L’Arminia Bielefeld e lo spirito di Cenerentola sulle Coppe nazionali

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Devi essere gentile e avere coraggio

Cenerentola, Walt Disney

 

 prima di tutto

L’Arminia Bielefeld e lo spirito di Cenerentola sulle Coppe nazionali

  I francesi la chiamano Cendrillon, e Cendrillon dicono di averla scritta loro. Non era ancora schiarato il Settecento quando Charles Perrault prese piuma d’oca e calamaio per scrivere la istoria di codesta fanciulla che sale su una zucca con l’aiuto di una fata zia e se ne va al ballo con le scarpette di cristallo ai piedi. 

Monsieur Charles veniva da una famiglia alto-borghese vicina alla corte di Francia, suo padre era al parlamento, suo fratello era l’architetto della facciata del Louvre, il suo gemello era morto bambino e sua moglie se ne andò presto, molto presto, lasciandogli quattro figli sotto i cinque anni da mantenere e soprattutto intrattenere. 

Perrault pensava che le fiabe avessero qualcosa da dire e da insegnare. Quando ne raccolse alcune sotto il titolo di I racconti di Mamma Oca le fece uscire in seconda edizione a firma di suo figlio Pierre, un diciannovenne sotto processo con l’accusa di omicidio: voleva restituirgli una dignità per ottenere la protezione del re. 

  IL DUNKERQUE E LA COPPA DI FRANCIA   I francesi dunque la chiamano Cendrillon e insomma Cenerentola è francese, come francesi sono le più grosse sorprese d’Europa in una coppa nazionale di calcio. Delle otto squadre qualificate per i quarti solo quattro venivano dalla Ligue-1, due dalla Ligue-2 e due dalla quarta divisione. Questo è il torneo che ha visto il Calais nel 2000 giocare la finale contro il Nantes e di nuovo Les Herbiers nel 2018 cadere solo all’ultima partita davanti al PSG di Cavani. 

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È lo spirito di Cendrillon che vigila dall’alto, ma ci sono pure delle ragioni di sistema. La Francia non manda le migliori-otto dell’anno prima direttamente agli ottavi di finale come facciamo noi, anzi, la Francia prevede partite secche a eliminazione diretta in casa della più debole se le categorie di differenza sono almeno due. La Francia ha pure abolito i tempi supplementari, e con mezz’ora in meno le sorprese vengono meglio, come ha spiegato The Athletic con Tom Williams, affascinato dalla magia e dalla follia di un torneo strutturato per favorire gli sconvolgimenti

La polvere di fata è piovuta sulla Bretagna un anno fa per portare il Brest in Champions League e pure quest’anno per spingere il Dunkerque in semifinale. Quando ieri sera il Dunkerque si è trovato avanti 2-0 sul PSG, il mondo del calcio si è spaccato in due. I sognatori hanno immaginato che non fosse ancora venuto il tempo delle zucche, i realisti sapevano che nel secondo tempo ci sarebbe stata la rimonta. Indovinate chi aveva ragione. 

Stamattina L’Équipe ha dato 8 a Ousmane Dembélé, partito come falso centravanti e poi spostato sulla destra da Luis Enrique, inizialmente poco preciso con tiri fuori bersaglio, una serata sinusoidale ma alla fine è stato decisivo, eccome, con una doppietta

[Una serata sinusoidale dovremmo usarlo più spesso anche noi]

Il migliore dei bretoni è stato Naatan Skyttä – che in realtà non è bretone ma finlandese. Comunque sempre di nord si tratta. Ha causato il primo gol con un calcio di punizione, due volte l’ha sfiorato a sua volta, ma è piaciuto pure Gessime Yassine, nato in Provenza e nazionale giovanile del Marocco: un’impressionante esplosione di energia sulla fascia sinistra, dove ha messo in difficoltà Achraf Hakimi con la sua tecnica e la sua accelerazione. Se vi serve un esterno fateci un pensiero, anche se in effetti cosa ve ne potete fare di un esterno dentro casa, al massimo può palleggiare in corridoio. 

Secondo la sua grammatica L’Équipe ha sparso votacci anche tra le fila del PSG, per esempio un bel tre a Lucas Beraldo, partito titolare al posto di Pacho al centro della difesa accanto a Marquinhos. Si è perso l’uomo sul secondo palo sul primo gol e ha commesso un altro grosso errore passando una volta la palla tra i piedi di Skytta. 

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  L’ARMINIA BIELEFELD E LA COPPA DI GERMANIA   In Germania invece la chiamano Aschenputtel, e qualche diritto alla polvere di fata sentono di averlo a loro volta. Sebbene – ecco, come dirlo – nella versione tedesca di Cenerentola pubblicata a inizio Ottocento dai fratelli Grimm, la fata non esiste. La magia viene da un albero di nocciolo che fiorisce e ci sono degli uccellini magici che rispondono a delle frasi in rima: ecologisti, ecco, i Grimm erano ecologisti, e in fondo la Germania resta il paese che ha avuto per primo un forte partito dei Verdi. Nella seconda edizione i Grimm cambiarono il finale e infilarono un epilogo cui le due sorellastre subiscono una punizione terribile da parte degli uccelli di Cenerentola, evidentemente attraversati dal futuro spirito di Hitchcock

Fata o nocciolo che sia, l’anima di Aschenputtel fa il suo lavoro pure in Coppa di Germania. Nel 2020 arrivò in semifinale il Saarbrücken, nel 2021 l’Holstein Kiel, due anni fa il Lipsia ha portato il trofeo a Est – il primo dopo la caduta del Muro – e nel 2024 c’è stato il Kaiserslautern in finale. Da ieri sera in Germania cantano come gli usignol nella versione disneyana per il gran colpo dell’Arminia Bielefeld sui campioni in carica del Bayer Leverkusen. Una città in frenesia scrive lo Spiegel perché lo speaker dello stadio ha chiuso la serata gridando nell’altoparlante «Berlino, Berlino, andiamo a Berlino» [sul serio, non è uno scherzo], mentre l’allenatore Mitch Kniat diceva alla tv ARD che «nessuno dormirà stanotte».

In effetti scrive la Frankfurter Allgemeneine che tutta Bielefeld è in vena di festa e chi sottovaluta l’Arminia in finale potrebbe assistere al miracolo nero-bianco-blu. La rivista 11 Freunde ha coniato con un gioco di parole il termine di Believeld

Berlino ha vissuto molte esperienze nei suoi quasi 800 anni di storia. Ma nessuno poteva immaginare che 330.000 sfollati della Vestfalia orientale avrebbero invaso la città. Il magazine ricorda che il campo dell’Arminia ha fama di essere caldo – una specie di versione tedesca della legge del Partenio [questa è per i cinquantenni]. Quando nel 1982 il Werder Brema venne a giocarci, Otto Rehhagel andò a sedersi in panchina con un giubbotto antiproiettile. La leggenda della rovente Bielefeld è alimentata da un articolo del 1946 ripescato in questi giorni dagli archivi. Diceva che i giocatori ospiti sono stati inseguiti come conigli

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Nel tunnel che porta dagli spogliatoi al campo ci sono quelli che la Sueddeutsche Zeitung chiama graffiti della battaglia della foresta di Teutoburgo, la disfatta di Varo per gli storici di Roma antica. Siamo nell’anno 9 e l’esercito di Publio Quintilio Varo viene sconfitto da un suo ex ufficiale che tradisce, passa dalla parte dei Cherusci e nella Bassa Sassonia annienta tre legioni, sei coorti di fanteria, tre ali di cavalleria. Codesto uomo si chiamava Arminio. [I Romani chiesero di rivedere certe azioni contestate al Varo]. 

Oh, adesso certamente qualche filologo ricorderà che la prima versione scritta in Europa della fiaba di Cendrillon e di Aschenputtel si trova in realtà nel Pentamerone di Giambattista Basile, pubblicata in napoletano nel 1634 con il titolo La gatta Cenerentola. La storia era nata in versione decisamente dark ed è memorabile a teatro nella scena delle ingiurie nel lavoro di recupero di Roberto De Simone. Insomma: Cinderella era napulitana prima ancora di Filumena Marturano. La prova definitiva è che il Napoli è tuttora l’unica squadra italiana ad aver vinto la Coppa Italia giocando in serie B. Era il 1962. 

L’illustrazione è di Emanuele Luzzati, vista su Filastrocche,it

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