Le rivincite ai Mondiali indoor di atletica leggera

 prima di tutto 

E Sebastian Coe ha perso le elezioni al CIO

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Benvenuti ai Mondiali indoor con cinque anni di ritardo. Nanchino aspettava corse e salti nel 2020. Non era l’anno giusto per andare in Cina, poi non fu l’anno giusto per fare quasi niente. Slittarono al 2022 ma la Cina non si sentiva ancora pronta per aprire le sue porte a cuor leggero. Nel frattempo l’edizione del 2024 era stata già assegnata, così come quella del 2026. Non restava che infilare questa in un anno dispari, due settimane dopo gli Europei indoor e nella stagione dei Mondiali all’aperto, per salvare contratti firmati, loghi, mascotte, e per evitare penali.

Sono Mondiali che colgono il gran capo dell’atletica mondiale impegnato in Grecia nella corsa a diventare il papa dello sport. Sebastian Coe era uno dei sette candidati al soglio del CIO, uno dei tre con qualche chance superiore. Ha perso contro la sola donna che c’era, Kirsty Coventry, ex oro olimpico nel nuoto per lo Zimbabwe, ministra della gioventù nel suo Paese, con il vento del pacchetto di voti di Thomas Bach nelle sue vele per difendere inclusione e universalismo ai Giochi.

Valerio Piccioni ha raccontato su Domani come funziona questo conclave. Lasciate perdere le Nazioni Unite con il suo “un Paese un voto”. Il CIO è una miscela di cooptazioni approvate dall’assemblea plenaria e rappresentanze (per esempio, gli atleti sono eletti), i suoi membri devono da Carta Olimpica difendere gli interessi del «movimento olimpico nei rispettivi Paesi e nelle organizzazioni in cui sono impegnati». C’è il Liechtenstein ma manca una potenza olimpica e sportiva come l’Olanda, c’è il Principato di Monaco ma sono fuori Nigeria e Bangladesh, in due 400 milioni di abitanti. Un’altra assenza pesante è quella del Messico, che l’Olimpiade l’ha pure ospitata nel 1968. L’Italia ha tre membri: il presidente del Coni, Giovanni Malagò; Ivo Ferriani, presidente della federazione mondiale del bob; Federica Pellegrini, una delle rappresentanti di atlete e atleti. Solo Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno più votanti, quattro, mentre a tre ci sono pure Spagna, Svezia, Germania, Cina e Giappone. L’era Bach è stata quella di una nuova geografia con un’apertura ai paesi economicamente e sportivamente meno forti: gli europei sono ora “solo” 43, gli americani 19, l’Asia ha 21 membri, l’Africa 19, l’Oceania 7. E il numero di donne è fortemente cresciuto: sono 48 su 109.

Nel programma di Coe c’era pure l’idea di spostare alcune discipline indoor delle Olimpiadi estive nel programma dei Giochi invernali.

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Sì, ma a Nanchino?

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Per questi Mondiali arrivano 500 persone da 120 nazioni per 26 medaglie d’oro. Ci sono cinque ori olimpici di Parigi, compreso stavolta Mundo Duplantis, che un paio di settimane fa aveva saltato gli Europei. Jakob Ingebrigtsen cerca di rifare la doppietta 1.500-3.000  che gli è riuscita in Apeldoorn. L’anno scorso Ingebrigtsen saltò l’edizione di Glasgow per dedicarsi a Parigi, nel 2022 a Belgrado dovette accontentarsi dell’argento nei 1.500. Solo l’americano Bernard Lagat è riuscito a far doppietta nel 2007. Chissà che davvero non stia pensando di dare l’assalto al primato mondiale di El Guerrouj. 

Miltiadis Tentoglou deve riprendersi il suo regno nel salto in lungo. Yaroslava Mahuchikh e Hamish Kerr sono le stelle del campo femminile. Tre i campioni in carica che puntano alla conferma in Cina: Deyenne Charlton, Molly Caudery, Hugues Fabrice Zango. Gli italiani convocati sono 21. I pesisti devono riscattare un Europeo misterioso nella sua mediocrità [o mediocre nel suo mistero]. Zaynab Dosso porta il suo oro preso nel continente al confronto con un confine più largo. Lorenzo Simonelli chissà come sta. Mattia Furlani ha un’altra pedana per giocare a Ettore e Achille con Tentoglou. 

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Stanotte si apre con il pentathlon femminile, le batterie dei 60 maschili, 400 maschili, 800 maschili e femminili, ma soprattutto con la prima finale [sveglia alle 4] che può sfamare il Mameli che ruggisce dentro. Nel salto triplo maschile zompa Andy Diaz, il cubano vestito d’azzurro, due uscite in Nazionale finora, un podio olimpico e un oro europeo. È in testa alle graduatorie stagionali mondiali con il 17,71 d’Olanda. Del podio di un anno fa c’è solo il campione in carica Zango, stella del Burkina Faso, ma ancora lontano dalle sue misure. Avversari: l’argento europeo Max Hess, il cubano mondiale 2022 Lazaro Martinez, il cinese Zhu Yaming, l’americano Will Claye con una discreta gloria nel passato, il brasiliano Almir Dos Santos argento 2018. Non c’è Andrea Dallavalle, l’Italia porta anche Simone Biasutti, triestino, 25 anni, studente di Psicologia, disegna e suona pure il pianoforte, come il vicino di Massimo Troisi in Ricomincio da Tre

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