rifiutata di parlare, il dolore era troppo forte, gestire il recupero per l’ultimo giorno di corsa era la sua priorità”.
Susanne Andersen, norvegese, 27 anni, terza ai Mondiali quando era una jr e seconda da Under-23, è stata invece più che felice di raccontare la sua giornata solitaria, solitaria all’incontrario, una fuga all’indietro dovuta a due cadute nei giorni scorsi, un’infiammazione alla gamba sinistra, abrasioni sparse lungo il corpo. «Ma non volevo arrendermi, volevo arrivare al traguardo. Sicuramente il momento più bello della giornata è stato quando lungo la strada mi hanno gridato coraggio, io non conosco bene il francese, ma quella è una parola che capisco».
La rivista Rouleur ha scritto che ogni ciclista che raggiunge la vetta ha una storia da raccontare. “Il Tour de France ha il potere di creare magia anche nei luoghi inaspettati”. Andersen dice che la Madeleine è stata la peggiore salita della sua vita, eppure resterà meravigliosa per sempre.
