La retorica di Gravina per la Nazionale femminile: ma lo statuto FIGC è tutto scritto al maschile

 

 

   

Caldo caldo siccità, nella mia città c’è un fiore

Pino Daniele

L’Italia di Soncin in semifinale agli Europei

 

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Cercami come Sofia Cantore cerca Cristiana Girelli. Quando Sofia Cantore tocca la palla, lo fa con la suola, con l’esterno, lo fa avanzando da sinistra caracollando, anzi caracantorellando. Senza offesa: lo fa che sembra Kvaracantore. Cristiana Girelli invece segna a una maniera che tra gli uomini non ha eguali, se non a volerli cercare nel pantheon del calcio italiano giacché tra i contemporanei non ce n’è stato uno in grado di far gol alla Norvegia. C’è chi dice che somigli a Paolo Rossi, c’è chi dice a Pippo Inzaghi, Ade Hegerberg invece dice che segna alla Cristiana Girelli, «riempie l’area come nessun’altra al mondo».

È così che l’Italia del calcio si ritrova con la sua nazionale in semifinale agli Europei. Quella delle donne, mentre gli uomini si sa: che cosa ce lo ripetiamo a fare. La nazionale del basket l’aveva fatto un mesetto fa: terzo posto e bronzo europeo in mezzo a un ventennio di niente maschile. La nazionale di volley è arrivata all’oro olimpico e quella degli uomini non ancora. I ranking mondiali certificano la supremazia delle donne anche per la nazionale di rugby e la parità raggiunta nella pallanuoto durante i mesi di squalifica del Settebello. 

Le squadre sono donne. Il Corriere dello sport-stadio lo dice stamattina in prima pagina scegliendo nel titolo una discordanza di genere. Il cielo è azzurre si legge – e qui la faccenda diventa seria, diventa interessante. 

Pochi minuti dopo la vittoria, Gabriele Gravina è corso in RAI a incassare la quota di visibilità scavando le parole giuste dentro la cassetta degli attrezzi e tirando fuori dall’armadio della retorica nell’ordine: «l’Italia che non molla mai», «l’Italia che noi amiamo», «la maglia che rappresenta un paese», «l’orgoglio di un paese», ma soprattutto – colpo di scena, sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie – «il nostro modello, noi siamo questi»

Ha detto così. «Il nostro modello. Noi siamo questi».

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  Ora però. Se noi siamo questi, se la nazionale femminile è «il nostro modello» e se il cielo è azzurre non torna una cosa. Non torna il fatto che nello statuto della federazione italiana giuoco calcio ci sia scritto per 17 volte calciatori mentre calciatrici non c’è scritto mai. 

Del resto Gravina ha detto che «noi siamo questi» mica queste. Un risultato che «ci rende orgogliose» ha invece detto Andrea Soncin usando il femminile sovra esteso: lo aveva fatto Carlo Silipo con il Setterosa agli ultimi Mondiali. 

Prima di spingersi fino al femminile sovra esteso, la federazione dell’Italia che noi amiamo potrebbe forse intervenire sul suo statuto approvato il 20 novembre 2024, non nell’Ottocento, aggiungendo allenatrici dov’è scritto allenatori [due volte], calciatrici dov’è scritto calciatori

Non è wokismo né un capriccio. È un indirizzo giunto alla pubblica amministrazione, invitata a usare per la documentazione nei suoi uffici un linguaggio che non sia discriminatorio. I due capisaldi di questo processo sono: a) la sostituzione dei nomi di professioni e di ruoli ricoperti da donne declinati al maschile con i corrispondenti femminili; b) l’abolizione del maschile inclusivo e la sua sostituzione con le due forme, maschile e femminile, anche variamente abbreviate. Più chiara di così una linea guida non può essere. 

In Toscana se n’è occupata la linguista Cecilia Robustelli in collaborazione con l’Accademia della Crusca. Nelle considerazioni finali si legge che lo sforzo compiuto da molte amministrazioni nell’affrontare la questione attraverso la formazione del personale incoraggia a sperare che l’applicazione dei suggerimenti avvenga in modo sempre più consapevole.

I suggerimenti sono assist. Come quelli di Sofia Cantore. Servirebbe una Cristiana Girelli che li trasformasse in decisioni-gol o anche basterebbe che Gabriele Gravina fosse coerente con le sue parole di ieri sera, mettendo mano al lessico dello statuto, almeno al lessico, visto che per le riforme siamo al campacavallo. 

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Certo, la federcalcio non appartiene alla pubblica amministrazione. È un ente privato, ma anomalo. Gode di finanziamenti pubblici attraverso Sport & Salute, l’agenzia governativa che agisce per conto del ministero dell’economia e delle finanze. 

Volendo – ecco – volendo: più doveroso ancora sarebbe l’intervento sul lessico del presidente del CONI, quello sì un ente pubblico, da statuto posto sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Il CONI scrive nella sua Magna Charta per 44 volte atleti a cominciare dal comma 2 dell’articolo 2 [Il CONI detta i principi fondamentali per la disciplina delle attività sportive e per la tutela della salute degli atleti, anche al fine di garantire il regolare e corretto svolgimento delle gare, delle competizioni e dei campionati] e solo una volta atlete, laddove è proprio necessario [articolo 36 bis comma 6] fare riferimento a forme di equa rappresentanza di atlete e atleti

Ieri sera a bordo campo, un microfono della tv pubblica di stato era tra le mani di una consigliera della federazione calcio, l’ex capitana Sara Gama in quota atleti [ecco]: in un trionfo di commistione di ruoli raramente realizzato. Sara Gama è una delle tre donne su 18 persone in consiglio [le altre sono Giuliana Tambaro e ilaria Bazzerla per la lega dilettanti].

Ora che il cielo è azzurre potrebbe far notare che le cose cambiano, certe cacofonie con l’uso diventano la norma [una sindaca quindici anni fa non era una sindaca di oggi]. Ancora più forte è la voce di Diana Bianchedi nei suoi uffici, vicepresidente del CONI.

Ora che certi uomini titolano il cielo è azzurre mentre altri vanno a contare le parole negli statuti per smascherare gigantesche ipocrisie, ci sarà in qualche ufficio una donna di potere che chiede a un suo presidente di cominciare a cambiare?

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Sì, ma la partita?

| Andrea Sereni su Repubblica dice che le azzurre hanno aggredito la Norvegia: pressing alto, mediana con doppio play per far girare meglio il pallone. La Nazionale ha schiacciato le scandinave che, un po’ come quelle potenze belliche in disarmo, hanno passato il primo tempo arroccate a difendere una grandeur svanita da anni. Prima della partita il ct ha chiesto alla squadra di chiudere gli occhi e di pensare alla prima volta che avevano toccato un pallone. Partire da lì, ricordare il percorso, andarsi a prendere il loro sogno. Non è ancora finita

|   Simone Golia sul Corriere della sera racconta: Fidanzati, fidanzate, mariti, familiari, anche quelle giocatrici tagliate sul più bello dalla rosa definitiva. Una famiglia allargata, questa la forza della nostra Nazionale, così sfrontata e coraggiosa, che soffoca la Norvegia attaccandola con metà squadra. Bonansea sulla sinistra punta senza sosta Bjelde, Severini sempre all’arrembaggio, Caruso e Cantore (25 anni) che si sentono di colpo più grandi dietro la loro capitana, Cristiana Girelli, che ne ha 10 in più, che è al suo ultimo Europeo e che, all’ultimo chilometro della sua carriera, vive i metri più belli. Sua la doppietta più vecchia di sempre nel torneo. Se col Portogallo aveva segnato alla Del Piero, ieri lo ha fatto alla Inzaghi

|   Alberto Polverosi sul Corriere dello sport-stadio racconta un’altra verità ieri sera lampante: Abituati alle urla belluine e agli svenimenti dei maschi quando sono appena sfiorati dall’avversario, dalle ragazze, sia le nostre che le norvegesi, è arrivata un’altra lezione: mai una sceneggiata.

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