Il terzo titolo vinto in Cina
Delle 76 partite giocate negli ultimi 18 mesi, Conegliano ne ha perse appena due. Chissà cosa accadde in quella settimana balorda, una settimana di tensione e spavento perché Novara si era presa gara-2 di semifinale scudetto e qualche giorno dopo Scandicci gara-1 di finale. Poteva sembrare l’inizio di una fine. Da allora sono arrivate 27 vittorie su 27, per giunta avendo rivoltato la squadra in estate, cambiando i due martelli americani e portando in Veneto la cinese Zhu e la brasiliana Gabi, e insieme a loro due mondi di riferimento. Ecco perché mezzo palazzetto di Hangzhou faceva il tifo per le venete, ecco perché gli account social del Sudamerica pubblicano emoji e video ogni volta che l’Imoco va in campo.
La forza di Conegliano è nella sua capacità di separarsi da una stella e trovarne un’altra. Presero Paola Egonu da Novara per cominciare la scalata internazionale. L’hanno salutata nello stesso anno in cui andava via Miriam Sylla. Non era una contrazione di orizzonti, era un rinnovamento. Isabelle Haak è stata guidata da Daniele Santarelli ai livelli di Egonu.
Anche lui è una figura che appartiene a molti mondi. È stato un giocatore comune, giocava da libero in serie B. È diventato l’allenatore più desiderato al mondo, forse un giorno il sostituto di Julio Velasco sulla panchina della Nazionale. Ha sposato Monica De Gennaro, la migliore al mondo nel suo ruolo e di lei dice: «La moglie campionessa non sarà mai un problema. È un enorme vantaggio averla con me, ha grande credibilità con le altre atlete, mi aiuta, mi suggerisce se sbaglio». Ha vinto un Mondiale con la Serbia nel 2022 e un Europeo con la Turchia nel 2023, ma il suo mondo è Conegliano. Mario Salvini sulla Gazzetta dello sport ricorda appunto che “gli unici ad esserci sempre stati in tutti i trionfi sono loro, Moki e suo marito, Santarelli. «Come si fa a non essere romantici col baseball?», chiede Billy Beane con la faccia di Brad Pitt in L’arte di vincere. Sostituite pallavolo a baseball. L’arte di vincere ce la mette Conegliano”.
Quando ha scritto una novella per il libro Un paesaggio tutelato, la scrittrice veneta Ginevra Lamberti ha detto che «i personaggi delle mie storie, muovendosi in un territorio che è quello mio di riferimento, finiranno con l’essere influenzati e prendere magari anche delle decisioni di vita che in parte dipendono proprio dal paesaggio, come se fosse un genitore. E questo si iscrive in una tradizione narrativa che dà moltissima rilevanza al paesaggio, che diventa per l’appunto quasi come un personaggio aggiuntivo. Credo che questo aspetto si percepisca molto nel territorio del Conegliano Valdobbiadene, perché ha degli aspetti naturalistici molto spiccati. Ci sono tante aree in cui le persone sono ancora a contatto con una naturalità che ha a che fare con la prossimità ai campi e al bosco. Ma contemporaneamente è anche un territorio di grande industrializzazione. Io penso che qui si abbia una visione molto nitida di come il paesaggio agisca sui personaggi e viceversa di come le persone agiscono sul paesaggio. Ci si influenza a vicenda e quindi si influenzano i cambiamenti ma anche i comportamenti”.
La pallavolo di Conegliano è tutta calata dentro il paesaggio. È un modello di unione di un territorio intorno a una squadra. Il sito del club mette in mostra i suoi quasi 300 sponsor divisi per fasce: 10 sono istituzionali, 6 sono Gold, 4 sono Silver, 24 sono Bronze, 74 sono Premium, 115 sono Basic e 40 sono i sostenitori.
Pasquale Di Santillo sul Messaggero racconta che “dalla via della seta di Marco Polo a quella del Prosecco dei trionfi di Conegliano, è un attimo. Lungo sette secoli. Anche nel raccontarla, l’ultima impresa della banda allenata da Daniele Santarelli, non si può dimenticare quello che si accennava prima, cioè tutta la storia italiana che c’è dietro. Dalla diarchia dei proprietari Enrico Polo e Maurizio Maschio a quella dei presidenti Piero Garbellotto e Pietro Maschio, fino a una realtà sportiva strettamente connessa con un territorio speciale come quello veneto. Che garantisce un sostegno sconfinato, parliamo di oltre 300 sponsor per un budget che si aggira tra i 5 e i 6 milioni di euro. Ma i soldi non bastano a spiegare le vittorie perché bisogna saperli spendere bene”.

Pierfrancesco Catucci sul Corriere della sera: “Nella finale contro le campionesse d’Asia del Tianjin, gli ottomila sugli spalti erano divisi. Metà per le padrone di casa, metà per Conegliano e soprattutto per Zhu, che da quelle parti è come Totti a Roma. In questi giorni l’Imoco ha dovuto «nasconderla», farla uscire da porte secondarie e aiutarla a raccogliere tutti i mazzi di fiori (anche una cinquantina in un giorno) e i regali dei fan. In campo era una furia, come ai tempi dell’oro olimpico di Rio. Come Haak, la svedese, che purtroppo (per lei) non ha una Nazionale alla sua altezza e che, a 25 anni, non teme il confronto con nessuna nel suo ruolo. Sono loro le trascinatrici dell’Imoco, assieme alla solita Gabi — la giocatrice più forte del pianeta che la scorsa estate ha deciso che valeva la pena capire cosa significasse giocare a Conegliano — e alle campionesse olimpiche azzurre Sarah Fahr e Monica De Gennaro, assieme alla ritrovata Cristina Chirichella, rinata quest’anno grazie alla cura Santarelli dopo le ultime stagioni complicate e l’esclusione dalla Nazionale”.
Oro olimpico, Champions League, Mondiale per club. Tutto in Italia. Angelo Di Marino su La Stampa ricorda che “la pallavolo è il primo tra gli sport «organizzati» praticato tra le donne, come certifica un’indagine dell’Istituto Piepoli dalla quale emerge come il volley sia anche la seconda disciplina più seguita dalle ragazze. In Italia una donna su due ha praticato la pallavolo e più di una su dieci è passata all’agonismo. Una base sempre più larga è il tratto costante che testimonia la crescita generale del movimento: i tesserati nel 2019 erano infatti 295.547, oggi sono 319.064”
🏆CLUB WORLD CHAMPS: CONEGLIANO 🇮🇹 3-TIME WORLD CHAMPION! ⭐⭐⭐
The Italian powerhouse secured their third Club World Championship title, triumphing over host team Tianjin 🇨🇳 in front of an electric crowd in Hangzhou. This legendary squad claimed the championship without… pic.twitter.com/srhcDtX6lJ
— Volleyball World (@volleyballworld) December 22, 2024
Le protagoniste
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Isabelle Haak
Farsi ingannare dal suo volto angelico, dal sorriso spontaneo, dalla semplicità con cui parla in un inglese fluente e dagli occhi dolci è l’errore più banale che un’avversaria può commettere quando incrocia dall’altra parte della rete Isabelle Haak. Che di svedese ha certamente tutto, incluse la fisionomia e la ricerca della puntualità tecnica che sfora nella ricerca della perfezione, e a queste sue origini nordiche aggiunge la corazza mediterranea e la “garra” dei popoli sudamericani. C’è il mondo dentro questa giocatrice magnifica, collezionatrice di titoli e di record, capace di trasformarsi in una cannibale nei momenti che contano. sceglie tre aggettivi per descriversi. «Energetica, potente e gioiosa». – di giorgio marota, Supervolley, giugno 2023
Zhu Ting
Zhu Ting, classe 1994, 1.98 di altezza, ha vinto tanto ma tanto anche ha sofferto negli ultimi anni, cioè all’indomani dell’oro olimpico di Rio 2016, che si era portato a casa insieme al premio di miglior attaccante della manifestazione. Un trionfo. Ma pochi mesi prima del Mondiale 2018 la schiacciatrice cinese, abilissima in ricezione e in attacco, aveva accusato un problema proprio al polso destro, praticamente uno degli “attrezzi” più importanti del suo lavoro di artista del volley. Un infortunio tenuto abbastanza “coperto” anche nei lunghi mesi di lockdown, nell’isolato raduno della sua nazionale in vista di un torneo olimpico, poi slittato di dodici mesi, in cui ha avuto l’onore di essere la portabandiera della sua nazione. Ma a Tokyo, nell’Olimpiade disputata nel 2021, c’è stato il tracollo. Zhu Ting non era la “vera” Zhu. Era partita titolare e la Cina aveva perso in serie le prime tre gare. Nella quarta gara la ct Lang Ping, altra immensa campionessa cinese che per lei era come una mamma, l’ha esclusa dalla formazione e il sestetto di Pechino si è svegliato mortificando i sogni azzurri, che di lì a poco sarebbero del tutto svaniti. L’avventura olimpica si è chiusa con le lacrime di Zhu e l’abbraccio con la sua allenatrice – di carlo lisi, Corriere dello sport, 17 aprile 2024
Johanna Wolosz
“Fate mente locale. Siamo nel 2017: è tornato in edicola Pallavolo Supervolley dopo tre lunghissimi anni, un’inchiesta del New York Times ha svelato gli abusi del produttore cinematografico Harvey Weinstein (vi consiglio il film “She Said”) e Joanna Wolosz, la bionda, polacca, palleggiatrice che un paio di anni prima aveva indossato la maglietta di Busto, entra nel roster di Conegliano. Se la prima è un filino autoreferenziale e la seconda fuori contesto, la terza storia è quella che ci viene meglio raccontare. Perché da allora la nostra Joanna ha vinto quattro scudetti su cinque. E solo perché il quinto non l’hanno assegnato. E solo perché il sesto non si è ancora giocato. Quando, nel 2017 appunto, Wolosz alza il telefono e chiama il suo procuratore dicendogli “voglio tornare in Italia” è quell’attimo che cambia le cose. Quando Conegliano punta su di lei come nuova regista, invece, inizia la storia. Prendere decisioni è l’unica cosa che devi fare nella vita. Come azzeccarle, ah chiedete a lei. Benvenuti nella vita di Joanna detta Asia (che si pronuncia Ascia): attualmente la palleggiatrice più forte del globo terraacqueo. Partiamo da qui. «Mi sento fortunata e piena di gioia. Conegliano è stata la scelta migliore che potessi fare per la mia vita e la mia carriera. E non era scontato che andasse così, perché quando sono arrivata avevo davvero paura di non essere all’altezza di una squadra che puntava in alto. Mi chiedevo: sarò al livello delle aspettative? In più andavo a sostituire Skorupa, una palleggiatrice che conoscevo benissimo, polacca come me, un’amica più che un idolo, un’atleta che avevo osservato per lo stile di gioco. Insomma il rischio di fallire era alto ma io volevo fare un salto di qualità e speravo che fosse il momento giusto»”. – di eleonora cozzari, Supervolley, marzo 2023

Sarah Fahr
Certe ferite restano per sempre, ma una cicatrice è già una forma di cura. Sarah Fahr l’ha imparato sulla propria pelle, quando per ben due volte la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro ha complicato piani, progetti e sogni, trasformando la realtà in un dramma quotidiano. «Lì ho imparato il valore della pazienza», ci racconta la centrale di Conegliano L’anno e mezzo di rodaggio dopo i due stop, senza dimenticare la dolorosa scelta di abbandonare il ritiro della nazionale alla vigilia dell’Europeo di casa, è stato un calvario che lei definisce «necessario» per arrivare a questo stato di forma, a questa Sarah Fahr. . «Ho preso questi scherzi del destino come una sfida personale da vincere. Quando accetti le cose le elabori meglio, capisci che fa parte del gioco, e dopo essere stata fuori due anni posso dire di sentirmi più forte». – di giorgio marota, Supervolley, maggio 2024
Cristina Chirichella
«Da piccola soffrivo molto l’essere sempre la più alta, di non avere le curve. Ero quella che emergeva, e così mi nascondevo in felpe grosse e pantaloni larghi, ma lo sport mi ha aiutato ad accettarmi. Una persona deve volersi amare, bisogna lavorarci su e capire che c’è un posto per tutti, una dimensione per ogni persona solo se si arriva a un alto livello di consapevolezza di sé stessi. Mi piace la mia vita e mi reputo molto fortunata. Se sono queste le caratteristiche che mi hanno fatto vestire la fascia da capitana, ne sono felice». – intervista di sara canali, Vanity Fair, settembre 2018
Com’è questa vita in contro-tempo? C’è qualcosa che pensa di aver anticipato troppo?
“Un tempo avrei detto: essere andata via di casa a 14 anni. Oggi penso di aver vissuto ogni momento quando dovevo. Non è stato semplice. Sono partita quando ero piccola, per arrivare in un posto nuovo, Roma, dove mi sono integrata lentamente, molto lentamente, tra crisi di pianto pazzesche, nostalgia, la ricerca disperata di un’amica, o almeno di una compagnia con cui passare del tempo. Mi sentivo respinta, spesso non mi capivano neppure, parlavo ancora molto in dialetto, non stretto, ma con un accento forte, marcato, in una realtà piena di altre ragazze che a loro volta erano smarrite. Ero la tipica adolescente in preda alla ribellione verso la famiglia, eppure andar via di casa è stato un trauma. Un passo importante, ma un trauma”.
Quali sono le conquiste per cui battersi?
“Le differenze nel mondo del lavoro. In termini di opportunità e di salario. Non credo che dopo la carriera da giocatrice sceglierò un percorso da allenatrice. Sto costruendo il mio futuro su altre basi. Mi sono laureata alla Cattolica in Scienze motorie, con una tesi sulla spalla dolorosa.Ci tenevo a iscrivermi a un ateneo dove si dovesse frequentare, per non iscrivermi a una facoltà telematica. Volevo provare il piacere di andare a lezione, conoscere persone nuove, scambiare gli appunti, fare tutte quelle cose che si fanno alla mia età. Incontrare ragazze e ragazzi di altri mondi, mescolarsi, scambiarsi le esperienze”. – intervista Il Mattino, settembre 2022
