QUATTRO GIORNI ALLA CORSA | I TRAGUARDI NEGLI ANNI CON IL CINQUE
La sesta Sanremo di Mercxk persa benissimo da Moser e Baronchelli
“Per grande che mi sia parso Moser nella sconfitta, conserverò sempre al mio ricordo l’immagine di Merckx al di là del traguardo; l’immagine di un vittorioso che si adagia sulla sua bicicletta per realizzare la simbiosi più bella e duratura che il ciclismo abbia mai prodotto. Egli ha vinto la sua sesta Sanremo con due fughe e due volate successive inventando una maniera nuova, del tutto differente da quella che si potesse immaginare. Che si può dire d’altro? Che i suoi avversari continuano a essere i suoi allievi e i suoi nipoti insieme. Una volta gli arrivavano alla cintura, ora gli arrivano al mento. Può consolarci l’idea che dietro a lui ci siamo noi. Può incitarci la immaginazione di trovarlo disponibile per altri scontri nel panorama più vasto e difficile di un Giro d’Italia che non si conosce ancora. Ma tale è la macchina da disarmare il coraggio dei più coraggiosi, non conoscendosi il segreto di così prodigioso motore umano.
Baronchelli s’è limitato a fare il Baronchelli, lavorando a vuoto per rimediare al suo errore. Sorpreso da Merckx nella fuga mattutina, ha corso da mulo (e con che prezzo di fatica) allorché avrebbe potuto fare il cavallo. Sono più che mai convinto che non siano queste le sue corride e mi resta stabile, in Baronchelli, l’immagine dell’agricoltore ancora in procinto di fare ingresso in cittâ. Deve sincronizzare ancora insomma, i giri delle gambe con quelli del cervello, una critica questa che non fa certo ombra alla sua intelligenza. Qui si parla di intuizione ed essa va raffinata, sveltita. Il resto nella cronaca. Ma a chi interessa a questo punto la cronaca? Quest’ordine d’arrivo contiene più che mai per noi, la morale della corsa: il ricordo di una Sanremo pedalata tutta controvento, che Merckx ha reso superba e che noi abbiamo perso benissimo”.
di bruno raschi, Gazzetta dello sport, 20 marzo 1975