Lo Slalom del 21 febbraio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

venerdì 21 febbraio 2025

|   Vorrei sapere chi fu il pazzo che inventò il bacio

Jonathan Swift

 

DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA

Il dibattito sul bacio di Rubiales

Bisognerebbe conoscere l’ordinamento giuridico spagnolo per esprimere un parere informato, per saper misurare con tutti gli elementi a disposizione la portata della sentenza dei giudici sul caso Rubiales: 10.800 euro di multa per il bacio sulle labbra di Jennifer Hermoso dopo la finale Mondiale e 3.000 a lei come risarcimento. Sono 20 euro al giorno per 18 mesi. Bisognerebbe avere dimestichezza con il codice penale di Madrid per capire se esiste proporzione tra l’accusa e la condanna per aggressione sessualee la pena inflitta. 

Eppure vista da qui esiste già la certezza di una sproporzione tra la portata storica del caso nel paese che si è dato una legge sul consenso e la decisione presa dal tribunale di degradare la pena a sanzione amministrativa. Così come esiste un sapore di sgradevolezza nel veder risolta una simile storia tra un uomo e una donna con il ricorso ai soldi, come nel codice di Domenico Soriano con Filumena. Fosse stato pure un milione o due o cento, non ci si attendeva dai giudici spagnoli che dessero un valore economico a un bacio rubato. 

Diecimila euro, fa notare Giulia Zonca su La Stampa, è la stessa cifra chiesta per il dossieraggio di Marcell Jacobs, caso in cui è indagato il fratello di Filippo Tortu ed è coinvolta, se non altro per le conseguenze, l’intera famiglia. Diecimila euro sono il limite massimo per i pagamenti in contanti secondo le norme dell’Ue e non a caso sono il livello standard della frode. Pochi mesi fa è uscita la storia della banda di finti osservatori che organizzavano provini fasulli ai giovani talenti del calcio. Contrabbandare sogni costa 10 mila euro, mettere a rischio il lavoro di una persona costa 10 mila euro, sotterrare il rispetto del prossimo, altri 10 mila euro, scassinare la lealtà sportiva, ancora 10 mila euro. Per macchiare una reputazione costruita con decenni di fatica? Prego depositare 10 mila euro, buoni per spiare e per demoralizzare. Stavolta la fattura del reato coincide con quella della giustizia. La tariffa è identica: è il valore minimo dato ai sentimenti, all’orgoglio, alla soddisfazione, alla privacy che custodisce poi l’equilibrio di ognuno.

Juan Antonio Lascuraín Sánchez, professore di diritto penale presso l’Università autonoma di Madrid, il codice spagnolo lo conosce per intero. Ha scritto su El Pais che vi sono argomenti per discutere la definizione dei fatti sia come insufficienti sia come eccessivi, e ciò sarà sicuramente fatto in appello

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    EUROGOL

Quanto vale il calcio italiano

Dybala ci salva la faccia ha titolato il Corriere dello sport-stadio in prima pagina stamattina, con il sollievo di un intero movimento che ha temuto a un certo punto di veder uscire anche la Roma dall’Europa League – dopo Juventus Atalanta e Milan dalla Coppa dei Campioni. Ivan Zazzaroni ha scritto nel suo commento che adesso Dybala ha un’altra faccia, altri occhi. Ma lo stesso piede, grazie al cielo, con quel modo tutto suo di giocare un calcio a parte. Perché Paulo si sente (è) finalmente leader completo, non più di sole soluzioni, e a casa: spinge i compagni a reagire allo svantaggio, vede spazi negati agli altri, segna, raddoppia, decide, è di nuovo un privilegio.  Da quando è arrivato Ranieri molto è cambiato anche in lui: ha smesso di pensarsi altrove, di sognarsi a Madrid o Barcellona, là dove il livello gli è più familiare: l’Arabia non lo merita. L’adesione alla Roma è diventata così totale e non solo sul campo.

L’uscita dell’Italia per quattro quinti dalla Champi0ns resta un trauma. Paolo Condò sul Corriere della sera analizza alcuni elementi chiave: Ci ha distrutto il playoff – scrive – nel quale conta la reattività agli episodi perché le gare in cui tutto gira bene sono rare. Un secondo appunto viene mosso agli osservatori. Li sguinzagliamo alla ricerca di affari di mercato, siamo sicuri che guardino anche il collettivo oltre che le individualità?. Una terza questione è la preparazione fisica, e quel che è successo alla Juve dall’intervallo in poi – scrive Condò – ci ha riportato agli anni 70, quando la rivoluzione olandese si sostanziò innanzitutto in una superiorità atletica clamorosa: le squadre italiane in confronto sembravano camminare, e il Supercorso di Coverciano nacque anche per ovviare a quel deficit. una squadra di soli giovani — chi ha già vinto qualcosa nella rosa bianconera? — fatica a uscire dal panico.

Valerio Piccioni su Domani ha inserito l’impresa di PSV e Feyenoord dentro la cornice complessiva e virtuosa dello sport olandese, sesto nel medagliere ai Giochi di Parigi con 21 medaglie femminili su 34, quarto nel medagliere alle Paralimpiadi. È l’Olanda arrivata per la prima volta in finale di Coppa Davis, l’Olanda che ha 6 praticanti di tennis ogni 100 abitanti, l’Olanda di Mathieu van der Poel e di Sifan Hassan.

La formula – scrive Piccioni – è quella di una forte attenzione alla vittoria. Insomma, più Gran Bretagna (anche per l’esistenza di una lotteria che finanzia appositamente le attività sportive) che Finlandia  Non ci sono atleti nei gruppi militari come in Italia, ma ci sono 4.600 professionisti che vivono di sport aiutati da 26.000 tecnici retribuiti. Un forte investimento è stato fatto anche per aiutare la combinazione fra studi e sport di vertice a partire dal famoso centro di preparazione di Papendal, che può ospitare fino a 400 atlete e atleti.  un Paese dove il comitato olimpico è presieduto da una donna, l’ex giocatrice di pallamano Anneke van Zanen-Nieberg. A guardare sempre dati di Eurobarometro colpisce anche un altro primato olandese: fra le motivazioni per cui si fa sport è la nazione a raggiungere la cifra più alta (siamo al 52 per cento) fra chi risponde «perché mi diverto».

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L’EDICOLA

 Le prime pagine dei giornali

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨  La Francia disperata per l’infortunio a Wembanyama In Spagna aspettano il sorteggio di Champions In Inghilterra luci sulla crisi del Manchester United In Italia le grandi manovre dentro Inter Milan e Juventus 

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AMERICHE

Che cosa sta succedendo a Wembanyama

Per una volta le braccia sono basse. Nelle foto che arrivano dall’America, Victor Wembanyama le tiene in genere sollevate per schiacciare, per stoppare, per prendere un rimbalzo, per fare uno qualunque dei gesti previsti dalla pallacanestro, tanto il suo corpo li contiene tutti. Stavolta sulla prima pagina de L’Équipe tendono verso le bassezze di noi umani. Sono posate lungo i fianchi e il numero 1 degli Spurs bassa tiene anche la testa. Coup d’arret dice il giornale francese. La stellina-stellona della NBA ha finito qui la stagione, con quasi due mesi d’anticipo. 

Ieri mattina Guillaume Alquier, il suo personal trainer, se ne stava deluso ai margini del Moody Center di Austin, Texas. Intorno a lui i giocatori avevano la stessa espressione. Pochi minuti prima, lo staff si era riunito per annunciare la brutta notizia allo spogliatoio: Wembanyama ha una trombosi venosa alla spalla destra. Chris Paul ha detto che sarà impossibile rimpiazzarlo in campo ma che alla squadra mancherà perfino di più fuori. Il suo carisma, la sua presenza, sapere di averlo. 

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RUOTE

L’oro Pogacar è tornato

L’orco è tornato, andate in pace e soprattutto rassegnatevi. L’orco sarebbe il cannibale d’oggi, sì, insomma, Tadej Pogacar. Così lo chiama stamattina L’Équipe nel vederlo partire in maglia rossa al Giro degli Emirati Arabi dopo la prima azione devastante sulla rampa dello Jebel Jais, aspettando la prossima azione domenica sullo Jebel Hafeet

Il belga Van Eetvelt è una specie di ventriloquo, un doppiatore dei pensieri altrui. «Quando Tadej è iscritto a una corsa – ha detto – sappiamo che dovremo lottare per il secondo posto». Pello Bilbao pensa che sia impossibile oggi batterlo in salita, Valentin Madouas dice che si può solo sperare di batterlo, ma quasi sempre non serve a niente, perché può anche bucare una gomma, ma torna indietro la cambia e ti raggiunge. Madouas pensa che questa rassegnazione sia così diffusa da arrivare finanche al cor di corridori come Remco Evenepoel e Mathieu Van der Poel. Non è una tesi così campata in aria. Dopo l’azione folle di Tadej ai Mondiali di Zurigo, il belga disse che era è stato molto bello arrivare secondo. 

Siamo a febbraio – dice L’Équipe – non ha ancora nemmeno pedalato in una corsa in linea e già sta mettendo i brividi, tanto che qualcuno sarebbe tentato dall’idea di disegnarsi un calendario alternativo a quello dello sloveno, pur di non incrociarlo

Marc Hirschi è stato suo compagno di squadra l’anno scorso e avverte: «Quando Pogacar parte è meglio lasciarlo andare. Chi lo segue, esplode e non avrà più niente dentro alla fine, se non per arrivare decimo o dodicesimo»

FROOME STA PENSANDO DI LASCIARE | Chris Froome dice che potrebbe essere la sua ultima stagione. Ha un ritardo di oltre quindici minuti da Tadej Pogacar nella classifica generale. È prossimo ai 40 anni e potrebbe abbandonare il gruppo a fine anno. Ha ricevuto i giornalisti alla vecchia maniera, sul balcone della sua stanza all’Hilton Double Tree Hotel nella periferia orientale di Dubai, indossando delle Crocs bianche e dei calzini grigi, senza troppa preoccupazione per il disordine, racconta il giornale francese. 

«È un po’ come la fine di una generazione con Peter Sagan l’anno scorso, Geraint Thomas quest’anno e probabilmente anch’io. Ma è diverso per ognuno di noi. Personalmente ho voluto correre in bicicletta fino ai 40 anni perché amo questo sport. Il tempo passa, non sono più giovane, il gruppo sì. Così va, così è la vita. Sempre più ciclisti vengono da me e mi dicono: – È davvero un onore correre con te. Quando avevo 12 anni, ti guardavo in TV. Ok, grazie per avermi fatto sentire vecchio. Ma lo prendo come un complimento, anche se dieci minuti dopo mi staccano e mi lasciano a bordo strada. Sono molto rispettosi».  

«Ho provato amore per questo lavoro, duro, esigente. Ma ce ne sono di più duri. Per me sarebbe complicato stare in ufficio dalle 9 alle 17. È un privilegio fare ciò che ami veramente. Fin dall’adolescenza, il mio sogno era diventare un corridore professionista e sono stato molto fortunato a poter fare questo lavoro per così tanto tempo, soprattutto dopo l’incidente. Il divertimento è diverso quando si lotta per vincere il Tour de France. Provi un’incredibile sensazione di invincibilità, ti senti unico. Ma anche se non vinco più, mi diverto lo stesso perché il ciclismo è uno stile di vita. È più di uno sport, ecco perché continuo a praticarlo. Ognuno ha il suo punto di vista. Il mio è che non mi sentivo disposto a smettere finché non avessi raggiunto l’obiettivo che avevo in mente, compiere 40 anni in sella a una bicicletta. Anche se non ho più le stesse capacità di prima per vincere un Tour o una grande corsa. Mi manca il Tour, vorrei tornarci, soprattutto se questa stagione sarà l’ultima». 

NEVI

I francesi di scioline ne sanno 

Con l’oro nella staffetta mista, la Francia ha portato a cinque gli ori vinti ai Mondiali di biathlon. Ha perso tre gare su otto, e se i biatleti francesi brillano è anche merito dei tecnici che preparano gli sci. Le altre nazioni sono invidiose dice L’Équipe. Due giorni fa, al capo tecnico norvegese Tobias Dahl Fenre è stato chiesto di spiegare come fosse possibile un simile divario con la Francia. La Norvegia ha chiesto allora ai tecnici francesi di poter effettuare un test sui materiali, e quelli hanno accettato. Sono stati messi a confronto gli sci di Johannes Boe e quelli di Fillon Maillet, stesso fornitore. Lasciateci qualche consiglio sulla sciolina nei commenti ha scritto l’account Instagram della squadra norvegese con un tocco di umorismo.

Grégoire Deschamps, responsabile dei materiali nella squadra francese da 19 anni, spiega che sono stati bravi a interpretare le condizioni meteo di Lenzerheide, con temperature assai variabili, una volta si riscalda e un’altra volta ghiaccia. A differenza di altri posti si gareggia su una base di neve naturale. Bisogna un po’ scommettere su cosa accadrà. I francesi hanno trovato la formula per leggere la temperatura della neve, la temperatura dell’aria, il contenuto di acqua liquida: tutti parametri da registrare per scegliere la ceratura. A Lenzerheide sono disponibili circa 600 paia di sci. La mattina, nei minuti che precedono la partenza e la gara, i tecnici sono sotto stress, con la consapevolezza che il loro lavoro influenzerà il risultato finale.

 

     IL TELECO-SLALOM

 Guida allo sport in tv di oggi

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   SLALOM VINTAGE 

Il discredito verso il possesso palla: in Italia c’era già 60 anni fa

21 FEBBRAIO 1965

Uno dei luoghi più comuni della critica moderna al giuoco del calcio è quello di ritenere controproducente, assolutamente inefficace e causa di tutti i mali di una squadra il passaggio laterale e, ancor peggio, quello indietro. È un luogo comune molto spesso espresso a sproposito da osservatori superficiali o eccessivamente ansiosi di vedere sui campi le cose impossibili. Non vi è così dubbio che le azioni più belle e più entusiasmanti sarebbero quelle che partendo dal portiere facessero arrivare la palla ad un mediano o ad una mezzala i quali, rapidamente voltandosi, sapessero con un solo passaggio porre il centravanti libero davanti alla porta avversaria e, zac, goal! 

Sono le azioni che tutti i tifosi sognano nella notte tra il sabato e la domenica. E manterrebbero tutta la dolcezza che hanno i bei sogni se qualcuno o molti non pretendessero di vedere trasformate in realtà quelle visioni notturne. 

Ma la realtà del campo di gioco è assai diversa; gli avversari sono di una noiosa realtà, vivi e impertinenti, e quella palla è così difficile da dominare nella sua fastidiosa rotondità! I giocatori di calcio ormai devono essere preparati a fare troppe cose in quei novanta minuti di esibizione settimanale. Devono sapere correre e senza avere mai il fiato grosso; ciascuno deve cercare di essere più svelto del diretto avversario, quando ricevono la palla o se ne sono impossessati di forza devono saperla controllare e saperla inviare senza esitazione verso la porta avversaria o verso il compagno meglio smarcato. Questo compagno meglio smarcato, secondo i critici più qualificati e secondo le moderne regole, dettate non si sa da chi, deve essere sempre in posizione la più avanzata possibile nel vivo della difesa contraria. 

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POP-CORN 

Una specie di live blog in tempo irreale

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