Che cosa ha scritto Jabbar del primato di LeBron

Che cosa ha scritto Jabbar del primato di LeBron

 

La celebrazione del concetto di record. La replica a Magic Johnson che sospettava un suo malumore. La spiegazione a James del perché non abbiano mai avuto un rapporto personale più stretto: le verità di Kareem sul numero 38.390. Fino all’aggiornamento della prossima notte. 

 

  Dice Kareem Abdul-Jabbar che quando scrive va sempre in ansia, nel timore di non riuscire a mettere bene per iscritto i suoi pensieri. “Adesso perfino di più, perché questo pezzo vorrei farlo proprio bene”, attacca nell’ultima sua newsletter pubblicata per i sottoscrittori sulla piattaforma di Substack.

È il pezzo in cui dice la sua su LeBron, il record che gli ha appena lasciato e la loro relazione personale. Gli è venuto bene. A cominciare dalla definizione secca sul suo stato d’animo. 

“È come se avessi vinto un miliardo di dollari alla lotteria e 39 anni dopo qualcuno ne avesse vinti due. Come mi dovrei sentire? Grato di aver vinto e felice che abbia vinto pure un altro. La sua vittoria non influisce in alcun modo sulla mia”. 

È come quella storia che nessuno ci può togliere il tango che abbiamo ballato. Kareem lo ribadisce perché il suo vecchio amico Magic Johnson lo sta stuzzicando da qualche tempo.  

 

In un podcast recente ha detto che Jabbar avrebbe ingoiato a fatica il record di LeBron. “Gli voglio bene – scrive Kareem – e dopo quarant’anni di amicizia, mi conosce parecchio. Se annunciasse pubblicamente che mi sono improvvisamente arrognato fino a 1 metro e 58, sarei tentato di credergli anche io. Ma in questo caso si sbaglia di grosso. Ho 75 anni. L’unica volta che penso al record è quando qualcuno ne parla. Mi sono ritirato dalla NBA 34 anni fa. Negli ultimi 20 mi sono occupato dell’attivismo sociale, della mia carriera di scrittore e della mia famiglia, in particolare dei miei tre nipoti. Se potessi scegliere di tenere il record per altri cento anni o passare un pomeriggio con i miei nipoti, sarei sul pavimento tra pochi secondi a impilare Lego. Mi dispiace, Earvin. Ti voglio bene, fratello, ma hai sbagliato. Non sono il nonno scontroso sotto il portico che urla ai bambini di stare alla larga dal prato. Mi preoccupo molto di più di scegliere una parola giusta in questa frase che per  il mio record venga battuto. Ogni volta che succede, è tempo di festeggiare. Significa che qualcuno ha spinto i confini del possibile a un livello nuovo. Quando una persona sale più in alto di chi è venuto prima, ci sentiamo tutti capaci di essere qualcosa in più”. 

Kareem dice che da tempo non è più concentrato sulla sua eredità cestistica quanto sulla sua eredità sociale. “Non sto cercando di costruire un impero da miliardi di dollari, scrivo articoli in difesa della democrazia e degli emarginati. Sono profondamente coinvolto nella mia organizzazione di beneficenza, la Skyhook Foundation, che offre ai bambini svantaggiati un’istruzione. È a questo che dedico la mia energia”. 

 

  C’è dell’altro che lo turba o che comunque intende chiarire. I suoi rapporti con LeBron. Il Washington Post ha scritto che adesso finalmente i due hanno qualcosa che li unisce. Kareem spiega che se non ci sono mai stati troppi contatti è per colpa sua. 

“La relazione tra LeBron e Kobe è sempre stata toccante per i tifosi, me compreso. LeBron dice che con me non ha rapporti. Ha ragione, e per questo do la colpa a me, per non aver fatto uno sforzo maggiore e contattarlo. Non sono mai stato un tipo socievole e disponibile, come i media sono sempre stati pronti a sottolineare. Sono un tranquillo, un timido,  un casalingo, qualcuno pensa che abbia l’agorafobia. Mi piace leggere, guardare la TV, ascoltare jazz. Questo è tutto. Il motivo principale per cui non ho mai stretto un legame con LeBron (colpa mia, lo ripeto) credo sia la nostra differenza di età. Quando ha iniziato a farsi un nome, ero già lontano dalla NBA. Guardavo le partite in  TV mentre sgranocchiavo troppi snack malsani. Forse avrei potuto aiutarlo a vivere meglio le pressioni. Ma ho visto che LeBron aveva un amico e mentore in Kobe Bryant, io ero solo una maglia vuota tra le travi. Non riuscivo a immaginare perché avrebbe voluto uscire con qualcuno che aveva il doppio della sua età. Quanti lo fanno?”.

“Due anni fa scrissi un articolo in cui speravo di esserci, la sera in cui avrebbe battuto il record. Earvin, non lo hai letto quell’articolo? La mia buona opinione di LeBron è cresciuta nei due anni trascorsi da allora. La sua passione per la giustizia sociale e per il miglioramento delle condizioni di vita della sua comunità è solo aumentata. È vero che l’ho criticato sui protocolli del vaccino, l’ho fatto come un compagno di squadra più anziano, LeBron è troppo esperto e maturo per serbare rancore. Ecco perché non voglio che i fan equivochino in alcun modo Non ci sono “sì, ma”, solo lodi per lui. LeBron mi fa amare di nuovo il gioco”. 

 

EFFETTO DOLLY

Tre cose da rileggere 

Il record di LeBron, chissà chi lo batterà 

Mancavano 18 secondi alla fine del terzo tempo, quando il postino ha consegnato il pallone tra le mani d’oro della storia NBA. LeBron l’ha protetto. Ha messo il suo corpo da milioni di dollari tra quell’oggetto che ne costa una trentina e il difensore che si stava illudendo di marcarlo, come altre centinaia di difensori prima di lui. Uno degli 11 Williams presenti in campionato, uno dei cinque cognomi più diffusi nel Paese, come dire che nemmeno mezza America tutta assieme avrebbe potuto fermare quel momento, in un contrasto involontario e pieno di senso tra la Gente Comune e un Prescelto – Slalom 8 febbraio 2023

Quando il record lo fece Kareem

Mark Eaton, giocatore degli Utah Jazz dell’epoca, si era fatto due conti e aveva capito che il grande evento poteva arrivare il 5 aprile 1984, la sera in cui sarebbe toccato a lui, giocare contro Jabbar. La prospettiva non gli piaceva. «Non voglio essere in quella foto» disse a Swen Nater, un amico che giocava per i Lakers – Slalom 7 febbraio 2023

Il rimprovero di Jabbar a LeBron sui vaccini

Puoi essere un’icona del Black Lives Matter. Puoi aver messo la Casa Bianca di Donald Trump con le spalle al muro. Ma sui vaccini, fratello LeBron, stai sbagliando – Slalom 30 dicembre 2021

 

   PUZZLE Che cosa si dice in giro

 ◇  il più grande | Marco Imarisio, Corriere della sera: “Il basket è sempre stato l’unica disciplina dove la discussione sul GOAT, sul più grande di sempre, non è mai cominciata. C’è Michael Jordan, poi vengono gli altri. A supporto di questa argomentazione così netta ci sono i consueti corollari, sul gioco che non è più duro come una volta, sul tiro da tre che lo ha stravolto, sulle difese sempre più allegre, compresa la sua. LeBron James non merita nessuno di questi pregiudizi. Anche chi non lo ha mai amato deve riconoscergli una dedizione assoluta, quasi commovente, allo sport più bello del mondo. Non è più solo «la bestia». Ha studiato, come nessun altro, raggiungendo una conoscenza del gioco senza eguali. Cosa importa chi è il più grande. Godiamocelo, per il tempo che gli resta”. 

 ◇  come stabilirlo | Juan Gutiérrez, As: “Jordan non ha perso nessuna finale, Jabbar ha dovuto giocare quattro stagioni in NCAA prima di arrivare in NBA, mentre LeBron ha saltato del tutto questa fase. La scelta del più grande merita una riflessione su questi dati, e sui contesti di ogni tempo, prima di cedere all’emozione e all’immediatezza dell’attualità. Ma non dovrebbe essere un ostacolo per godersi LeBron, una volta che ci siamo divertiti con Jordan o Jabbar”.

 ◇  lo dimenticheremo | Sergio Heredia, la Vanguardia: “Una volta che tenevo un seminario all’università di Blanquerna, ho chiesto agli studenti: – Sapete chi era Ben Johnson? Sapete chi era Carl Lewis? Silenzio nella stanza. Nessuna idea. Quando ero bambino, il re del basket era Kareem Abdul Jabbar, un ragazzo magro, lungo come un parafulmine, con i capelli afro e gli occhiali tenuti da un’ingombrante cinghia. Giocava per i Lakers, o almeno così ci dicevano. Le riprese delle sue partita erano rare. I giornali difficilmente pubblicavano foto sue. Tuttavia, quando appariva, noi bambini aguzzavamo gli occhi sul suo gancio-cielo, un tiro indifendibile, visto che veniva da un uomo alto 2 e 18. La palla si alzava a un’altezza siderale per qualsiasi difensore. Il gancio-cielo ha alimentato i nostri sogni. I bambini si esercitavano nei cortili, come avremmo poi fatto col tiro dietro la testa di Larry Bird o i drop shot di Doctor J. A volte ci arrivava qualche magnifica informazione. Abbiamo scoperto che Jabbar aveva battuto un record di punti o aveva vinto un nuovo anello, sentivamo dire che intorno a lui i Lakers avevano riunito una squadra piena di grandi giocatori: Magic, Worthy, Green, Byron Scott, Rambis, Michael Cooper. Siamo tutti figli del proprio tempo. Preferisco non chiedere ai miei studenti se sanno chi fosse Jabbar. So solo che un giorno, tra qualche anno, un insegnante chiederà ai suoi se conoscono Lebron. E il silenzio nella stanza gli risponderà”. 

 ◇  lo batteranno | Giulia Zonca, la Stampa: “Non si può. Non si può più fare. Non si potrà mai toccare. Fino a che nasce qualcuno che ha in testa solo quello e a 17 anni è già «The Chosen One», il prescelto, come da copertina del 2002, data che precede il primo punto Nba di LeBron. Era la mano giusta prima ancora di iniziare a fare sul serio. Era sicuro dell’obiettivo pure a centinaia di tiri. LeBron ha detto infinite volte che avrebbe preso quel primato, ha pubblicizzato le ambizioni, si è messo a confronto con un intoccabile  Gli analisti calcolano che King James possa arrivare a 42 mila punti e classificano l’ipotetico accumulo come «ineguagliabile». Quel numero neanche esiste ed è già pura astrazione per le generazioni a venire. Fino al prossimo prescelto che sarà convinto di fare meglio al primo rimbalzo”.

 

 ◇  il corpo | Emanuela Audisio, Repubblica: “Dagli occhiali da motociclista di Kareem alla barbetta di Lincoln di Le-Bron. È cambiato il look, ma non la squadra (Lakers), e nemmeno l’impegno politico-sociale. Crescere con gli occhi dell’America addosso non era facile. Un colosso in tutti i sensi: sempre più muscoli e ciccia, quelli di Sports Illustrated portarono una bilancia per pesarlo. Lui rifiutò di montarci sopra. Il suo corpo non era affare loro, un mito non si misura”.

◇  Andrea Barocci, Corriere dello soport-stadio: “James è un alieno. A 38 anni ha un fisico più strabiliante di quello dei bronzi di Riace”.

◇  Pablo Lodeiro, Abc: “Un corpo curatissimo per realizzare il sogno di giocare con suo figlio”. 

◇  la solitudine | L’Équipe: “Da solo in cima” – Loic Pialat ha scritto: “Anche circondato da 

20mila spettatori che filmano il ricordo con i loro telefoni anziché viverlo e imprimersi nella memoria, anche con sua moglie, sua madre, i suoi figli a portata di mano, anche con le star Jay-Z o Denzel Washington intorno, per due o tre brevi secondi, LeBron James è rimasto solo al mondo.

Solo, in quel momento magico nel quale svaniva saltando all’indietro e tirando a canestro, e l’arrivo della sua famiglia per l’abbraccio. In quel breve intervallo, il ragazzo di Akron, Ohio, è corso per il campo con le braccia alzate, senza nessuno al suo fianco. The man in the arena, le parole dell’ex presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt scritte sulle sue scarpe, prima delle partite“.

 

«Ha armi fisiche straordinarie, una tecnica raffinata, fa spettacolo. Ha destrutturato i ruoli perché come dice Dan Peterson i campioni ormai sono aziende private, ognuno ha il suo showroom, il gioco di squadra non esiste più. Nel ruolo di allenatori troviamo ex giocatori, ci sono i fenomeni al posto del collettivo, così l’Nba si riappropria dell’individualismo americano, conta la velocità del gioco, non la razionalità, non il contesto, siamo tornati ai cowboy e agli indiani. LeBron però ha il merito di essersi distinto anche in campo politico e sociale, si fa ascoltare nella società, se la salute glielo permetterà potrà andare avanti e spostare altri confini». Valerio Bianchini a Emanuela Audisio, Repubblica

 

  sguardi Cosa dice davvero Peterson | “Kareem era un pivot di 218 cm, dotato di una coordinazione degna del corpo di balletto della Scala di Milano, con un’eleganza disarmante in ogni suo movimento.  LeBron, invece, è la perfezione atletica-tecnica in persona. È un’ala di 205 cm, con 120 kg di muscoli, ma senza un grammo eccessivo di grasso corporeo!

Inoltre, ha mezzi atletici spaventosi: elevazione, riflessi, rapidità, coordinazione, velocità. Anzi, quando lo vedo, penso al “tight end”, un ruolo della linea offensiva del football Nfl, oppure un decathleta olimpico. Kareem giocava sempre dentro l’area, LeBron gioca ovunque.

Mentre Kareem giocava sempre come pivot, LeBron gioca in ogni ruolo. Segna da tre, cattura rimbalzi, è un passatore fantastico (4° nella classifica assist di tutti i tempi!), difensore e stoppatore. Che peccato non abbiano mai potuto giocare insieme” – di dan peterson, la Gazzetta dello sport

 

  visioni | “Il suo segreto è aver migliorato la sua efficienza” dice Marco Crespi nello speciale dedicato a LeBron James in onda su Sky. “James è partito in NBA tirando con percentuali risibili da tre punti e con grandi problemi nel trovare il fondo della retina con efficacia: la vera evoluzione del suo gioco sta in quello, un record conquistato grazie alla capacità di evolvere e di far sì che il pallone trovasse sempre più spesso il fondo della retina” è la sintesi sul sito di Sky. 

 

| frontiere L’uomo del passaggio a LeBron se n’è andato

Russell Westbrook, il numero zero che ha passato la palla per l’ultimo tiro di LeBron  a quota 38mila e oltre, se n’è andato. Da stamattina è un giocatore degli Utah Jazz – per coincidenza: la squadra contro cui fece il record Kareem. Secondo The Athletic, con questo scambio i Lakers hanno portato equilibrio in squadra, dopo aver perso la chance di prendere Irving, andato a Dallas. “Beasley è quel tipo sparatutto da 3 punti ad alto volume di cui avevano assolutamente bisogno. Russell aiuterà a colmare un vuoto in regia e nella gestione della palla. Vanderbilt aggiunge lunghezza e atletismo, un difensore in più posizioni che può aiutare LA sul vetro e fornire energia. I Lakers hanno migliorato il loro roster e non hanno dovuto svuotare il loro armadio delle risorse tra le scelte dei prossimi Draft. Questo non fa di loro dei contendenti all’anello, ma li rende un osso duro ai play-off, sempre che riescano ad arrivarci”.

 

L’altra notiziona della notte è che pure Kevin Durant ha lasciato Brooklyn, dopo Irving. È così del tutto smantellato il tridente da sogno che Nash avrebbe dovuto guidare al titolo. I Nets hanno azzerato i piani. La cosa ha mandato in tilt gli analisti. Qualche riflessione più compiuta arriverà di sicuro in giornata, e ne parliamo domani.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.