L’irlandese in testa prima dell’ultima giornata
L’unica volta che Rory McIlroy si è presentato all’ultima giornata del Masters di golf in testa era il 2011 e tornò a casa con lo scuorno della sconfitta più atroce. Aveva chiuso il percorso in 65 colpi al primo giorno, in 69 al secondo, in 70 al terzo, ma dovette tirarne 80 alla domenica. I quattro di vantaggio che aveva su Charles Schwartzel divennero poltiglia, scivolò al quindicesimo posto e rafforzò l’idea che la giacca verde fosse la sua maledizione. “Il drive alla 10, finito nel bosco alla sua sinistra, fu la rovina di quella giornata e probabilmente lo tiene ancora sveglio quando ripensa a quel momento” ha scritto Matteo Dore sulla Gazzetta.
Quattordici anni dopo comincia una nuova domenica da primatista, alla ricerca dell’unico Major che gli manca per completare il cosiddetto Slam della carriera riuscito in tutto a cinque stelle del passato: Gene Sarazen, Ben Hogan, Gary Player, Jack Nicklaus e Tiger Woods. È 12 colpi sotto il par e alle sue spalle inseguono Brian DeChambeau con -10, Corey Conners con -8.
Sports Illustrated dice che avremo un giro finale degno di Hollywood. Ieri McIlroy ha giocato un altro giro superlativo chiudendo con 66. Venerdì sera si è rilassato guardando un film con sua figlia: Zootropolis. Pare gli sia piaciuto. DeChambeau ha chiuso con 69 ed è diventato il primo giocatore dal 2020 a restare sotto i 70 in tutt’e tre i round. Lui aveva in animo di guardare un film di James Bond, non ha specificato quale, ma ha ammesso di preferire Pierce Brosnan nei panni di 007 a Daniel Craig, e “meno male che Sean Connery non è più vivo per sentire una tale bestemmia” dice Gary Van Sickle sulla rivista americana.
Dopo una prima giornata deludente con due doppi bogey nelle ultime quattro buche, Jack Nicklaus, Gary Player e Tom Watson avevano tutti dato per battuto McIlroy e McIlroy ha liquidato la cosa con una battuta: «Stanno invecchiando». Ingannevole è l’ingresso al Masters più di ogni cosa. Nessuno lo sa meglio di Justin Rose, definito dal Wall Street Journal come “il golfista che sarebbe imbattibile se il Masters durasse solo un giorno”. Nel senso che Justin Rose ha chiuso in testa la prima giornata di colpi all’Augusta National per la quinta volta nella sua carriera, prima di scivolare nelle retrovie.
Ha un Major in carriera [gli US Open 2013], 11 piazzamenti tra i primi cinque di cui tre al Masters. “A giudicare da come gioca qui il giovedì, dovrebbe essere un ospite fisso della cena annuale dei campioni. Tra i giocatori con 10 presenze al Masters, ha la media punti al primo turno più bassa di sempre. La cosa sorprendente è che Rose non ha fama di crollare nei momenti più importanti. Anzi, ha una lunga storia di successi in alcuni dei campi da golf più impegnativi. È una colonna dell’Europa in Ryder Cup con putt decisivi alle buche finali”.
Qui il New York Times ha raccolto le foto più belle del Masters 2025. Al lavoro di fotografo per il sito ufficiale del torneo si è dato Ken Griffey jr, membro della Hall of Fame del baseball americano, 13 volte All-Star. Fa il fotografo dai tempi in cui ancora giocava in Major League e ha raccontato al programma YouTube Mornings @ the Masters di aver iniziato per vedere i suoi figli più spesso