ciclismo
Il robot contro gli assembramenti
Un anno fa in lockdown stavamo raccontando l’applicazione dei robot nello sport. Come stavano aiutando, per esempio, Álvaro Robles, l’andaluso che nel 2019 ha dato alla Spagna la prima medaglia della storia nel tennis tavolo, un argento ai Mondiali in doppio, in coppia con il rumeno Ionescu. Il numero 79 nella classifica mondiale era appena rientrato da due tornei in Qatar e Oman quando era scattato lo stato d’allarme nel suo paese. Stava preparando le qualificazioni alle Olimpiadi e per non fargli perdere tempo, ritmo e forma la federazione gli comprò un piccolo robot spara palline contro il quale allenarsi. Duecento palline tirate con il taglio. Come se fosse stato mancino. Più o meno uguale a quello che aveva in casa pure l’indiano Sathiyan Gnanasekaran. A Taoyuan City, invece, una cinquantina di km a ovest di Taipei, per il campionato cinese che sarebbe dovuto ricominciare, avevano immaginato per la partita dei campioni in carica dei Monkeys e dei Brothers di affidare a dei robot le mansioni delle cheerleaders.
Ora i robot arrivano alla E3 Saxo Bank Classic, una delle classiche del calendario belga che si corre in Harelbeke. Oltre a barriere stradali considerate più sicure di quelle comunemente utilizzate nelle gare su strada, senza i piedini in metallo, gli organizzatori hanno ingaggiato dei robot progettati per aiutare i protocolli di sicurezza anti-covid. Hanno la capacità di contare quante persone sono presenti a bordo strada in una determinata area e di misurare loro la temperatura corporea. Hanno anche una voce elettronica pre-impostata, che usano per ripetere alla folla di indossare correttamente le mascherine. Prima che casomai intervenga l’uomo per disperderla, la folla.
Dentro i bar dove staranno i ciclisti tristi che non hanno vinto mai, un giorno entrerà Mads Würtz Schmidt e racconterà di quando alla Tirreno-Adriatico del 2021 aggiunse il suo nome alla lista dei vincitori di tappa che conteneva il campione del mondo su strada, il campione del mondo di ciclocross, il vicecampione del mondo su strada e di ciclocross, il vincitore del Tour de France. Gli altri intorno a lui si guarderanno, si lanceranno un cenno di intesa e uno innamorato da dieci anni di una donna che non ha amato mai mormorerà che quello fa sempre così, non ci fate caso, che insomma è impazzito oppure ha bevuto.
Eppure bisognerà credere a Mads Würtz Schmidt, 27 anni, danese, alla prima vittoria in carriera in una corsa in linea ma ai bei tempi dei sogni campione del mondo a cronometro nelle categorie juniores e poi nella Under 23. Si è infilato in un buco di agonismo con altri cinque scappati dal gruppo e ha scritto pure il primo storico trionfo di una donna in ammiraglia fra gli uomini, la ds britannica della Israel Start-Up Nation, Cherie Pridham, “la mascherina al mento, gli occhi lucidi e increduli, la mano stretta al meccanico seduto dietro” (Ciro Scognamiglio, la Gazzetta dello sport).
«Il mio ruolo è Directeur Sportif, non Female Directeur Sportif. So che ci si aspetta che mi concentri su questo aspetto. Io affronto gli stessi problemi dei miei colleghi: ho commesso e commetterò gli stessi errori e spero di avere anche gli stessi successi».
Cherie Pridham
Oggi la corsa si chiude con la cronometro e con Filippo Ganna che prova a vincerne una per la nona volta consecutiva. Marco Bonarrigo sul Corriere della sera ha scritto che il ciclismo italiano lo prega “di mettere una pezza al vuoto di successi con una cronometro da par suo (su questo tracciato lo scorso anno volò a 56,6 km di media)”e nel frattempo “festeggia l’eccellente quinto posto di Matteo Fabbro. In una classifica imbottita di big, il friulano è a soli 24″ dal fenomeno Bernal e due minuti davanti al maestro Nibali, che ha assoluto bisogno di designare un erede”.
È arrivata la voce di Bradley Wiggins a commentare l’indagine sul conto di Richard Freeman, ex medico del team Sky e di British Cycling, considerato responsabile dell’acquisto nel 2011 di testosterone con la consapevolezza che avrebbe migliorato le prestazioni di almeno un ciclista, non identificato. Questa è stata la conclusione venerdì scorso di un tribunale medico. Freeman si è difeso sostenendo che il testosterone era terapeutico per una disfunzione erettile dell’ex allenatore Shane Sutton. Restano inoltre ombre sulle esenzioni a Wiggins per trattamenti a base di corticosteroidi e su un pacchetto misterioso consegnato al Delfinato del 2011, oggetto anche di un’indagine parlamentare.
Parlando nel suo podcast per Eurosport, Wiggins ha dichiarato che «le bustine di Testogel non credo fossero per un ciclista, nessuno sarebbe abbastanza stupido con tutti i test a cui si viene sottoposti». Wiggins chiede una nuova indagine. «Per chi era allora? A cosa serviva? Non credo neanche per un minuto che fosse per un ciclista. Non era il tipo di sistema che avevamo. Certo, tutto questo lascia una nube, lo capisco, sembra una bella storia. Ma la faccenda è diversa».
in tv oggi ore 13.30 Eurosport e Rai Sport: ultima tappa Tirreno-Adriatico