La sindrome-Borussia e il fantasma di Emery
Non c’è bisogno di pensare alla finale, un passo alla volta, un passo alla volta per carità, dice l’Équipe stamattina accostandosi alla trasferta del PSG a Birmingham quando sono trascorsi quattro giorni appena dalla festa per il 13esimo scudetto. Le bollicine dello champagne svolazzano ancora per l’aere, ma più delle bollicine svolazza il ricordo di Anfield e della qualificazione conquistata in Inghilterra. Quando la Francia ha cominciato a credere che sia l’anno buono e che Ousmane Dembélé possa addirittura meritare il Pallone d’oro, dove il traditor Mbappé non è ancora arrivato. È un’atmosfera carica di aspettative tanto che Vincent Duluc scrive che “i giocatori del PSG si trovano in una fase pericolosa dei loro sogni e di quelli di tutti coloro che hanno ispirato lungo il cammino”.
È un PSG nuovo anche nel fisico. Il lavoro dello staff tecnico e medico, unito alla gestione di Luis Enrique, ha permesso ai francesi di arrivare al fatidico scoglio dell’eliminazione diretta senza infortuni. Una rarità nella storia del club, uscito agli ottavi di finale cinque volte negli ultimi otto anni. Il metatarso di Neymar, la caviglia di Mbappé, il ginocchio di Lucas Hernandez, il bicipite femorale sinistro di Kimpembe, il ginocchio di Lionel Messi, il piede di Marco Verratti, la coscia di Di Maria. Il catalogo è questo. E oggi – parbleu – oggi invece stanno tutti bene.
Solo undici mesi uscivano dalla Champions per mano del Borussia Dortmund che era quinto in Bundesliga e “non gioverebbe alla gloria del Paris né a quella di Luis Enrique essere eliminati dal Villa, settimo in Premier League, così come danneggerebbe molto i dirigenti del PSG se il carnefice fosse Unai Emery, al quale hanno dato il benservito nel 2018”.
Il PSG da un mese ha concentrato la sua attenzione sulla gestione del minutaggio dei calciatori in vista delle due partite contro gli inglesi. Emery stamattina spaventa il calcio francese da “grande allenatore di club di medio livello” nella definizione de l’Équipe, un allenatore cioè capace di portare in semifinale il Villarreal nel 2022 e di trasformare la squadra di Birmingham “in una grande potenza inglese”. Una squadra che viene considerata “falsamente mediocre”, perché più ricco di 17 club della Ligue 1, sebbene con una quota di talento individuale infinitamente inferiore a quello del PSG, un PSG peraltro definito senza stelle.
“Se c’è una squadra che può dare al PSG l’impressione di ammirarsi allo specchio – si legge nell’editoriale dell’Équipe – in termini di movimento, intensità e versatilità, quella squadra è il Villa: le squadre di Emery corrono molto e non danno tregua. Ha la qualità per trasformare i piani di gioco del suo allenatore, il suo sogno di disciplina e controllo assoluto sui giocatori e sugli eventi. È forte almeno quanto il Borussia Dortmund dello scorso maggio”. Questo è il fantasma, “lo spettro dell’inefficacia dell’autunno”.
Ma non è il solo. L’altro si chiama Emiliano Martinez, detto Dibu, il tipo che infiniti lutti addusse ai francesi parando i rigori nella finale dei Mondiali in Qatar.
Dall’Inghilterra brontolano contro Michel Platini e il suo fair play finanziario. Martin Samuel sul Times si dedica a una lunga analisi e una lunga intemerata contro le sterili regole che avrebbero dovuto arginare la potenza economica dei vari PSG e che invece l’hanno concimata frenando le ascese altrui. [Mmm: non tutte, non sempre, non in modo così drastico].
Samuel accenna pure al fatto che ancora aspettiamo un verdetto per le 115 accuse al Manchester City – un verdetto della Premier League non certo dell’UEFA – “ci avevano detto che sarebbe stato annunciato in primavera. Tutti guardavano con ottimismo al 20 marzo, il primo giorno. Ma la primavera dura fino al 21 giugno. Considerata la durata dell’udienza e le conseguenze della sentenza, non sarebbe sorprendente se fosse più vicino a quella data”.