C’è un’isola di 57mila abitanti che da anni chiede alla politica l’indipendenza e alle istituzioni del calcio di poter giocare a pallone con una propria Nazionale. Ora la faccenda si è fatta più complessa. Perché su quell’isola, la Groenlandia, ha messo gli occhi Donald Trump, non si sa bene se per celia o per non morire. Se n’è occupato il giornale della gauche francese, Libération, chiedendosi come questo profumo di annessione, queste “mire espansionistiche del neo-presidente americano” incrocino “il dibattito sull’indipendenza di questo territorio danese, mai parso così vicino all’indipendenza”.
E il calcio? In mezzo ai fiordi e agli iceberg, il calcio è praticato da circa il 10% della popolazione dell’isola, secondo il Kalaallit Arsaattartut Kattuffiat (KAK), la piccola federazione locale fondata nel 1971. La Groenlandia è attualmente l’unico posto al mondo che non è membro di una federazione calcistica regionale, fa notare il cittì Morten Rutkjaer, in carica dal 2020. I loro compagni della pallamano sono invece entrati da tempo nella federazione internazionale, la squadra maschile ha preso parte addirittura a tre edizioni dei Mondiali.
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28 NOVEMBRE 2023
La Federcalcio groenlandese si è rivolta inizialmente alla UEFA per essere integrata nella sua attività internazionale. L’UEFA aveva accolto la candidatura delle Isole Faroe nel 1990, anch’esso territorio autonomo dipendente dalla Danimarca, ma nel frattempo le regole di ammissione sono state inasprite. La UEFA non riconosce più le federazioni di territori senza il riconoscimento dei paesi a cui appartengono. C’è bisogno insomma del sì del governo danese.
Il KAK a questo punto si è reindirizzato verso il Nord America, con una richiesta ufficiale di adesione alla Concacaf, che pare sia più permissiva. In sostanza la Groenlandia pensa: se Aruba, Bonaire, la Guyana francese, Guadalupa, Martinica, Saint-Martin e Sint Maarten sono affiliate, nonostante siano tutti territori d’oltremare di paesi europei, perché dovrebbero dir di no proprio a noi?
L’iniziativa è sostenuta sia dalla Federcalcio danese sia dall’Islanda, mira a «mostrare alla gente che siamo vivi, siamo un paese che non si limita a costruire igloo» ha detto il presidente del KAK Kenneth Kleist al New York Times nel mese di maggio del 2024. «Abbiamo una flotta aerea. Non dico che abbiamo molti soldi, ma ne abbiamo. Siamo pronti a entrare nel calcio e a costruire ciò che è necessario» aggiunge il cittì. L’adesione alla Concacaf permetterebbe di aumentare il numero delle partite, diventare più competitivi, ottenere vantaggi economici, «un valore inestimabile per il nostro sport e la nostra società» afferma Kenneth Kleist.
La Nazionale è composta principalmente da dilettanti. Tre professionisti giocano in Danimarca. Giocare una partita dipende soprattutto dalla buona volontà degli avversari. Ma pure da quella dei suoi giocatori. Il capitano Patrick Frederiksen di giorno è impiegato in un asilo nido. Tutti hanno un lavoro oltre agli allenamenti e alle rare partite. Patrick Frederiksen, 30 anni, ne ha giocate in tutto dieci dal 2017. L’ultima ad Antalya a giugno contro il Turkmenistan. Hanno perso 5 a 0. È stata anche la prima volta che i groenlandesi si sono scontrati contro una Nazionale maggiore da undici anni a questa parte.
L’isolamento geografico del Paese trasforma ogni viaggio in un lungo viaggio. Quando hanno dovuto partecipare agli Island Games di Guernsey nel 2023, i giocatori si sono messi in ferie e hanno fatto là pure le vacanze. Quando si gioca sull’isola, il clima impone un programma su misura: la stagione all’aperto va da maggio ad agosto. Il campionato per lo scudetto si gioca in una sola settimana, all’inizio di agosto. Come potrebbe la Groenlandia ospitare allora partite durante le finestre invernali [ottobre-novembre] o primaverili [febbraio-marzo] previste per le partite di qualificazione ai Mondiali? La Groenlandia conta su una ventina di campi in sintetico, distribuiti nella parte sud-ovest dell’isola, nessuno è al coperto né in grado di ospitare 3.000 persone, uno dei criteri richiesti dalla Concacaf. Un’altra richiesta impone ai giocatori di poter arrivare allo stadio dall’aeroporto entro mezz’ora. Sarebbero dunque necessari dei lavori sulla infrastrutture e sui collegamenti dall’aeroporto di Nuuk.
Ungaaq Abelsen, segretario generale della Federazione groenlandese, sta immaginando l’acquisto di una cupola pneumatica, una struttura gonfiabile di quelle che si vedono sulle nostre piscine scoperte, per coprire il campo di Nuuk e proteggerlo dal freddo. Il KAK è convinto di poter trovare un accordo per giocare alcune partite all’estero, così come le Isole Faroe giocarono una partita di qualificazione per gli Europei in Svezia nel 1992. Dove? Magari in Islanda, magari in Canada, oppure – coup de theatre – negli Stati Uniti.
Ora resta da vedere quali carte avrà rimescolato l’arrivo al potere di Donald Trump. «Non siamo al sicuro dopo aver sentito uno dei suoi consiglieri parlare di un attacco alla Groenlandia», dice il giornalista Jean-Baptiste Guégan a Libération. La prospettiva di una indipendenza potrebbe essere usata contro la Groenlandia. «Trump potrebbe dire: guarda, sono indipendenti nel calcio, quindi non sono danesi». “Il prossimo governo degli Stati Uniti – dice il giornale francese – potrebbe sfruttare la questione di una squadra che vuole semplicemente giocare a calcio. In assenza di una risposta da parte della Concacaf, di cui non si conosce la data, l’isola procede in mezzo alla bufera di neve”.